Quando una petizione web restituisce diritti – intervista a Andrea D’Ambra a cura di Paolo De Andreis

Ha dato vita alla petizione online che ha raggiunto quasi un milione di sottoscrittori, ha mosso le autorità dell’Unione Europea e ha spinto ad agire le Authority italiane, fino al varo del Decreto Bersani che abolisce i costi di ricarica e che sanziona così lo strepitoso successo della mobilitazione web in cui ha creduto e che ha coordinato: Andrea D’Ambra, all’indomani dell’abolizione dei costi, parla con Punto Informatico di quel che è stato e di quel che spera potrà essere anche attraverso la neo-associazione dei consumatori a cui ha dato vita, Generazione Attiva.

Punto Informatico: Sono stati aboliti i costi di ricarica ma molti temono che ora telefonare costerà di più. Come stanno le cose?
Andrea D’Ambra: Ora ci sarà più concorrenza perché il costo di ricarica era rappresentato da un cartello che metteva d’accordo tutti gli operatori che di fatto rinunciavano a farsi concorrenza e mantenere quella quota di clienti. Il consumatore trarrà vantaggio dall’abolizione dei costi di ricarica e potrà scegliere l’operatore con l’offerta piu vantaggiosa.

PI: Si era detto che l’abolizione dei costi di ricarica non avrebbe dovuto comportare un aumento tariffario che però, a quanto pare, si è verificato, pur con diverse modulazioni a seconda degli operatori. Come pensate di agire per contrastare queste conseguenze?
AD’A: È tra i compiti dell’Agcom quello di sorvegliare e sanzionare eventuali comportamenti illegittimi. Da parte nostra la vigilanza sarà massima. Desidero ricordare inoltre che esistono ben 4 operatori e non tutti a quanto pare hanno deciso di aumentare le tariffe, in regime di concorrenza si può optare per l’operatore più conveniente usando la portabilità che permette di conservare il proprio numero telefonico. Generazione Attiva, Associazione Nazionale in difesa dei Consumatori, si riserva ogni azione a tutela dei consumatori in tutte le sedi competenti contro le compagnie che non rispetteranno il dettato legislativo.

PI: Uno degli effetti dell’abolizione di quei costi è la possibilità per gli utenti di capire meglio e con più immediatezza quanto effettivamente costi la telefonia mobile. Si fa un gran parlare di trasparenza a seguito del decreto Bersani, a vostro parere ora le "nuove" tariffe sono più trasparenti di prima?
AD’A: L’abolizione del costo di ricarica ha sicuramente contribuito affinché i prezzi siano piu trasparenti. Non si dovrà piu aggiungere la componente "costo di ricarica" che era eterogenea rispetto alla tariffa e arrivava ad incidere fino al 40% in piu rispetto al costo al minuto ma sarà piu facile comprendere e comparare le tariffe tra i diversi operatori.

PI: L’abolizione dei costi rappresenta il successo di una mobilitazione online che non ha precedenti per dimensioni e per "impatto", ma appare anche come emblema della deficienza dei meccanismi istituzionali di controllo e di tutela del consumatore e molti ritengono che, superata la "bufera" dei costi, la vigilanza torni quella che era. È questa la vostra sensazione?
AD’A: Non si ricorda in Italia una mobilitazione cosi forte, ottenuta grazie alla rete. Qualche anno fa un successo del genere sarebbe stato inimmaginabile senza internet e il mondo dei blog. È allo stesso tempo incredibile che debba intervenire un cittadino quando esistono in Italia circa venti associazioni di consumatori e delle Authority preposte al controllo oltre che all’intervento.

PI: Qualcosa è cambiato dopo questa mobilitazione?
AD’A: Ritengo che alla luce di questo successo le Authority abbiano già mostrato un pizzico di fermento in più. L’Antitrust ha aperto varie indagini ultimamente – costi dei conti bancari italiani rispetto a quelli esteri, benzina etc. L’Agcom ha fatto sequestrare dalla GDF qualche settimana fa i piani tariffari degli operatori per controllare e sanzionare eventuali abosi post-abolizione dei costi di ricarica. La nostra sensazione è che da ora in poi nolente o volente le Authority dovranno lavorare meglio e di più per evitare ulteriori brutte figure e richiami da Bruxelles.

PI: E il cittadino-utente?
AD’A: Il cittadino-utente da parte sua deve evitare disfattismi e pessimismi ma attivarsi e svolgere un’attività da protagonista nel mercato. Il potere è nostro, dobbiamo farlo capire a tutti!

PI: A volte però il pessimismo è comprensibile: le difficoltà di Governo e Autorità di settore nella vigilanza sono evidenti anche per "l’iter" della petizione, forse più ascoltata a Bruxelles che a Roma. È così? Come siete riusciti a far "passare il messaggio" presso le istituzioni?
AD’A: Le nostre istituzioni si devono sempre far riconoscere. Intervengono quando non devono e latitano quando invece dovrebbero farsi sentire. Quando lanciai la petizione non ebbi nessuna risposta dalle Authority, Antitrust e Agcom, che contattai e decisi così di rivolgermi alla Commissione Europea che, dimostrandosi istituzione seria ed efficiente, oltre a rispondermi interessò le Authority Italiane che poi di fatto furono obbligate ad intervenire.

PI: Un intervento non rapidissimo…
AD’A: Alla conclusione dell’indagine, dopo ben 5 mesi, le Authority congiuntamente confermarono che si trattava di un’anomalia tutta italiana, di un cartello e che il balzello gravava in particolar modo sulle fasce piu deboli della società – giovani ed anziani – visto che il costo di ricarica era in proporzione maggiore sui tagli più piccoli e questi ultimi sono usati dalla stragrande maggioranza della popolazione.

PI: Come giudichi la "reattività" del Governo?
AD’A: Tramite Bersani, ha colto la palla al balzo scippando di fatto questo lavoro dalle mani dell’Authority – a 15 giorni dall’intervento dell’Agcom che avrebbe abolito i costi di ricarica – e inserendo l’abolizione nel decreto. Questo ha sollevato dubbi da Bruxelles – che non per niente aveva contattato le Authority per competenza e non il Governo – e ha creato difficoltà anche per quanto riguarda la possibilità di rimborso dei costi di ricarica sostenuti finora visto che un intervento sanzionatorio dell’Agcom ci avrebbe facilitato rispetto ad un decreto legge. Bersani ha così colorato politicamente l’iniziativa – che in mano all’Authority sarebbe restata indipendente – oltre che aver cercato di espropriare gli oltre 800mila firmatari di un loro potere e farsi bello davanti all’opinione pubblica. La
vignetta di "The Hand" in questo caso vale più di mille parole.

PI: Molte importanti associazioni dei consumatori si sono accorte del problema costi di ricarica quando la petizione D’Ambra aveva raggiunto già una notevole popolarità e i suoi primi effetti iniziavano a farsi sentire. È vero che inizialmente era stato scoraggiato a intraprendere un’azione di questo genere? In che rapporti siete con queste associazioni?
AD’A: Sì, verissimo. Ricordo quando lanciai la petizione contattai tutte le associazioni dei consumatori che o non mi risposero o mi dissero "lasci stare, non si può far nulla". Poi quando l’iniziativa ha ottenuto successo (mediatico e non) anche grazie al sostegno di una persona squisita come Beppe Grillo, sono salite sul "carro del vincitore" e dappertutto, in televisione e sulla stampa non hanno mai smesso di prendersi meriti non propri. Dovremmo essere in ottimi rapporti visto che in teoria dovremmo remare tutti nella stessa direzione, in teoria!.

PI: Perché in teoria?
AD’A: Mi sono reso conto che oltre ad avere contro gli operatori di telefonia mobile, Generazione Attiva ha anche contro le associazioni dei consumatori che evidentemente ci temono visto il risultato ottenuto. L’importante per noi è avere i consumatori dalla nostra parte ed è quello che rileviamo quotidianamente dai numerosi messaggi che ci pervengono oltre che dalle migliaia di iscrizioni che arrivano alla nostra associazione.

PI: Uno dei tanti meriti della petizione D’Ambra è quello di aver reso evidente all’utenza Internet quanto può impattare sulla realtà italiana quando si stringe attorno ad una causa comune. Siamo all’alba di una (r)evolution verso la democrazia diretta?
AD’A: È quello che ci auguriamo. Proprio per questo ho deciso di non fermarmi qui, accogliendo le richieste che mi giungono da diverse parti e che chiedono di andare avanti contro le tante altre ingiustizie che colpiscono i consumatori italiani. Questa petizione ha dimostrato che se c’è la volontà di farlo, le persone dal basso possono cambiare il sistema! Questo fa paura ai nostri politici oltre che ai giornalisti "embedded" che evitano di parlare di questo successo nato dal basso perché se la gente è conscia di questo potere i nostri politici non possono continuare più i loro "giochi".
Non è un caso che tra le iniziative che Generazione Attiva porterà avanti ci sarà l’istituzione della Class Action in Italia, cosi come già avviene negli Stati Uniti, la possibilità di avviare cause collettive contro le imprese e le multinazionali che quotidianamente abusano del loro potere a danno dei cittadini.

PI: In questi giorni sono partite alcune nuove petizioni e rilanciate vecchie petizioni, da quella per la copertura broad band a quella che chiede l’abolizione dello scatto alla risposta nella telefonia mobile. Come vedete queste altre iniziative? Intendete appoggiarle?
AD’A: Tutte le iniziative che, come la petizione contro i costi di ricarica, nascono dal basso e cercano di risolvere problemi diffusi e cari ai consumatori non possono che trovare il nostro appoggio.

PI: Il prossimo obiettivo di Generazione Attiva sembra ancora una volta tutto in salita, ma l’abolizione dei costi di ricarica testimonia che scalare i monti non vi scoraggia: è il rimborso dei costi di ricarica sostenuti fin qui. In che modo intendete perorare questa causa? Perché gli operatori dovrebbero rimborsare in questo modo i propri utenti in modo "retroattivo"?
AD’A: Sì, è tra le prossime iniziative, stiamo già lavorando con uno staff legale per fornire ai nostri iscritti la possibilità di ottenere il rimborso dei costi di ricarica sostenuti finora dai cittadini italiani. Gli operatori hanno prelevato ingiustamente con questa invenzione circa 1,7 miliardi di Euro l’anno. Scusate se è poco! Ovviamente non ci aspettiamo che gli operatori ci rimborsino se non saranno obbligati a farlo, così come avvenuto con i costi di ricarica. Preferiamo comunque non svelare tutte le nostre carte per non favorire la controparte.
Invito quindi tutti ad iscriversi a Generazione Attiva. L’obiettivo è altrettanto ambizioso: 30mila iscritti per poter essere riconosciuti a livello nazionale. Abbiamo portato a casa un grande risultato e con il sostegno della rete potremo continuare la nostra opera a favore dei cittadini/consumatori.

a cura di Paolo De Andreis

update sui rimborsi
Ad intervista conclusa il capo di gabinetto dell’Autorità TLC, Guido Stazi, ha spiegato che sono in atto riflessioni sul possibile recupero dei costi di ricarica a partire dal 2 febbraio ma che "indicazioni devono venire anche dal Governo che ha emesso il decreto e darà un’interpretazione autentica"

da: www.punto-informatico.it

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