Querelata per diffamazione Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi

In Italia esiste il reato di diffamazione, ed è una delle mostruosità giuridiche più evidenti che il nostro sistema penale si trascina al piede come una palla di piombo.

In primo luogo perché in altri paesi dell’Unione Europea un reato come la diffamazione che ha alla base l’esercizio del libero pensiero, del diritto di cronaca, di critica e di satira è stato giustamente depenalizzato (l’esempio è quello dell’Inghilterra).

In secondo luogo perché, nonostante in commissione giustizia della Camera giaccia una proposta di legge parlamentare a firma della stessa maggioranza di governo, che va nella direzione opposta (sembra impossibile ma questi ogni tanto fanno anche qualcosa di vagamente accettabile) in Italia la diffamazione è punita ancora con la reclusione, quando basterebbero delle semplici pene pecuniarie.

Fatto questo doveroso "cappello", è logico che la diffamazione, così come stigmatizzata nel nostro ordinamento giuridico, non serve più tanto al diffamato per vedere riconosciuta la propria onorabilità, ma al querelante (che non è sempre diffamato) per mettere sotto scacco l’altro. La querela per diffamazione non è la richiesta dell’avvio di un procedimento per il buon nome che è stato sporcato, ma un ricatto bello e buono. "Intanto ti denuncio e paghi un avvocato, il resto si vedrà".

Ma ci sarà tempo e modo di parlare della diffamazione e dei suoi effetti perversi.

Per oggi basti sapere che la signora Patrizia Moretti in Aldrovandi, madre di Federico Aldrovandi, morto dopo una serie di percosse da parte di poliziotti poi riconosciuti colpevoli con una sentenza di primo grado e condannati a pene tutto sommato miti per la morte di una persona, ma anche e soprattutto alla interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, è stata querelata per aver leso l’onorabilità dei condannati in primo grado, avendoli definiti "delinquenti".

In verità il Pubblico Ministero si è espresso per l’archiviazione. Però la parte lesa (cioè i condannati) si è opposta e, dunque, il 18 giugno prossimo, presso il Tribunale di Mantova sarà discussa l’udienza per vedere se tale opposizione è accoglibile o meno.

A questo proposito c’è da dire che all’opinione pubblica è stata data in pasto la notizia che si tratterebbe della prima udienza a carico della signora Moretti Aldrovandi. Non dovrebbe, in realtà, essere così, e ringrazio l’avvocato Benedetta Bàrberi Nucci per avermi messo la pulce nell’orecchio e, dunque, il beneficio del dubbio nei confronti di certe notizie allarmistiche che circolano in rete con troppa leggerezza.

E’ chiaro che si è trattato di un gesto intimidatorio e delle ultime cartucce sparate da dei poliziotti e dalla loro difesa, ma il gesto rimane ed è inequivocabile: la vendetta, il grimaldello dell’astio, la volontà di prendersela a tutti i costi con un soggetto debole (se non lo è una madre a cui è stato ucciso il figlio, chi dovrebbe esserlo?).

Muore Sansone con tutti i filistei mentre Giuda non ha ancora trovato un albero al quale impiccarsi…

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