Quelli che ti rispondono sempre con le stesse emoticons

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Oggi ho ricevuto tre messaggi WhatsApp nel giro di cinque minuti. Veramente erano cinque, ma posso solo documentarvene tre. Erano tutti e tre delle risposte ad altrettanti miei messaggi di testo tutti diversi tra loro come diversi erano, ça va sans dire, i destinatari.

E c’è che le risposte sono tutte uguali. Tutte. E’ solo una faccina. Ripetuta un numero variabile di volte. Cambia solo quello, nient’altro. Perfino l’emoticon usato è sempre lo stesso, la faccina che piange dalle risate.

Già, ma io avevo detto delle cose. Magari non interessanti, ma avevo comunque detto delle cose. Perché devo essere ripagato con una faccina? Perché non mi merito due parole scritte in croce, magari con tutte le abbreviazioncine del caso e del cazzo, tipo “xché”, “xò”, che so io, “sono d’accordo”, “non sono d’accordo”, “vai in culo”?? Perché la faccina è facile, rapida e indolore, così si fa vedere al destinatario che non si è ignorato il suo messaggio, ci si fa la figura di quelli educati che rispondono e subito, e ci se ne libera abbastanza facilmente, almeno fino alla prossima volta che il nostro interlocutore decide di scriverci.

Ma prima di rispondere una cosa così si può anche non replicare, stare zitti, lasciar correre. Io personalmente a volte lo faccio e, sinceramente, lo preferisco. Ma davvero non avete nulla da dirmi?? Padronissimi ma allora, appunto, tacete. Cosa cazzo mi rappresenta una faccina? Vi siete divertiti? Beati voi, io no, e la prossima volta col cavolo che vi scrivo. ‘Culo!

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