Quelli che leggono il blog (bontà loro!)

Ecco, devo fare outing: io mi stupisco sempre della gente che legge il mio blog. Va bene così??

Il nostro pantagruelico (pantagruelico?) lettore Baluganti Ampelio ribatterebbe (mi par testé d’audire il suo lève favellare) dicendomi “io mi stupisco che tu ti stupisca” (o allora? gli gàrban le ridoNdaNze!), ma le cose non sono così semplici: non è che perché siccome un blog esiste ed è raggiungibile via web la gente lo debba vedere, leggere e consultare per forza. Il fatto che sia “accessibile” non implica che debba essere per forza anche “accessato”. Esistono migliaia di blog che sono fermi e parcheggiati lì, e non solo perché chi li ha aperti non si preoccupa di aggiornarli (che sarebbe il meno) ma proprio perché la gente non ci va.

Quello che mi stupisce, in primo luogo, è che, invece, la gente sul mio blog ci venga. E anche qui c’è “gente” e “gente”. Potrebbe sembrarmi perfino naturale (e in effetti lo è) che vengano a leggermi persone che conosco o che frequento. Un’amica mi disse qualche anno fa che lei la mattina apriva il computer e faceva colazione leggendo il giornale e il mio blog. La ringraziai anche se per me era (ed è tuttora) pazzesco pensare di scrivere un intervento al giorno (la scrittura sul blog ha per me ritmi assai sincopati, di cui vi parlerò in futuro).
No, ecco, chi viene sul mio blog è proprio la persona della strada, quella che non te l’aspetti. Magari quella che ci arriva per sbaglio dopo aver fatto una ricerca su Google, o quella che, per esempio vuole leggere quello che scrivo su Wikipedia (ah, i Wikipediani, se non ci fossero sarebbe meglio, ma ci sono, e cosa ci si vuol fare?) o, più semplicemente, chi vuole querelarmi. Insomma, un pubblico eterogeneo.
Questa settimana le statistiche registrano un minimo di 2194 e un massimo di 2856 visite. Son tante? Son poche? So assai, son quelle che sono. Ed evidentemente, per un blog, sono “abbastanza” per far sì che il bacino di utenza si estenda oltre la cerchia delle persone che mi conoscono. Si potrebbe fare di più?? Mah, probabilmente sì, e allora aprite un blog e fatelo voi.

Peccato, perché, ecco, ogni tanto, quando scrivo, mi càpita di pensare a come riderà il Tizio, a come se la piglierà il Caio, a quanto tempo ci metterà a telefonarmi la Sempronia. Poi però guardo i commenti da Facebook (abbiate pazienza, bisogna pur esser delle troie e smerciarsi sul marciapiede del primo social network per campare -Paolo Conte, più elegantemente, avrebbe detto “Si muore un po’ per poter vivere”) e quelli spontaneamente depositati su questa bacheca e penso a quelle personcine che si sono prese del tempo per scrivermi e per mandarmi a dire, magari, che sono una gran testa di cazzo, il che sarà anche vero, non dico di no, ma è il miracolo dell’alchimia fra il testo scritto, abbandonato ai gorgoglii delle onde del web, e l’utente finale che proprio non riesco a spiegarmi.

Ultimamente questo blog è invecchiato come me. Ci parlo sempre degli stessi argomenti. Wikipedia (per l’appunto), la diffamazione, la Boldrini, qualcuno che ogni tanto muore (o che è già morto) e di come ogni tempo passato fu migliore. Non mi sembra una plètora di argomenti vasta e particolarmente interessante. Eppure, anche così, il blog riesce a smuovere quanto meno l’amor proprio di qualcuno.

Poi dice che uno non se ne deve stupire.

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