Roseto degli Abruzzi: 142 persone e 17 vigili indagati

A Roseto degli Abruzzi è una bella giornata di primavera.

L’arrivo dell’ora legale ha accolto, sonnacchioso, quello della notizia dell’indagine a carico di 159 (centocinquantanove!) soggetti, di cui 17 vigili urbani.

L’avviso di conclusione delle indagini (che preclude a una successiva richiesta di rinvio a giudizio, o, a seconda dei reati contestati, della citazione diretta a giudizio) è stato firmato dal Pubblico Ministero della Procura della Repubblica per il Tribunale di Teramo Laura Colica, a partire da una denuncia del comandante dei Vigili Emiliano Laraia.

Nel capo di accusa per i vigili si legge che avrebbero agito «formando false quietanze di pagamento» (…) «per contravvenzioni e sanzioni diverse e inferiori rispetto a quelle indicate nei verbali di accertamento, alterando il preavviso di accertamento e applicando a favore dei contravventori sanzioni diverse a quelle di legge, procurando loro intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nel pagare sanzioni inferiori al dovuto».

Indagati anche i cittadini rosetani multati perché «concorrevano tutti, come estranei, nel reato commesso dal pubblico ufficiale, in quanto soggetti contravventori che hanno conseguito l’ingiusto vantaggio patrimoniale pari alla differenza di quanto dovuto e quanto pagato».

Fin qui i fatti.

Lo tsunami, a Roseto, si è avuto non tanto all’arrivo della notizia (si sapeva da tempo, e probabilmente svariati avvisi di garanzia erano già stati emessi dall’autorità inquirente con la solita formula dell'”atto dovuto”) quanto in conseguenza alla pubblicazione dei nomi e cognomi di tutti e 159 gli indagati sull’edizione cartacea de “Il Centro”, il quotidiano abruzzese.

159 nomi sciorinati uno per uno al centro della pagina che contiene l’articolo di cui vi do conto in edizione telematica.

Al di là dei vari casi di omonimia che indubbiamente ci saranno, e che consentiranno a più di una persona innocente di essere additata al pubblico ludibrio, al di là delle responsabilità individuali accertate che dovranno adesso essere giudicate da un giudice terzo e indipendente, al di là di chi, aggrappandosi a un cavillo burocratico, dirà di non aver ricevuto (ancora per quanto?) nessuna comunicazione dal Tribunale, al di là di chi approfitterà della situazione per chiedere i danni perché ha lo stesso nome di un indagato, al di là di tutto questo, dicevo, mi chiedo se davvero valeva la pena pubblicare i nomi di tutti, e che cosa, eventualmente, possa aggiungere alla notizia il rivelare nomi e cognomi.
Non solo quelli dei vigili urbani coinvolti, ma anche quelli di persone di ogni estrazione ed età. Giovani, anziani, madri di famiglia, ragazzi, rosetani, stranieri, regolari, irregolari, pregiudicati, incensurati. E’ tutto un calderone.

E’ vero, per TUTTE queste persone sono state chiuse le indagini preliminari. Sono atti pubblici nel momento in cui vengono a conoscenza dell’indagato/a e quindi si possono pubblicare ulteriormente. Nulla da dire.

Il punto non è se sia lecito o non lecito fare i nomi degli indagati (perché è evidente che lo è), il punto è chiedersi se è OPPORTUNO. O, meglio, se non sarà opportuno, nel momento in cui ANCHE UNO SOLO degli attuali avvisati dovesse essere assolto, dedicare lo stesso spazio e la stessa enfasi della notizia che oggi lo vede in prima pagina?

E’ un cruccio, uno scrupolo. Perché se per una volta il sensazionalismo da paese ha messo a nudo un malcostume diffuso, dall’altra rischia di fare di ogni erba un fascio e di gettare via il bambino insieme all’acqua sporca.

Niente nomi su questo blog, quindi.

Ma i fatti così come ipotizzati hanno rivelato comportamenti che, così capillari come sono, offrono una fotografia impietosa di mentalità e modi di fare che, al di là delle singole responsabilità individuali, sono ben radicati nel territorio.

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