Quelli che su Facebook vogliono la pena di morte e non dimenticheranno mai Sarah Scazzi senza averla conosciuta

Reading Time: 3 minutes

 2 total views,  1 views today

Eccoli, ancora, dunque, gli sciacalli della cronaca, gli sfruttatori del dolore e della pura rabbia, dell’occhio per occhio dente per dente, del “io mi farei giustizia da solo tanto, cosa vuoi, in Italia di giustizia non ce n’è“.

Aprono un gruppo su Facebook e lo intitolano “Pena di morte per Michele Misseri, zio di Sarah Scazzi”.

Sono due clic, per carità, nulla di particolarmente impegnativo, chè le sinapsi di costoro mai arriverebbero a fare qualcosa di informaticamente diverso dal “clicca qui” o “clicca là”.

L’unica cosa veramente difficile da immettere in una operazione simile, oltre alla totale mania di protagonismo al limite del patologico, è un tempismo invidiabile.

In Amici miei” la definizione del genio veniva data tramite “fantasia, intuizione, colpo d’occhio e rapidità di esecuzione”.

Essere geni su Facebook è molto semplice. Basta non avere nulla da fare (nulla di particolarmente scocciante o impegnativo, come alzarsi la mattina per andare a lavorare, ad esempio…) ed essere al computer nel momento in cui arriva una notizia che turbi la sensibilità dell’opinione pubblica al punto da causare un maremoto emotivo, sulla cui onda cavalcano questi surfer improvvisati.

Ma sì, la pena di morte per lo zio di Simona Scazzi, Dio che ideona!!

E da lì, più di 20.000 persone si iscrivono, perché è chiaro, chi non vorrebbe avere tra le mani un assassino per essere un po’ assassino a sua volta? “Lasciàtelo a me che l’ammazzo io”, sembra gridare dal fondo di un anonimato che tale non è (aprire un gruppo su Facebook è più o meno come aprire una casella di posta elettronica, si può sempre risalire a chi l’ha fatto).

E tutti gli altri 20.000 e passa che sembrano rispondere: “Lascia un capello a me!” oppure “Le unghie dei piedi gliele strappo io con le pinze arroventate!“, “Io gli brucio gli occhi…“, “Io gli trafiggo il cuore con un paletto di fràssino…” “Sì ma non picchiare troppo forte se no muore subito!

L’odio e la barbarie di uno solo lasciano spazio all’inciviltà di 20.000.

Per uno zio che ammazza la nipote biondina ci sono 20.000 individui disposti a identificarsi nientemeno che col dolore di una famiglia (che è quanto di più personale possa esistere), che si sente in diritto, anzi, in dovere, di sostituirsi allo stato nell’applicazione di una pena.

La pena di morte fu invocata da tantissime persone (ben più delle trascurabili 20.000 raccattate da questi giocherelloni del web) anche per Sacco e Vanzetti. L’applicarono infatti, solo che risultarono innocenti.

Lo zio della giovane vittima, con ogni probabilità, innocente non lo è.

Ed è proprio qui che deve agire lo stato, non i cittadini.

Cittadini buoni solo a fare una pagina web o a cliccare su un “Mi piace” o, peggio ancora, a scrivere “Non ti dimenticheremo mai!”

Ma non ti dimenticheremo mai DE CHE??

La conoscevano Simona Scazzi? L’avevano mai invitata a qualche festa, pranzo o cena a casa loro? Ci hanno parlato?? Hanno mai condiviso un pensiero, uno scambio di opinioni, una risata con lei? O pensano che il solo fatto che ne abbia parlato la televisione attraverso una trasmissione esecrabile dia loro il diritto di dire una cosa simile?

La madre non la dimenticherà mai, un vedovo non dimenticherà mai la moglie morta, un padre non dimenticherà mai il figlio morto per un incidente stradale, o sul lavoro, ci sono persone che vivono privatamente dei lutti indicibili e dei dolori inenarrabili. Privatamente. Mute.

Ci vogliono legami affettivi forti e indissolubili per non dimenticare mai una persona.

Ma questa gente che invoca la forca per gli assassini e si mostra biecamente su internet senza timore del ridicolo, si può sapere chi diàvolo era rispetto alla vittima?

Emeriti sconosciuti che non conoscevano una ragazza sconosciuta. E non la dimenticheranno mai. Complimenti!

E finché saranno su Facebook non li dimenticheremo neanche noi. Ci mettono la faccia, il nome e il cognome. La vergogna e il pudore, non sanno neanche da che parte abitino.