Quelli che vogliono la didattica estiva

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(screenshot da Repubblica.it)

Un gruppuscolo di persone, tra cui molti insegnanti, si è riunito pubblicamente di recente per rivendicare il diritto a una scuola vera, fatta di didattica in presenza, costituita da rapporti umani tra persone e non più da estenuanti collegamenti internet. Con le parole di un’anima nobile come quella di Antonio Gramsci, che diceva “Istruitevi, perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza”, rifiutavano la didattica a distanza (che è solo UN modo alternativo di fare lezione, non è l’optimum, ma è tutto quello che abbiamo), pretendendo il ripristino di una scuola “normale” e non virtuale. Tra gli slogan ideologici e pratici rivendicati, anche quel “non mandiamo la scuola in vacanza” che leggete sul titolo dello screenshot della pagina di Repubblica che vi riporto. Ma questa gente ha idea di quanto lavoro, energie e risorse sia costata alle scuole la didattica a distanza, quando, una volta chiuse, i ocenti hanno dovuto reinventarsi conoscenze, strumenti, metodi di approccio, sotto la spinta di direttive ministeriali che cambiavano ad ogni folatina di vento di che tirava? Ho visto gente che sul computer non sapeva nemmeno aprire un file collegarsi con Google Suite (bella tangherina anche quella!), avere a che fare con parole fino ad allora sconosciute come “classroom”. “calender”, “meet”. Ho visto anche gente che si è messa in malattia per non impazzire e che guadagna ancora come tutti gli altri che, invece, hanno rischiato l’impazzimento per essere state anche 10 ore di fila davanti a uno schermo a preparare lezioni, collegarsi, assegnare compiti, caricarli su Google Drive, poi invece no, dovevi metterle in allegato su Classroom, interrogare on line ragazzi muti o insufficienti, e allora prepara lo sportello per quello, e lì di nuovo lezioni, e correggi i compiti, i compiti dove glieli mandiamo, su WhatsApp o sull’email, quello che non ha la connessione, quello che non ha nemmeno il computer, quello che finisce i Giga, le chat di classe su WhatsApp che si moltiplicano, messaggi che cominciano ad arrivare alle 6,30 del mattino, vai qui, collegati là, guarda le ultime direttive del Dirigente Scolastico, no, anzi, quelle del Ministero, non mi si apre il documento, come faccio, a me si apre normalmente, com’è che non mi è possibile modificare il PDF (testina, un PDF NON è modificabile!), insomma, c’è gente che si è fatta un culo così. E a un certo punto arrivano Lorsignori a dirci che la didattica non si deve interrompere nemmeno d’estate come se fino ad ora la gente se ne sia stata a grattarsi i coglioni dalla mattina alla sera. C’è gente che ci ha rimesso la famiglia per la fottutissima didattica a distanza, ce ne vogliamo rendere conto o no? Ci sono insegnanti che non hanno più portato i figli nemmeno a fare una passeggiata perché dovevano assistere a collegi docenti deliranti durati anche quattro ore in cui il più normale di tutti sbatteva i pugni sul tavolo e si dimetteva da tutti gli incarichi ricevuti e ricevendi, e a consigli di classe (sempre on line) in cui c’era gente sfinita con l’aria emaciata che si lamentava perché quello durante la lezione le ha sparato un rutto in diretta o si è mostrato a torso nudo mentre ballava la tecno tanto, dice “sono in casa mia e faccio quel cazzo che mi pare”. Persone che hanno assistito a riunioni dei coordinatori, sindacati che pubblicavano diffide contro i dirigenti scolastici, e chi più ne ha più ne metta. E questi non vogliono nemmeno che i docenti se ne vadano in vacanza (quelli che possono, perché la maggioranza sarà impegnata con gli esami di Stato, visto che sono tutti membri interni) perché ci sono gli alunni (che, peraltro, non vedono l’ora) che soffrono della mancata socializzazione, dei momenti in comune e della mancanza del girotondo in giardino? Ma lo sa questa gente cosa significa, a livello sanitario, riaprire tutte le scuole a settembre? Ha mai visto una classe pollaio? E’ mai stata in un corridoio scolastico durante il momento della ricreazione o al cambio dell’ora? E in una palestra? E in un laboratorio informatico dove le postazioni sono appiccicate l’una all’altra, altro che metro di distanza? Lo sa questa gente qual è il rischio REALE (non teorico) di una riapertura delle scuole in presenza a settembre a livello di diffusione del coronavirus? Chi ce le dà dieci milioni di mascherine AL GIORNO come mezzo di prevenzione? E le distanze di sicurezza, visto che nelle classi prima della pandemia si stava pigiati come le sardine? Vogliono anche la didattica estiva? Si vede che fino ad ora non hanno lavorato abbastanza, se no sentirebbero il bisogno urgente e impellente dell’esatto contrario, cioè quello dell’esercizio del proprio diritto alla disconnessione e di restarsene in pace a rigenerarsi il cervello. E allora lavorino, perdìo, come tanta gente, anche sabato e domenica. E lascino riposare in pace Antonio Gramsci.

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