Pyongyang, Seul, l’isola di Yeonpeyong e la guerra “vaiassa” tra le due Coree



Siamo pietosi noi italiani.

Stiamo sempre a guardare dal buco della serratura delle stanze anguste e strette delle nostre visuali e continuiamo a occuparci del matrimonio della Carfagna, del delitto di Avetrana, della posizione del Papa sui profilattici, mentre in Corea si stanno facendo gli ultimi preparativi per una bella guerra che, voglio dire, è quello che ci voleva per farci rimbecillire ancora di più e indurci ad insistere a parlare delle possibili elezioni, sempre in attesa del 14 dicembre, il B.-day, senza dimenticarci, nel frattempo, dei malori in acqua della Federica Pellegrini.

C’è un dittatorello ex grasso che sta per tirare le cuoia e che ha costruito, assieme al padre, il culto della personalità più antistorico del XX secolo, il "Caro Leader" che ha affamato il suo popolo, ridotto un paese alla miseria, e che, così per divertimento, spara all’isola di Yeonpeyong.
Perché quando si annoia, si sa, il dittatore vecchio e malato spara. Oh, lui reagisce così…
Quelli del Sud non vedevano l’ora di coinvolgere gli USA, fatto sta che i missili sono schierati, sei stato tu, no sei stato tu, ripeti se hai il coraggio, pum, pum pum, e la festa comincia coi fuochi d’artificio.

La guerra, quella sì che è una vajassa!

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