Roseto Opera Prima – “La ragazza del lago” di Andrea Malaioli

Toni Servillo è un gran bravo attore.

Ha fatto "Gomorra", è stato acclamato ne "Il divo", ci ha fatti divertire in "Lascia perdere Johnny" (il film che preferisco e che, credo, voterò al momento dell’elezione finale del destinatario dei 2500 euro ballanti e sonanti offerti dalla pur scalcinata amministrazione comunale di Roseto degli Abruzzi -che è un brutto posto con un bel nome-), è apparso in voce ne "Il pianto della statua" di Elisabetta Sgarbi, è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sì, ma ora ci avrebbe anche un po’ rotto i coglioni.

"La ragazza del lago" è stato uno di quei film sopravvalutati dalla critica, ha vinto il David di Donatello ma nessuno si è reso conto che nella scena in cui viene confermato l’arresto del presunto assassino della vittima, Anna, non c’è nemmeno uno straccio di avvocato difensore, neanche d’ufficio (devo questa osservazione acuta e pungente a Giovanna, una signora napoletana verace che sa guardare con occhio clinico e nuotare rapida).

Malaioli è stato davvero bravo, il film è godibile, e Servillo, seppur onnipresente, recita un ruolo molto convincente. La Golino come sempre fa quello che può. Cioè niente.

Ottima la fotografia, in un film che vince ma non convince.

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