Raffaele Matteotti – Il Ministro dell’insalubrità

Perso il ministro Sirchia, osteggiato da molti e anche toccato dal sospetto dell’aver intascato pecunia illecita dai fornitori, il governo Berlusconi ha trovato il più pittoresco Storace per il ministero della Salute.
Trombato alle regionali del Lazio, dove ha lasciato una lite con la Mussolini ed esempi fulgidi di discutibile gestione, non è riuscito ad impedire che si scoprissero i trucchetti con l’anagrafe elettorale e le truffe nella sanità romana (una delle quali emersa proprio in questi giorni per un’ottantina di milioni di euro).
Sicuro nel suo fiero avanzare, è assurto in virtù della sconfitta elettorale a ministro della Sanità e non si è fatto intimorire dal fatto di non essere medico né esperto della materia e, con fiero cipiglio, si è lanciato nella gestione della sanità.


Eccezionale l’attenzione che ha dedicato alla morsa della mafia sulla sanità siciliana, testimoniata da molte indagini e dalla stessa commissione antimafia; l’unica reazione pervenuta è stato il suo invito, dal pulpito televisivo, a preoccuparsi della sanità e della camorra in Campania, regione “rossa”. Uno statista.
Leggendaria la sua attività di sentinella a presidio della salute dei consumatori: ha brillantemente risolto il caso del latte all’inchiostro autorizzando un’azione discreta e si è indignato quando gliene hanno chiesto conto; ha ignorato assolutamente gli allarmi per le materie prime alimentari, permettendo che prodotti preparati utilizzando conserve di pomodoro marce, uova putrescenti corrette chimicamente, grano contaminato da muffe cancerogene siano arrivate sui nostri scaffali grazie alla sostanziale inazione del suo ministero.
Lo stesso devono aver pensato anche quei nobili agricoltori padani che hanno anabolizzato i bovini perché pesassero di più: le possibilità di essere fermati dalle autorità sanitarie sono minime.
Fantastico nella sua opera a favori delle madri e, ancora di più, verso quelle donne che si trovano di fronte al dramma dell’aborto, le quali devono andare in sala operatoria invece che prendere una pillola che si usa già in tutto il mondo: il tutto mentre a Ischia e in altre parti del paese spuntano come funghi “obiettori” polisti all’aborto che fanno i soldi con gli aborti clandestini.
Apprezzabile il suo silenzio e la sua discrezione nel trattare il caso più scandaloso della storia della distribuzione dei medicinali nel nostro paese.
Ottimo il suo sangue freddo nel lasciare che nove aziende multinazionali percorrano una lunghissima via legale per evitare di vedersi proibita l’attività nel nostro paese, tali e tante discrasie alle regole si erano concesse; olimpico nel non voler interferire con la giustizia punendo le compagnie o facendo pesare la determinazione del ministero.
Chirurgico e di grande spessore scientifico il suo intervento sul fenomeno della droga, nel sostenere le comunità che poi si esibiranno al suo congresso di partito; determinante nel contribuire alla legge più stupida dell’ultimo decennio che, grazie all’operato del suo partito, se applicata integralmente proibirà anche l’uva e gli alcolici.
C’è chi ha sospettato un errore, un’imperizia peraltro non nuova, ma una deputato di AN avrebbe confermato la volontarietà della stesura di una definizione che porterebbe la produzione e distribuzione degli alcolici all’accusa di spaccio. Pene da 6 a 20 anni per il contatto con una pianta proibita (l’uva) perché da essa si ricavano sostanze che rientrano nell’ampia definizione di “droga” data dal testo di legge approvato; definizione che comprende in tutta evidenza anche gli alcolici, la loro produzione, distribuzione e vendita.
Un’altra testimonianza della tempra di questo ministro: solo chi non rifiuta la lotta può porsi contro la produzione di alcolici nel nostro paese e contro l’elevatissimo numero dei suoi consumatori. Gli va riconosciuto un coraggio ai limiti dell’incoscienza o, in alternativa, una reiterata manifestazione d’incompetenza. Sicuramente non è colpa sua e, forse, nei meccanismi del suo ministero c’è qualcosa da affinare, come gli intoppii burocratici nelle comunicazioni tra il ministero ed i Sert in rapporto agli allarmi sulla droga, che arrivano inevitabilmente dopo che la droga tagliata male o troppo pura ha già ucciso.
A parte qualche scivolata dovuta alla novità, Storace non se la cava male e difficilmente riceve critiche feroci, segno che le sue prestazioni rientrano in un range d’inefficienza ormai considerato accettabile.
Un ottimo ministro della Sanità, perfettamente allineato alla qualità media del personale politico polista e di quello nazionalalleato in particolare che, per quanto verace, sconta la storia di una combriccola di piccoli personaggi che si sono messi in grande senza avere la minima cognizione di ciò di cui si occupano.
La storia di questi ultimi cinque anni di governo.

da: www.altrenotizie.org

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