Radiorama: l’Associazione Italiana Radioascolto cessa la pubblicazione cartacea

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Il radioascolto italiano è stato messo definitivamente K.O. da Internet.

Senza “se” e senza “ma” la rete ha fatto piazza pulita delle manie di grandezza, protagonismo e di accentrazione personale delle decine di iniziative personali e associative italiane.
Negli ultimi 10-15 anni,  mentre i “guru” del radiantismo italiano rilasciavano interviste telefoniche a servizi radiofonici in lingua italiana di pura propaganda politica, che nulla hanno a che vedere con il concetto di informazione, la gente ha potuto tranquillamente ottenere informazione di prima mano e non filtrata direttamente dalle emittenti di maggiore interesse.
Mentre alcune persone si sono sforzate e continuano a sforzarsi di creare un “bollettino” su carta  da mandare a 30 indirizzi, la gente si collega in diretta, scarica podcast, ascolta, commenta, critica, interagisce in tempo reale con i contenuti.
Mentre si creano mailing-list ad accesso chiuso, in cui i contributi devono essere supervisionati dal moderatore di turno, la gente apre blog, si scambia e-mail, SMS, messaggi su Twitter.
Mentre qualcuno vince l’ennesimo viaggio-premio in Cina rispondendo alle domande pilotate sulla “cultura cinese”, il governo di quel paese sta tentato di imporre la censura sui contenuti dei principali motori di ricerca e nella rete nascono movimenti di netta opposizione e denuncia.
Mentre qualcuno collabora con riviste che pubblicano le informazione due mesi più tardi, due appassionati di radioascolto agli estremi opposti nel mondo si scambiano una mail con informazioni fresche e fruibili.
Mentre qualcuno impagina una rivista usando software antidiluviani qualcun altro installa una piattaforma open source e in pochi minuti è on line.

Il radioascolto italiano ha sempre avuto paura della rete, perché la rete significa confronto, critica, esposizione alle opinioni altrui.
Ognuno ha cercato di sopravvivere allo tsunami della rete come poteva. Chi continuando a cercare di andare controcorrente, finché la corrente non lo ha trascinato via, chi chiudendosi nel suo guscio, con l’illusione di non essere visto, chi gonfiando a dismisura dati e risultati pur di poter dichiarare di avere visibilità e credibilità.

L’Associazione Italiana Radioascolto, con delibera del 5 luglio scorso, ha dichiarato la fine della stampa cartacea dell’organo sociale “Radiorama”. [1]
Lo ha annunciato il Presidente Giancarlo Venturi sul blog http://air-radiorama.blogspot.com.

Ma c’è di più. Con un articolo del 17 luglio, intitolato “1982-2012: Cambiamenti in AIR” lo stesso Giancarlo Venturi spiega in modo più informale e scevro dal burocratismo dei freddi comunicati ufficiali le ragioni della decisione.
Ed è qui che ci sarebbe e c’è molto da dire.

Scrive Venturi: “Dopo 30 anni il Consiglio Direttivo, (…) , si è trovato di fronte ad una scelta per il futuro: continuare con la rivista radiorama così strutturata oppure impiegare le nuove tecnologie di comunicazione?” [2]
C’è da chiedersi: “nuove tecnologie” da quando? Il web è disponibile al grande pubblico da almeno un decennio, la stessa AIR gestisce il dominio air-radio.it dal 31 maggio 2006 [3], e addirittura il dominio radiorama.it dal 28 gennaio 1997 [4].
E, a questo punto, ci si può chiedere a maggior raggione: “nuove” per chi??

Prosegue il Presidente: “Il budget dell’AIR non consentiva entrambe le scelte, anzi, anche solo la seconda era a rischio bilancio.” [5]
Quindi, le motivazioni di questa scelta sono principalmente di ordine economico. Bene. Da dove vengono i finanziamenti di una associazione come l’AIR? Principalmente ed essenzialmente possono e dovrebbero venire dalle quote sociali in primis, dalla vendita degli abbonamenti alla rivista in secundis, e, in ultima analisi dalle donazioni o dazioni volontarie dei soci.
E’ chiaro che se quello del bilancio è un rischio anche solo per l’ipotesi di “impiegare le nuove tecnologie di comunicazione” l’osservatore esterno non può che dedurre che le quote sociali non ci sono o, se ci sono, non sono sufficienti a garantire il prosieguo delle attività così come sono state portate avanti fino ad ora. Se non ci sono quote sociali sufficienti, probabilmente le entrate derivanti dalla vendita degli abbonamenti soffriranno della stessa contrazione. E forse neanche le donazioni volontarie contribuiscono a sanare un budget che, per stessa ammissione del vertice dell’Associazione, sarebbe “a rischio”.

Venturi comunica: “Sin da ora è possibile a tutti (Soci e non) accedere al blog http://www.air-radiorama.blogspot.com/
Mi domando, in tutta sincerità, dove risieda il valore intrinseco della comunicazione, se nel fatto che esista un blog, quindi una nuova risorsa informativa, o nel fatto che questa risorsa, oltre ad esistere, sia accessibile anche ai non soci.
Anche qui la domanda nasce spontanea: che cosa ha spinto l’AIR a scegliere di essere ospitata da una piattaforma come Blogspot (che fa riferimento a Google!) anziché investire pochi euro (che non contribuiranno certo a farla andare fuori bilancio) in un hosting Linux su Aruba (cioè dove lo stesso dominio air-radio.it è ospitato), scaricare gratuitamente un programma come WordPress, configurarlo ed essere in linea in modo autonomo in un quarto d’ora? Dubito che la risposta arrivi mai, ma intanto la domanda è stata fatta.

E ora parliamo di cifre.
Venturi riferisce che: “Dopo tre settimane dall’ inizio il blog ha già collezionato oltre 5000 visualizzazioni.” [6]
Non commento l’uso del verbo “collezionare” e mi riferisco al mero dato numerico riferito.
Una “visualizzazione” in Internet non corrisponde, necessariamente, a un accesso. La cifra rivela quante volte una pagina sia stata cliccata, indipendentemente da chi l’abbia collegata.
Una persona può avere visualizzato dieci pagine, un’altra solo una. Totale, 11 visualizzazioni e due persone “reali”.
Se, in teoria e in pratica, una persona si mettesse a cliccare dalla mattina alla sera sul sito, il contatore schizzerebbe a cifre ben più alte, ma sarebbe sempre e comunque una sola persona a guardare il blog.
Sia chiaro, non si tratta di dati falsi o falsati, beninteso, si tratta semplicemente di dati inutilizzabili ai fini statistici.
Prova ne sia il fatto che le visualizzazioni, al momento di scrivere questo articolo, sono passate a oltre 5800, arrivando da 238 al giorno a 430 negli ultimi due giorni.

E Facebook? Questa mattina il gruppo dell’AIR fondato da Fiorenzo Repetto contava 2799 “membri”. [8] Se ognuno di loro avesse fatto clic su un paio di link del blog (pure segnalati da Repetto) le 5000 visualizzazioni sarebbero state raggiunte in poche ore, non in tre settimane.

Ma, soprattutto, se il gruppo Facebook dell’AIR conta quasi 2800 membri, com’è che l’Associazione chiude la rivista per mancanza di budget?

Sono solo domande. Ci servirebbero solo delle risposte.

[1] http://www.valeriodistefano.com/public/deliberaair.png
[2] http://www.valeriodistefano.com/public/nuovetecnologie.png
[3] http://www.valeriodistefano.com/public/nicair.png
[4] http://www.valeriodistefano.com/public/nicradiorama.png
[5] http://www.valeriodistefano.com/public/budgetair.png
[6] http://www.valeriodistefano.com/public/oltre500.png
[7] http://www.valeriodistefano.com/public/airvisualizzazioni.png
[8] http://www.valeriodistefano.com/public/airfacebook.jpg

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