Riflessioni sull’attività politica e sociale di Liliana Segre

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Alcuni giorni fa il solito buontempone in cerca di facile, rapida e bruciante visibilità, ha sostenuto che la Senatrice a vita Liliana Segre sia una persona “vergognosa”, che “deve sparire”.

Si tratta indubbiamente di un linguaggio insulso e ributtante, che deve essere stigmatizzato.

Ma l’episodio, di per sé increscioso, induce a qualche riflessione. Fermo restando ciò che è diffamazione e ciò che non lo è, e che nessuno nega, io mi chiedo quando sarà che anche Liliana Segre, in quanto personaggio pubblico, senatrice a vita e portatrice di cultura, potrà essere criticata nelle sue opinioni (non certo nella sua esperienza personale!) come qualsiasi altro cittadino.

Perché c’è quest’aura di sacralità, di intoccabilità, quasi di perfetta rettitudine morale che deriva dall’aver vissuto la peggiore delle esperienze immaginabili, quella di essere sopravvissuta ai suoi cari e alla sua gente, e di poterlo testimoniare. Ma questo diritto non glielo nega nessuno. Nessuno. E nessuno deve, tanto meno, offenderla per questo.

Ma, santo cielo, potrò CRITICARE Liliana Segre, per esempio, sulle sue posizioni vaccinali? O, sempre per fare un esempio, sul fatto che qualcuno la voglia alla Presidenza della Repubblica?? Ecco, in questo caso avrei da dire, per esempio, che pur non riguardando direttamente la signora (non è una sua iniziativa personale, lei non si è candidata), c’è purtuttavia una buona fetta dell’opinione pubblica che la vuole al Quirinale. In questo caso posso dire che mi sembra la persona meno adatta a rivestire quel ruolo? Ma non perché è una donna, ma perché c’è bisogno di una persona (uomo o donna che sia) di alta esperienza politica e di conoscenza delle leggi e delle istituzioni cosa che Liliana Segre, semplicemente, non è. Vogliamo eleggere una donna come capo dello Stato? Benissimo, Emma Bonino e Marta Cartabia sono due nomi su cui il Parlamento potrà riflettere. Ma si può dire che io Liliana Segre sul Colle non ce la vedo, senza incorrere nelle ire funeste di chi la difende a tutti i costi perché ha vissuto quello che ha vissuto? In parole povere ma ricche, posso avere la libertà di non essere d’accordo con un (fortunatamente) sopravvissuto a Auschwitz, quando esprime opinioni personali o è oggetto di propaganda politica? Io credo proprio di sì.

Per esempio, perché non posso dire che l’azione politica della Senatrice Segre non mi soddisfa per niente? Perché non posso dire che dal giugno 2018, data della nomina da parte del Presidente della Repubblica a Senatrice a vita, Liliana Segre, che, sia pure in età avanzata, gode di buona salute, ha presentato in Senato SOLTANTO un DDL come prima firmataria (Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza) e che ne ha appoggiati solamente altri tre come cofirmataria? Tutte iniziative lodevolissime, ci mancherebbe altro, ma che giacciono ormai tra le polverose carte del Senato, senza che siano state messe in discussione dall’aula. O, nella migliore delle ipotesi, che siano passate alla discussione presso l’altro ramo del Parlamento.

E perché non posso dire che la Senatrice Segre è pagata anche con i miei soldi per portare avanti una sacrosanta e indiscutibile politica in Senato, Senato alle cui votazioni elettroniche è stata presente per il 10,64% delle sedute (dati rilevati da openpolis.it)?

Posso dire tutto questo o rischio di essere tacciato di antisemita, di intollerante, di vecchio bacucco retrogrado, di qualunquista, di dietrologo, di misogino, di persona irriguardosa nei confronti di una figura di tale spicco nella vita sociale e politica del Paese?

 

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