Roseto Opera Prima – “Alieno, l’uomo del futuro” di Mario John Capece e Pierpaolo Moio

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Ci sono cose che non riesco a capire e pazienza.

Non riesco a capire perché cinque prima dell’inizio della proiezione del film erano presenti la giuria e tre o quattro spettatori e cinque minuti dopo il cinema all’aperto con sedia di plastica scomodissima in dotazione si è riempito di regista in giacca e cravatta, attrici con tacchi a spillo e vestitino di antimateria, claque applaudente, genitori lacrimanti e viandare.

Il film è stato girato in Abruzzo, ma questo non può e non deve essere un punto a suo merito.

E di meriti ne ha davvero pochini, se non quello di essere completamente girato in alta definizione e di avere una qualità visiva e di commento sonoro davvero eccellente dal punto di vista tecnico.

Il resto è un po’ un flop, a cominciare dalla colonna sonora con l’Aria sulla IV corda di Bach e la ripresa dei pianeti del sistema solare che mancava solo che sbucasse fuori Piero Angela. O la romanza "Bella figlia dell’amore" dal Rigoletto di Verdi che non può non rimandare ad "Amici miei" e uno prega che da qualche parte spunti fuori Gastone Moschin nei panni del Melandri, o Adolfo Celi che fa il Sassaroli e invece no, nulla, nisba, nada de nada, un’ora e mezzo stecchita (e stecchito!) lì a guardare uno che non vive nessuna emozione e ha a che fare con cinque personaggi diversi prototipi della società italiana, alienata anche lei.

Poche idee, ben confuse, ma almeno la tecnica c’è.