Raffaele Morelli: “I genitori a scuola non devono mettere piede”

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Raffaele Morelli, psichiatra, già direttore di “Riza psicosomatica”, permeato di dottrine e di suggestioni orientaleggianti, si è espresso anche sulla scuola che, insieme al calcio, è l’argomento su cui anche e soprattutto i non addetti ai lavori vogliono dire la loro. E ha detto:

“I genitori a scuola non ci devono mettere piede. Nemmeno per i consigli di classe. I genitori che hanno preso il sopravvento e che vogliono saperne di più dei professori non ci devono essere”

Sembrerebbe, a primo colpo d’occhio una difesa dell’autorità del sapere degli insegnanti rispetto alle sempre più insistenti ingerenze dei genitori all’interno della vita della comunità scolastica. Come vi dicevo, c’è sempre chi pretende di saperne più di di chi un lavoro lo svolge tutti i giorni, e l’Italia è piana di gente che vorrebbe dare dei consigli al C.T. della Nazionale su chi schierare in campo e quale modulo utilizzare, figuratevi se non si ha da ridire anche sui voti, sull’organizzazione didattica o sull’efficienza di una scuola. Soprattutto quando si tratta dei nostri ragazzi. Perché, si sa, se le cose vanno bene il merito è dei nostri ragazzi, se le cose vanno male la colpa è degli insegnanti.

Ma Morelli va oltre. Dice che i genitori non devono mettere piede a scuola nemmeno per i consigli di classe. Ora, si dà il caso che la partecipazione dei genitori, legittimamente e democraticamente eletti ogni anno, assieme a quella dei rappresentanti di classe (sì, insomma, i ragazzi), sia una condizione che costituisce un sistema democratico e partecipativo. I genitori e gli alunni, peraltro, partecipano ai consigli di classe SOLO in fase dibattimentale, sono esclusi debitamente dagli scrutini (ci mancherebbe anche altro che fosse un genitore a decidere il voto del figlio in una materia, o anche solo a dire che non è d’accordo) e dalle decisioni riguardanti le sanzioni disciplinari (per esempio quando si deve decidere della sospensione di un ragazzo). Ma guai alla scuola se i genitori non potessero dire la loro! La componente genitoriale, inoltre, è rappresentata in seno al Consiglio di Istituto, massimo organo orientativo e direttivo di ogni istituzione scolastica.

Come se non bastasse, ai genitori le scuole fanno firmare dei documenti che si chiamano “Patti di corresponsabilità”, in cui si stabilisce che cosa debba o non debba fare la scuola e che cosa, invece, spetti alla famiglia. Negando ai genitori la possibilità di partecipare alla vita civile e democratica della scuola, si viene a creare la negazione di un preciso diritto. Sarebbe come tagliare un braccio a una persona.

Morelli, che evidentemente NON HA mai messo piede in un consiglio di classe (viceversa, semplicemente, saprebbe come funziona), scambia l’iniziativa (deplorevole) dell’ingerenza di alcuni genitori con la loro inadeguatezza alla partecipazione al dialogo formativo. Ma purtroppo per lui la scuola è democratica, pluralista, aperta, inclusiva e chi più ne ha più ne metta. E, voglio dire, guai se non fosse così.

In fondo è sempre la solita solfa: i luminari che guadagno fior di quattrini in diritti d’autore, docenza universitaria, partecipazione alle trasmissioni televisive in qualità di “guest star”, frizzi, lazzi, ricchi premi e cotillons si permettono di criticare un mondo, anzi un “mundillo” in cui c’è gente che guadagna 1500 euro al mese, deve campare una famiglia, dei figli, e pagarsi magari anche il mutuo o l’affitto. Perché al mondo c’è sempre chi batte i denti, chi prende il ritmo e ci balla sopra.


Breve aggiornamento: ricevo dal solerte e pignolissimo lettore Baneschi Artemide, la precisazione secondo cui gli adempimenti del consiglio di classe riguardanti la adozione di provvedimenti disciplinari, coinvolgono sia la parte dei docenti che le rappresentanze dei genitori e degli studenti. Lo ringrazio dal più profondo del cuore per la segnalazione, che, se del caso, rafforza in me vieppiù la contrarietà alle logiche stravaganti dell’ineffabile Morelli.