“Qua la zampa!”: gatti e campanellini

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Perché non sopporto le associazioni di volontariato?

Perché volevo adottare una gattina, ecco perché.

Allora cosa ho fatto? Ho cercato in rete se ci fossero delle associazioni per la protezione degli animali qui a Roseto degli Abruzzi, in questo luogo-non-luogo, in questo piccolo mondo di un mondo piccolo che ha la sventura di ospitarmi.

Ne trovo una. Si chiama “Qua la zampa!” Il nome mi piace. Hanno un sito web ospitato da Altervista che non aggiornano da due anni, ma anche una pagina Facebook visibile anche a chi, come me, Facebook non ce l’ha (più).

Mi rinviano a un questionario di preaffido. Mi chiedono le solite cose: come mi chiamo, dove vivo, il mio numero di telefono, il mio indirizzo e-mail.

Poi comincia una serie serratissima di domande, in confronto al quale il test psicologico del Minnesota impallidisce.

“Da dove nasce il desiderio di adottare un gatto?”

E che domanda è. Uno vuole adottare un animale per dare e ricevere affetto, per cosa, se no, per cucinarlo in umido alla vicentina? Transeat.

“Avete bambini o anziani in casa?”

No, vivo da solo perché sono separato. Viene spesso a trovarmi mia figlia che non fa che limarci sordo con un gattino. Lo vuole. La madre non sopporta i gatti, allora lo prendo io, così quando viene da me ci gioca e impara anche un pochino a rapportarsi con gli animali. E’ un problema? Non credo. Ma, soprattutto, perché devo dirglielo?

Mi chiedono anche se il gatto starà in casa o in giardino. E se starà in giardino se per caso ho una rete di recinzione (sì, ce l’ho, e non per caso) e quanto è alta (ma che ne so?).

“Ci sono mai stati casi di morte di gatti per avvelenamento o maltrattamento nella vostra zona?”

So assai! Non è che gli avvelenatori di gatti vengono a bussare a casa mia per dirmi che hanno un po’ di arsenico in casa.

“Avrete tempo da dedicargli?”

No, certo, io adotto un gatto perché poi lo lascio in casa senza accudirlo, senza dargli da mangiare, da bere e senza farlo giocare, tanto ha nove vite e io non ci sono mai.

“Se interessati ad un cucciolo, siete consapevoli che hanno molta energia e bisogno di correre, giocare e arrampicarsi?Potrebbero saltare sui mobili, far cadere degli oggetti e graffiare divani o tende.È un problema per voi? “

Non ho le tende perché non le sopporto. Va bene così?

“In che modo educherete il gatto? Utilizzerete rinforzo positivo o rinforzo negativo? In alternativa, quali altri metodi utilizzerete?”

Non so assolutamente di che cosa stiano parlando. Cos’è un rinforzo? Dio mio, io vorrei soltanto un animale. Perché deve essere così complicato?

“Siete pro o contro al campanellino attaccato al collare del gatto? Perché?”

“Siete pro o contro al taglio delle unghie nel gatto? Perché?”

Ma che siamo, Guelfi e Ghibellini? Cos’è, Napoleone contro Wellington?? Immagino che la questione del campanellino al collo divida in due l’opinione pubblica, come quando si è trattato di scegliere di votare Mario Nugnes o William Di Marco alla carica di sindaco.

“Siete disposti ad informarci periodicamente con foto e video circa la crescita e il benessere del gatto?”

Ma anche no. Perché, cosa volete farci con le foto?

“Prima dell’affidamento del gatto verranno effettuati controlli preaffido direttamente presso la vostra abitazione, è un disagio per voi?”

Ma certo che lo è. Soprattutto quando si tratta di “controlli“. Cosa c’è da controllare? Cos’ha la mia casa? Fa schifo? Puzza? Mi mandate gli assistenti sociali? Gli psicologi e gli psichiatri della ASL? Per due croccantini e un po’ di pesce o trippa ogni tanto? Su, via…

“Se quanto dichiarato nel modulo non verrà rispettato avremo il diritto di riprenderci il gatto. Ne siete consapevoli?”

Certo. Dietro regolare mandato della magistratura.

Ah, se avessi davvero risposto così!

Invece no. Ho cercato di indovinare quali fossero le risposte più giuste per ottenere l’affidamento. Il mio fine era quello di adottare una gattina. Certo, mi sono anche chiesto “Oddio, e se ora rispondo che sono favorevole al campanellino al collo cosa mi succede, vengo fucilato come nemico del popolo sulla Piazza Rossa?” Ma il fine giustifica i mezzi, come dice Qualcuno.

Ho datato e sottoscritto (con una firma digitale che non vale una cicca) il modulo.

Poi l’ho spedito e ho fatto loro una piccolissima donazione via PayPal. Roba da poveracci, si intende. Ma magari un pasto per gli animali che hanno in custodia ci scappa.

Risposte? Nessuna.

Non sono stato contattato. Né per telefono, né per e-mail. Nessuno mi ha detto “Oh, guarda, lurido essere infame, il gatto non te lo diamo perché sei favorevole ai campanellini, comunque grazie lo stesso, anche per gli eurini, che schifo non ci fanno.”

E così, mi ritrovo a fare il gattaro riempendo le ciotole di croccantini e di acqua per i gatti del vicinato e i randagi della zona. Sempre se non si azzuffano con Oscar, il cane dei vicini.

Tutto per un campanellino.