Riflessioni per convivere un po’ meglio con Facebook

Premesso che:
  • "Facebook è come il cimitero, prima o poi ci vanno a finire tutti" (1);
  • Facebook, come il cimitero, è una realtà che si subisce, non che si sceglie;
ho pensato di offrirvi alcune riflessioni semiserie sul fenomeno (semiserio anch’esso) e su come viverlo con minore ansia (dopo essere passato per le sue forche caudine, but that’s another story!)

  1. A Facebook non importa nulla di voi. A Facebook importa solo dei vostri dati personali, che sono merce di notevolissimo valore sul mercato telematico odierno. Naturalmente Facebook non farà mai nulla per instillarvi il dubbio del suo disinteresse nei vostri confronti.
  2. Una volta che siete dentro il meccanismo (anche solo perché avete voluto provare come funziona, per poi allontanarvene) Facebook ha quello che voleva da voi, e il suo interesse è quello di affinare ancora di più la sua conoscenza nei vostri riguardi.
  3. E’ per questo che Facebook non è gentile con gli account che sono costituiti da nickname, pseudonimi, eteronimi o quant’altro, chiudendone una buona percentuale.
  4. Facebook non è un modo per conoscere persone nuove. Secondo Facebook non si dovrebbe chiedere l’"amicizia" a chi non si conosce, perché questo viene considerato "spamming". Ma, naturalmente, Facebook è molto di manica larga con questo tipo di "spamming" perché sa che, se così non fosse, non potrebe fregiarsi della denominazione di "social network". 
  5. Proprio per quanto detto al punto 5. il monte-amicizie su Facebook non è un valore spendibile, anzi, non è neanche un valore. La facilità con cui si può ottenere un’"amicizia" su Facebook è inversamente proporzionale alla difficoltà con cui quel contatto può essere raggiunto nella vita reale. Su Facebook è facilissimo avere l’amicizia di una persona famosa o, comunque, conosciuta (un giornalista, un musicista, un cantante, uno scrittore). E’ chiaro che noi quelle persone non le conosciamo personalmente, ma il fatto di poter dimostrare a qualcuno che quel personaggio ci ha accordato la sua "amicizia" (che vale quanto i soldi del Monopoli) ci dà un senso di quiete e di benessere. Facebook sa anche questo.
  6. Tra le "amicizie" di Facebook dovrebbero essere inseriti i contatti personali di amici, conoscenti, colleghi e parenti reali, in primo luogo, ma molti di noi sarebbero molto scontenti di far sapere ai parenti quello che scrivono su una bacheca pubblica.
  7. Dato che Facebook non ha bisogno di voi quello che voi sarete disposti a pensare è che voi avete bisogno di Facebook. Questo è vero fino a un certo punto, tutto quello che si può riconoscere a Facebook è di essere "comodo", riunendo in sé chat, blog, commenti e e-mail privata per le comunicazioni dirette. In realtà non c’è nulla che facciate con Facebook che non possiate fare anche con altri mezzi.
  8. Chiedetevi a quanti dei vostri contatti personali sareste disposti a mandare una mail o fare una telefonata rischiando di mandare in giro dati e reperibilità che normalmente non divulghereste. O chiedetevi se affidereste loro la vostra carta di credito o il vostro portafogli. Probabilmente saranno pochissimi. Allora che bisogno avete degli altri?
  9. Se qualcuno dei vostri contatti sparisse domani da Facebook vi preoccupereste di chiedervi e di chiedergli che cosa è successo? Se sì, per quanti di loro? Voglio dire, quanto ve ne frega di quelle persone che avete o che vi hanno cercato, contattato?
  10. Facebook è una vetrina e come tale va sfruttata. Né più né meno.
  11. Questo non è un decalogo.
(1) Valerio Di Stefano, Opere complete, vol. XXIII, "Aforismi", gennaio 2010, Edizioni "Bar Civili", Livorno.
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