Qui Radio Corea

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Un bel giorno (doveva essere il 1985 o giù di lì, se la memoria non mi inganna, e mi inganna sempre) arrivò la notizia che la KBS, Korean Broadcasting System, il servizio pubblico radiofonico di Seul per l’estero e per l’interno, avrebbe iniziato a trasmettere in italiano. E così fu.

Ci furono festeggiamenti e autocompiacimenti a iosa. Finalmente qualcuno aveva capito l’importanza della lingua italiana nel mondo e si era deciso a darle il degno valore all’interno della radiofonia internazionale in onde corte, che erano cose che avrebbero fatto piangere anche un uomo grande, come diceva Oliver Hardy. E poi tra i radioamatori nostrani c’era chi per sentire trasmettere un minuto e mezzo nella lingua di Dante avrebbe venduto volentieri la madre a una carovana di beduini.

Come si può dedurre (ma è facile dedurlo solo a posteriori) nulla di tutto questo. Fregava assai ai coreani della nostra lingua e del Divin Poeta! Tanto i frigoriferi e i televisori che li rifilavano lo stesso, radio o non radio. Propaganda dovevano fare, contro l’acerrimo nemico di Pyongyang, al di sopra del 56° parallelo, a quel Kim Il-Sung, al grosso grasso dittatore Kim Jong-Il, suo figlio, e a tutta la dinastia dei Kim-Qualcosa a venire. E propaganda fu, null’altro.

Quello che si scatenò in Italia fu un vero e proprio delirio. Dalle onde radio di Seul arrivò il comando perentorio di organizzarsi, per Radio Corea (così si chiamava) e per la pace tra i popoli (una minestra riscaldata che andava bene per ogni circostanza, evidentemente). Chiedevano di costituire dei Club di Ascoltatori di Radio Corea. E si rivolgevano ai vari gruppi d’ascolto nazionali (quando non nazional-popolari) affinché si armassero di computer (Commodore 64, a quei tempi, e vai se no ti raggiungo, i più ce lo avevano col driver a cassetta e prima di avere una risposta del sistema uno faceva anche in tempo a morire) e fondare dei club all’interno dei club. Che già così mi sembrava una boiata immane. Ma i nomi di punta di quel mondo scriteriato di ruffiani e pataccari non si diedero per vinti, e tirarono fuori, in men che non si dica amen, tutta una serie di iniziati e bollettini, destinata a morire di lì a pochi mesi. Mi ricordo molto bene che in Puglia ci fu qualche lesionato mentale che chiese addirittura dei finanziamenti alla stazione, sotto forma di IRC nella misura non inferiore a cento, per pagarsi le fotocopie, i francobolli, le spese vive per le copie-omaggio, la prima delle quali andava ai neoassunti locutori della Redazione Italiana.

Qualcun altro, nel pieno dell’estasi mistica, arrivò a scrivere:

“Alla richiesta di formare dei Club di Radio Corea gli ascoltatori italiani risposero positivamente. Sorsero quì [“qui” scritto con l’accento, trovatene un altro!] e là nella penisola diverse associazioni specifiche. Io personalmente giudicai fattibile la proposta e mi impegnai con il CIRC a pubblicare un bollettino bimestrale di 2 pagine nel formato A4 redatto con macchina da scrivere portatile classica e diffuso mediante fotocopie. Il primo numero vide la luce il 5 Dicembre 1985. Era una pubblicazione che si interessava dei comunicati dell’emittente, dell’attività del Club, degli orari e frequenze del programma italiano della KBS, di una rubrica di contatto chiamata “Colloquio con gli amici”, della Corea Filatelica, della Storia della Corea, di piccoli quiz e concorsi e di altre cose ancora.”

Tanto, si sa, l’Italia è piena di gente che darebbe la vita pur di avere in casa qualche francobollo coreano. E poi, su, diciamocelo, un comunicato fotocopiato (e redatto con la macchina da scrivere portatile, poi!) di ben due pagine ogni due mesi era vera e propria manna che veniva giù dal cielo. Era “miele che scorre sulla barba di Aronne“, come dice la Bibbia.

Ma soprattutto:

” (…) non si può passare sotto silenzio l’indecoroso atteggiamento di certi personaggi del Triveneto che, a fronte di coloro che si impegnavano seriamente a portare avanti l’iniziativa del Club di Radio Corea con proposte utili e regionevoli, rispondevano con il loro foglio dedicato al radioascolto deridendoli e insultandoli pesantemente con connotati talvolta anche razzisti. Quelle persone non si rendevano conto che così agendo da mentecatti recavano danno di immagine a loro stessi, alla loro terra, al loro foglio DX e ai loro amici collegati, beccandosi una dura condanna morale certamente anche da parte dei posteri con un consiglio ai potenziali futuri imitatori di lavorare per il bene comune anzichè contrastare gli altri per folle gelosia e invidia.”

Insomma, la Storia con l’iniziale maiuscola non avrebbe mai perdonato questi “mentecatti razzisti”. E neanche il programma italiano dell’emittente, che, infatti, chiuse regolarmente le trasmissioni. Ci avevano visto lungo gli amici del Trevigiano, che alla pomposa magniloquenza e alla retorica di regime, preferivano contrapporre una risata.

Sono frasi ed espressioni che non mi sono inventato, e che sono state scritte nero su bianco, regolarmente reperibili in rete, per chi avesse voglia di smanettare un pochino.

Poi successe qualcosa di molto curioso. Lasciamo che sia la stessa Redazione Italiana a raccontarcelo:

“Lo scopo di questa mia lettera è di informarla che Enza D’Urso, con noi da quasi due anni, lascerà il lavoro alla fine di Aprile, precisamente il 30, e che la sua posizione sarà quindi ben presto vacante, disponibile a chiunque voglia farsi un viaggio da queste parti, e risponda naturalmente ai requisiti necessari. I doveri specifici del collaboratore/trice, comprendono la lettura di programmi radiofonici, conduzione di interviste, assistenza ai colloqui della sezione italiana per aiutarli a migliorare la loro capacità di composizione e lettura nella lingua straniera, correzione dei testi da loro preparati, più altre attività normalmente svolte da un annunciatore-produttore di programmi radiofonici. Augurandoci di poter ricevere al più presto una sua risposta, accludiamo qui di seguito alcuni punti del contratto, a suo titolo informativo.

– Il contratto ha scadenza di un anno, rinnovabile su accordo di entrambe le parti;
– La KBS mette a disposizione del contraente un appartamento di due stanze, ammobilitato, con TV a colori, frigorifero e lavatrice;
– Il salario consiste in 13 mensilità di $ 1.200 USA al mese, più un buono di $500USA per le spese di prima sistemazione. Gli aspiranti a questa posizione devono essere laureati, avere una buona conoscenza della lingua inglese scritta, per essere in grado di eseguire lavori di traduzione, saper scrivere a macchina, e probabilmente avere esperienza in campo radiofonico. I documenti necessari da presentare consistono in un curriculum vitae, munito di una foto recente, e in un nastro registrato con la propria voce. Qualora fosse a conoscenza di persone interessate ad accettare l’offerta, la preghiamo di chiamarci al più presto con una telefonata a carico del destinatario presso questo numero…, e chiedere…”

E chi non lo voleva un appartamento di due stanze con TV-color, frigorifero e lavatrice? Cose che in Italia non si erano mai viste né sentite prima.

Di agghiacciante in agghiacciante, ecco uno stralcio di una lettera del Direttore della KBS a un ascoltatore:

“Nel 1988 si svolgeranno a Seoul le 24esime Olimpiadi estive, e così il ruolo di Radio Corea si sta ampliando più che mai. Per un’occasione storica di tale importanza, Radio Corea vuole scegliere monitor ufficiali fra gli ascoltatori più assidui secondo le regioni. I compiti di monitor ufficiali durante l’anno prossimo, e cioè dal primo Gennaio alla fine di Dicembre del 1988 sono i seguenti: inviare almeno una lettera al mese che comprende lo stato di ascolto, il contenuto delle trasmissioni e alcuni suggerimenti. Rispondere al questionario sulle tramissioni presentato da Radio Corea (una volta all’anno). Offire alcune informazioni delle opinioni in Italia sulla Corea. Per i monitor ufficiali, Radio Corea offrirà i seguenti sostegni: vari dati riguardanti Radio Corea e la Corea; buoni postali (2-3 volte all’anno); alcuni souvenir (1-2 volte all’anno). In attesa di una sua risposta, vorrei porgere i miei più sentiti saluti a Lei e alla sua famiglia”

Ecco, uno si poteva vendere per qualche buono postale e qualche souvenir, prestandosi al ruolo scomodo ma ben pagato di delatore delle opinioni che in Italia circolavano sulla Corea.

Lo scritto, che ad oggi potrà sembrare ingenuo e bambinesco, conteneva in nuce la verità di fondo. In Corea si celebravano le Olimpiadi. Tutti i riflettori erano accesi sul paese dello yin e dello yang, e Seul valeva bene una spifferata. Era logico che, calato il sipario sulla cerimonia di chiusura, neanche il servizio italiano, come i servizi di molte altre redazioni linguistiche minoritarie rispetto all’inglese, avrebbe avuto più senso. Era un servizio pubblico “a scadenza“, dopodiché ognuno a casa propria. Anche Moto Kobayashi. Che era uno che scriveva:

“Permettete che mi presenti: sono uno degli ascoltatori giapponesi di Radio Corea in italiano nel Giappone. Vi comunico, con piacere, che quasi tutte le notti ascolto Radio Corea in italiano trasmesso da Seoul, con entusiasmo. Sarò molto lieto se potreste inviarci una copia gratuita del bollettino “Questa è Radio Corea”. Da la mia parte, sono sempre pronto di pagare qualsiasi importo dell’abbonamento quando sono da voi informato in pochissimi giorni.”

Cioè, questi trasmettevano dalla Corea in italiano per poi farsi sentire da un giapponese in notturna. Fantastico!