Qui si fa la DaD o si muore

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La montagna della macchina burocratica di Roseto degli Abruzzi, piccolo mondo di un mondo piccolo, ha partorito il topolino delle indicazioni per lo screening della popolazione scolatica studentesca.

Da cui si evince che:

– il tampone NON è obbligatorio;
– non si sa quali provvedimenti intendano prendere le singole realtà scolastiche coinvolte in caso di rifiuto delle famiglie a sottoporre gli alunni all’esame diagnostico;
– le operazioni saranno gestite da “volontari”.

Nient’altro.

La situazione è ormai catastrofica. 2000 Dirigenti Scolastici hanno firmato una lettera aperta al Ministero dell’Istruzione e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per chiedere il passaggio alla DAD e lo slittamento del rientro in presenza di almeno 2-3 settimane. E fanno bene.
Altri docenti invitano a firmare appelli on line. Cosa volete, c’è ancora gente convinta che con change dot org si possa cambiare il mondo.

Nel frattempo Marco Borgatti, in un’intervista al GRR delle 12,10, ha dichiarato che “i volontari sono sfiniti”. Sfiniti di cosa non è chiaro, visto che lo screening comincerà domani.

Io ho molto rispetto dei volontari intesi come singoli (un po’ meno per le organizzazioni di volontariato). Ma non capisco cosa c’entri il volontariato in una operazione come questa. Una brava e valente giornalista, Valentina Furlanetto, in un suo fortunato saggio riguardante il mondo del volontariato, delle Onlus e delle Ong, lo ha definito “l’industria della carità”. Io non metto in dubbio che i 162 volontari dichiarati da Borgatti nelle sue dichiarazioni al GRR siano tutti medici o infermieri, che siano animati da uno spirito di servizio e che lo facciamo gratuitamente. Mi chiedo SOLO cosa c’entrino le Guide del Borsacchio con tutto questo, quando l’ordinanza regionale delega il compito alle ASL (ed è molto chiara in questo). Mi chiedo perché i nostri ragazzi debbano essere “attenzionati” da personale volontario non pagato quando potrebbero esserlo da personale ugualmente qualificato, regolarmente in servizio e retribuito. Io sono fuori dai giochi, io sono un docente e se voglio un certicato di negatività me lo pago, anche se ho completato il ciclo vaccinale. Ma questa è un’altra storia.

La DAD, poi. La DAD è uno strumento (in quanto tale neutro, e scevro da connotazioni positive o negative) che è stato usato, tra l’altro, in precedenti periodi di emergenza. Ma perché, questo non lo è? nessuno ci dice qule sia il sotteso, il sostrato, quello che sta alla base di questo malessere. Non si sa quanti docenti siano a tutt’oggi positivi, quanti alunni, né si hanno notizie sul tracciamento sociale di queste positività. Non ce lo dicono i giornali, le singole istituzioni scolastiche, i comuni, le ASL, le istituzioni preposte. Ma a scuola rientreremo tutti lo stesso. Tamponati e non. Tutti insieme allegramente. E allora a cosa sarà servito lo screening? A farci belli? Pare proprio di sì.

Ma in DAD non si può andare, nossignori, ché i ragazzi soffrono e viene negata loro la socialità.

Ora, con il dovuto rispetto, ma di quale “socialità” stiamo parlando? La prima e primaria socialità che un minore deve vivere è quella familiare. Perché fa tanto schifo a questi genitori stare con i propri figli, seguirli nelle lezioni, aiutarli nelle difficoltà e magari imparare un po’ qualcosa anche loro? Cosa c’è di male a stare a casa, a vivere con il nucleo fondante e fondativo della nazione? A svolgere le consegne assegnate (tra l’altro si tratterebbe anche di un dovere stabilito dalla legge!), a fare “ricreazione” con una bella fetta di pane col miele anziché con quelle schifide cose che gli alunni comprano alle macchinette, ad approfondire i contenuti con chi deve occuparsi della TUA crescita in prima persona, a guardare un film insieme e magari discuterne (la famiglia è un potentissimo cineforum!), o financo (ora so che sto per dire un’eresia, e la dico) a leggere un libro?

E anche guardando fuori dalla piccola e rincartapecorita realtà squisitamente locale non ci sono notizie confortanti. La Campania, per esempio, è stata definita “zona nera” da qualche azzardoso ma niente affatto stupido giornalista (i colleghi della Campania sono forse tra i primi in Italia nell’impegno per la sensibilizzazione verso la DaD).

Ma il resto è affidato alla non-sensibilità di una classe docente e dirigente pusillanime e prona, per la quale solo la didattica in presenza è un valore (come se nella scuola, poi, esistessero dei disvalori! La scuola è “valore” puro) e tutto il resto è fuffa. Ora la palla è sui piedi delle singole Regioni, che faranno quello che possono, cioè niente.

“Che qui si fa l’Italia e si muore
Dalla parte sbagliata
In una grande giornata si muore
In una bella giornata di sole
Dalla parte sbagliata si muore…”

(Francesco De Gregori – Il cuoco di Salò)

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