Quella volta che Facebook mi bloccò l’account (ieri)

Reading Time: 2 minutes

 75 total views,  1 views today

like

Sono stato per tre giorni in Francia, in un villaggio piccolissimo che avrà sì e no 350 abitanti in tutto e in cui non c’è nulla, ma proprio nulla. Né un chiosco di giornali, né un bar, né un supermercato, né un negozio di qualsivoglia specie. Nulla di nulla. Solo un distributore automatico di baguettes gestito da una boulangerie del paese vicino (ah, ces diables de français…).

Ma internet ci arriva, e funziona, da quel poco o pochissimo che ho potuto vedere, piuttosto bene per le esigenze di un utente medio qualunque.

Ho avuto l’opportunità di farmi prestare un computer portatile collegato al wi-fi di una casa privata. Ho dato la solita occhiata ai miei siti (stanno bene, grazie), alla mia e-mail, ho fatto una ricarica telefonica (non per me, che avevo dimenticato il cellulare sul comodino del letto, ma questa è una storia che vi racconto a parte) e sono andato a vedere prima Twitter (stava bene anche lui) e poi Facebook. E qui sono cominciate le magagne.

In pratica Facebook ha visto che qualcuno si stava collegando al mio account da un computer non italiano (orrore!!) e con un browser inconsueto (terrore e disonore!!). Hanno fatto due più due e hanno pensato “Ahah!! Questo è sicuramente un tentativo di hacking, adesso i solerti 007 di Zuckerbourg, lì, bloccheranno il problema alla radice. E mi hanno sospeso l’account. Cazzo, ma una imbecillata più imbecille non la sapete inventare?? Sono rimasto, dunque, senza Facebook per un giorno. Fino a quando, cioè, sono tornato a casa, ho preso il mio telefono (che era sempre lì sul comodino ma, ve l’ho detto, questa ve la racconto a parte) e mi sono collegato. Mi hanno detto che l’acconto era stato bloccato perché un maramaldo (che poi sarei io) ha cercato di intrufolarvisi dentro dalla Francia. Evviva! Ora, vi immaginate se tutti i fornitori di servizi usassero questa politica? Uno non potrebbe più mandare una mail da un posto che non sia la sua residena abituale, collegarsi alla propria banca per consultare gli estratti conto o i movimenti della propria carta di credito, disporre operazioni di transazione, spedire una raccomandata on line. E’ una logica perdente: è il mio account che mi segue, mica io che devo andargli dietro collegandomi da dove gli pare a lui!

Questo è successo. Il pensiero è sempre il solito: essere il più possibile indipendenti in internet paga e se ci si affida a Facebook ci si ritrova prima o poi ad avere grane che non si sono andate a cercare. Sarebbe meglio evitare. Ma ormai ci sono invischiato come una mosca nel miele.