Ricordo, sono morto in un momento…

Il 9 luglio scorso, mentre ero in Spagna a farmi una gran padellata di affari miei, Dario Monferini ha pubblicato, sulla lista “PlayDX2003”, ospitata da Yahoogroups, la notizia della mia morte che sarebbe avvenuta nel tragico disastro ferroviario della stazione di Viareggio. Mi trovavo, secondo lui, nel posto sbagliato e al momento sbagliato.

La notizia non è stata minimamente verificata in via preliminare. E’ bastato che un “Gianluca Paoletti”  scrivesse che io ero ormai diventato il caro estinto e paff, eccomi lì, cadavere composto in decomposizione, o, si veda il caso, buttato dentro quattro assi di legno con la sola pietà di un lenzuolo perché l’esplosione avrebbe fatto di me un “cosa-resta-di-me”.

Sono vivo, e visto che Monferini ha l’abitudine di girare ai suoi iscritti (a cui non appartengo perché non vorrei mai far parte di un gruppo che avesse tra i suoi membri uno come me, come diceva Groucho Marx) le mail private che riceve, avrebbe fatto bene anche ad informarmi che ero morto, così, almeno, lo avrei saputo anch’io.

E invece no, si è tenuto la notizia solo per sé e per chi lo segue. E va beh.

Però morire scoccia un pochino. Soprattutto perché a morire, e Monferini lo sa molto bene, non sono io, ma il radioascolto italiano.

I personaggi che hanno fatto il bello e il cattivo (soprattutto il cattivo!) tempo negli anni ’70 e ’80 in Italia, sono ormai ridotti a un ricordo, ormai ostinatamente inchiodati a quello che non c’è più.

Un modo di pensare che è stato spazzato via in un minuto dalla rete. E’ roba vecchia, decrepita nel pensiero e nell’azione, talmente rinchiusa nel proprio piccolo mondo antico da apparire come una comica di Buster Keaton (lui sì, buonanima…), in cui si ride ma si piange anche.

Il mondo cambia, si trasforma, e i portatori del pensiero radiantistico vecchia-maniera sono rimasti ai tempi del Dolce Forno Harbert, sembrano i vecchi giradischi della Lesa che qualcuno si ostina ancora a vendere nelle fiere e nelle mostre mercato del radioamatore e dell’elettronica.

Internet ha dato il colpo di grazia finale a queste monomanie della Olivetti Lettera 22 per scrivere la corrispondenza.

Internet ha permesso, finalmente, di liberarci dalle più assortite iniziative personali che continuano a stampare un assurdo bollettino, non importa se una volta al mese o ogni tre mesei, pensando che le notizie, dopo quel tempo, siano ancora di interesse, un modo di porsi che ritiene sia importante che il mondo sappia che loro hanno vinto un piatto di ceramica dell’artigianato romeno partecipando al concorso “Scopri anche tu la bella Romania di Ceausescu!”

La Rete ha definitivamente messo sotto scacco i presidenti, i vice-presidenti, i collegi dei probiviri, le riunioni a base di tramezzini surgelati e acquetta minerale per decidere come organizzare la prossima assemblea generale dei soci, e deliberare di offrire una targa omaggio agli amici della Radio Vaticana a nome del Comitato di Difesa e dell’Osservatorio (osservano, osservano…) delle trasmissioni in lingua italiana, che sono sparite dalla faccia della terra anche quelle.

Internet ha fatto piazza pulita di questo e di molto altro.

E’ gente che per continuare a comunicare, e lo sa anche un bambino, deve usare Windows per forza perché se no è tagliata fuori, e magari è anche contenta perché così può dire “Ma guarda che figata che ho fatto!”

Internet è software libero, è open source, è crittografia, è privacy, è protezione e tutela dell’anonimato come diritto, è Linux, è Skype e protocolli di voce istantanei, è blog, è possibilità di crearsi un dominio, metterci su delle pagine per diffondere le proprie idee e le proprie passioni, fossero anche le magnate pantagrueliche della “Vuelta de la pegatina del Chorizo de Pamplona”.

Il vecchio radioascolto è alla canna del gas e si fa fare i siti dagli altri o mette in linea documenti che nella migliore delle ipotesi non leggerà nessuno. Da Bressanone a Lampedusa il panorama non cambia.

Questo radioascolto sopravvivente e sopravvissuto che fu è costituito da persone paurose. Hanno bisogno di blindare le liste di discussione e di aprirle solo a chi dicono loro, perché se i contributi viaggiano incontrollati poi la gente può scrivere quello che vuole, magari criticare, magari dare una notizia sbagliata e no, non va bene, le notizie sbagliate le diamo noi, ma non sulla radio, sull’esistenza in vita degli altri.

La rete fa paura al radioascolto perché la rete è memoria. E’ memoria del fatto che questi personaggi, vedendosi negata ogni visibilità, hanno collaborato con le stazioni di qualunque tempo, nazione e regime. C’è chi concede interviste a Radio Cina Internazionale, pur di poter rimanere a galla. Non c’è nulla di diverso da chi andava in Cecoslovacchia ospite del Gustav Husák di turno e della sua propaganda travestita da “Noi agli ascoltatori, gli ascoltatori a noi”.

Solo che ora ce lo ricordiamo, e questa gente non potrà più nascondere la spazzatura sotto il tappeto.

L’ex segretario dell’EDXC è stato costretto a blindarsi in un sito in cui vige una normativa sul Copyright estremamente restrittiva. E Internet continua a viaggiare attraverso le licenze Creative Commons. Nell’epoca dei voli low-cost è come continuare a ostinarsi a voler andare a dorso di mulo. E’ roba da Medioevo.

Mentre qualcuno è lì che si interroga se Internet potrà mai sostituire i 49 metri in cui trasmetteva la Deutsche Welle, o le onde corte in generale, la Deutsche Welle è disponibile in internet in streaming e in podcast, oltre che via satellite, la gente non solo può ascoltare la radio in diretta, ma portarsi a spasso i programmi che le piacciono di più, basta un lettore di MP3, e ascoltarseli all’ora che vuole. Questa è la realtà. E loro hanno un osservatorio, continuano ad osservare, osservare, osservare, e l’unica cosa che osservano è che chiude Radio Serbia in italiano. Gliene frega qualcosa a qualcuno di Radio Serbia in italiano?? No.

E’ per questo, probabilmente, che il 9 luglio 2009 sono morto.

Valerio Di Stefano

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Commenti

commenti

4 pensieri riguardo “Ricordo, sono morto in un momento…

  1. cinghialemannaro

    Dissento su un’unica cosa: “Internet è […] skype”.

    Skype è un protocollo proprietario, chiuso, e in quanto tale mi sta sui maroni :)

  2. CinghialeMannaro

    O vedrai, secondo te dal lavoro mi lasciano usa’ fairfocs.
    Io in culo ciandro’ anche, ma de’, un posso mia anda’ da me…

    P.S. sono signorino. Oh, seondo me è il nome che porta male.

  3. Valerio Di Stefano

    Hai ragione, in culo un ci poi andà’ da te solo, è per questo che ti ci mando tutti i giorni.

    Nomina sunt consequentia rerum. Se io nella mia gioventù ho trovato solo “Silvie beffeggianti” qualche ragione ci sarà stata.

    Ora trovati una brava ragazza da incul… da impalmare, portala all’altare così fai piange’ su mà’ (quer tegame!) e ti liberi dalla condizione di signorino. Sennò vai in Piazza dei Cavalieri a chiedere “Il Secolo d’Italia” all’edicola. Sennò vai un po’ in culo…

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