Roseto degli Abruzzi: storie di ordinario green pass

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Roseto degli Abruzzi. Interno notte. Ciak, si gira. Azione.

Ho prenotato un tavolo presso un ristorante (uno dei tanti) per me e per altri commensali.

All’atto della prenotazione ho specificato che desideravo un posto all’aperto e che uno dei commensali in questione era sprovvisto di green pass.

La mia interlocutrice mi ha riferito che, essendoci elevata probabilità che piovesse, i tavoli sarebbero stati trasferiti al chiuso in caso di precipitazioni atmosferiche. Mi ha chiesto gentilmente il numero di telefono, che le è stato regolarmente fornito, e mi ha assicurato che in caso di problemi o contrattempi sarei stato ricontattato.

Cosa che NON è avvenuta.

Sono arrivato all’ora concordata. NON stava piovendo.

Il gestore mi dice che non è possibile attenderci perché l’area all’aperto era impraticabile. Nel frattempo alcuni avventori stavano consumando delle bevande seduti al bar all’aperto.

Mi fa presente che il rischio di farci cenare all’interno per lui è troppo elevato e mi accompagna, sempre molto gentilmente, alla porta.

A quell’ora (circa le 20,15) la sala ristorazione interna era completamente vuota.

Il gestore ha applicato la legge dello stato: non si entra senza green-pass. Molto bene. Io ho applicato la legge del mercato: tu mi chiedi una cosa che uno di noi non ha o non è disposto a darti, io non posso consumare, anzi, me ne devo andare, tu non vendi, ergo, tu non guadagni.

Semplice.