Rosa Ana De Santis – Il paccotto sicurezza

È una scena amara quella che si vede passando davanti all’Istituto Nazionale dei Migranti, sul Lungotevere di Roma. Cartelli, a caratteri colorati e in grassetto, che ricordano alle donne in fila per le visite che nessun medico dell’Ospedale le denuncerà. Proprio le donne sono quelle che fanno più domande, le più spaventate. Sono agitate le mediatrici culturali. Il loro lavoro, che è opera di conoscenza e integrazione, viene affievolito a poco a poco dalla paventata assimilazione progressiva dei nosocomi in questure, dei camici bianchi in doppia divisa da poliziotti. E’stato chiaro il Prof. Aldo Morrone: in quell’ospedale nessuno denuncerà. E non è il solo. Non c’é solo il giuramento d’Ippocrate, c’é la frequentazione del dolore di tutti i giorni che impedisce di accodarsi alle belve vestite da politici.

“Rischiamo di creare “malattie clandestine”, perdere il controllo sanitario del nostro territorio e mettere in pericolo la salute di tutti, anche degli italiani". Questo ha dichiarato Galan, presidente della Regione Veneto, in un’intervista a La Repubblica. E ancora Alberto Tedesco, assessore alla Sanità della Regione Puglia, non esita a definire questa legge “pericolosa”. Secca arriva anche la condanna dalle pagine di Avvenire. Il prof. Saraceni, presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani, dice NO, con rigore e senza mezzi toni, alla cancellazione del divieto di non segnalazione dei clandestini. Un’obiezione di coscienza che, per una volta, incontra il comune senso dell’umanità.

Ma é solo l’ultimo atto. Il paladino della sicurezza aveva ben chiaro il binomio della sua battaglia: criminalità uguale immigrazione clandestina. “Pulizia e polizia “aveva detto ad aprile dello scorso anno. Aveva aggiunto poi che la legge Bossi-Fini era una buona legge. Lo dimostrano gli irregolari, gli assunti in nero ad oggi preferiti dai datori di lavoro italiani e l’onda di uomini e donne consumati dal mare che continuano ad affondare Lampedusa. Ma si chiamano centri di espulsione e non di accoglienza. E il gioco linguistico, che incarta solo i più ingenui, lascia tutto drammaticamente al posto di sempre. Per ignoranza, per violenta ignoranza.

E’ stato il turno dei rom e Maroni è partito dai bambini. Con un po’ di superba noncuranza per l’Unicef, ha elargito ricette sull’efficacia della schedatura e delle impronte. Poi, sempre sui bambini, i suoi colleghi del Carroccio avevano tirato fuori l’idea geniale delle classi ponte. Scegliendo un nome da parrocchia pensavano di mettere nell’obbligo scolastico la loro prima lezione sul razzismo.

E poi le ronde. Se ne frega Maroni che l’ex procuratore antimafia Pierluigi Vigna le definisca illegali. A lui piacciono troppo. E lo sollevano dai problemi stringenti che le forze dell’ordine denunciano. I pesanti tagli della finanziaria, ad esempio. Quelli che devono colorare di rosso i bilanci e la faccia di un governo che ha stravinto sulla sicurezza con la mano destra alzata in vento di regime, mentre con la sinistra ha smesso di pagare straordinari ai poliziotti, lasciando a secco le vetture di pattuglia. Propaganda, svendita da discount. Paccotto ai cittadini. D’illusioni e sozzure politiche. Non contenti hanno riempito gli angoli e – solo quelli – di militari e camionette montando l’ennesimo set cinematografico.

Finché non arriva Guidonia. Quel mostro di cronaca con le scene della rabbia furiosa. Quelle che non hanno investito, a ben pensarci, il nostro ragazzetto italiano che ha violentato nella notte di Capodanno. L’attenuante del “sangue nostro” ? Così, dopo lo stupro e la rabbia dei cittadini, dopo i militari lungo le strade, l’invito alle ronde fai da te a costi zero e i centri di espulsione, Maroni chiede aiuto ai medici. Una mossa astuta, non fosse tanto inefficace quanto stupida. Tre danni in una mossa sola. Un’invasione mal digerita sulla professione medica, una denuncia che alcun medico farà mai e un bel rischio in omaggio. Tanta gente mal curata in giro o mandata in oblìo di qualche profittatore in profumo di carità solo a pagamento.

Quando il 1 gennaio 2007 sono state aperte le frontiere ai comunitari, romeni compresi, non c’era Prodi al governo. Eppure è stata colpa di Prodi aver fatto entrare i delinquenti. La legge Bossi-Fini è ben fatta, ma nessuno vede i suoi effetti. Se non un bel film di militari armati che proteggono le belle donne, pellicola di paesetti dove qualche bruto ammaliato dai telefilm americani se ne va a picchiare qualche negro di passaggio o magari a bruciare per noia un indiano su una panchina. Ma quello non è razzismo. Ci hanno detto che è vuoto giovanile. E allora chiamiamo gli psicologi e i genitori, non linciamo nessuno a calci e pugni.

Il pacchetto sicurezza si è articolato finora in proclami degni di un film d’azione. I famosi accordi del Cavaliere con Gheddafi non hanno lasciato segni troppo tangibili. I cittadini di Lampedusa erano in corteo accanto agli stranieri. I medici stanno con i pazienti. I militari continuano a non servire a niente. Ma le loro divise servono alle telecamere dei Tg di regime, che raccontano la storia di un governo in strada che difende i suoi cittadini. Appunto, raccontano.

da: www.altrenotizie.org

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