Quella stronza di Livia: L’eta’ del dubbio

Arridero, Finalmenti.

"Come stai?" spiò Montalbano.

"Bene, e tu?"

"Sono infognato in un’indagine che… A proposito, tu lo conosci un certo Emile Lennec?"

"Cos’è, un altro scherzo a modo tuo?"

"Lo conosci o no?"

"Certo che sì. L’abbiamo conosciuto insieme."

"Dove?"

"A Marinella."

"Non se l’arricordava per niente."

"Davvero? E chi è?"

"Si tratta di…" pincipiò lei.

S’interrumpì, fece ‘na risateddra.

"Si tratta di uno che è esattamente come tuo figlio."

"Dài, Livia, non…"

Ma lei aviva riattaccato. La richiamò. Il tilèfono squillò a vacante.

E questa era la punizione che Livia gli aveva assignata per la faccenna del picciliddro inesistenti. Quella fìmmina non gliene perdonava una che era una, mannaggia!


(da "L’età del dubbio", pag. 128)
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