Putin in Vaticano: una visita poco ortodossa – Carlo Benedetti

Due volte con il polacco Karol Woityla – Giovanni Paolo II – con un faccia-a-faccia tutto in lingua russa. Ora sarà la prima volta con il tedesco Joseph Ratzinger – Benedetto XVI – e anche in questo caso non ci sarà bisogno dell’interprete. Perché Vladimir Putin – presidente russo – negli anni in cui serviva il Kgb nella Rdt, si era ben organizzato parlando esclusivamente tedesco. Ed eccolo ora alla nuova prova del dialogo tra Russia e Vaticano. Perché l’annuncio della sua visita Oltretevere – pur se non ancora ufficiale – è già dominio delle diplomazie. Arriverà in Italia il 13 marzo, incontrerà il presidente Napolitano, il premier Prodi e poi si trasferirà in Vaticano per dare il via ad un dialogo con il Papa. E sarà, questo, il momento più significativo della missione che dovrà contribuire – con ragionevolezza e moderazione – a creare le condizioni per un compromesso tra la Chiesa ortodossa e il Vaticano.

Tutto questo, comunque, non sta a significare che Putin sia divenuto il messaggero della Chiesa russa. E’ troppo furbo e pragmatico per assumere un ruolo simile senza avere la benedizione del Patriarca ortodosso Aleksei II. Sa, infatti, che la chiesa di Mosca ha ancora molti conti aperti con il Vaticano. Ma nello stesso tempo vuole dimostrare all’Ovest di essere aperto e disposto all’amicizia e al confronto.
E così, oltre a stringere la mano al Papa tedesco, raggiungerà anche la città di Bari che la Russia considera – dal punto di vista religioso – una capitale dell’ortodossia poiché qui si trova la basilica di un santo – Nicola di Myra – che gli ortodossi venerano come loro protettore. E così anche Putin compirà – in nome della conciliazione nazionale – un pellegrinaggio nella città pugliese. Ma la versione ufficiale è quella di un meeting con vari ministri russi ed italiani. Una sorta di “scoperta” del nostro Sud.

In generale, comunque, sia a Roma che a Bari si parlerà di energia, di rapporti Europa-Russia e di multilateralismo. Ma è ovvio che gli obiettivi degli osservatori di tutto il mondo saranno puntati sulla visita in Vaticano. Un “paese” che Putin già conosce per esserci stato nel 2000 e nel 2003 quando fu ricevuto da Giovanni Paolo II. In entrambe le occasioni, a differenza dei suoi predecessori Gorbaciov ed Eltsin, Putin non rivolse al Papa l’invito a recarsi a Mosca. Complesse le vicende del rapporto tra le due Chiese. Ecco perché sarà importante vedere che tipo di comportamento terrà ora con Benedetto XVI. Intanto si parla anche della possibile presenza nella delegazione russa di un esponente del Patriarcato. Se questo avverrà vorrà dire che qualcosa si sta muovendo. Pesano intanto i precedenti. Perché il capo della Chiesa russa ortodossa aveva detto di non escludere un incontro con Benedetto XVI e di ritenerlo come una “nuova pagina” nelle relazioni tra le due Chiese: c’era stata una sorta di apertura epocale per superare una frizione millenaria. E poi, sull’onda della visita di Ratzinger in Turchia, a Mosca, si era parlato di un possibile arrivo del Papa tedesco nella capitale. Ma tutto, ancora una volta, era saltato. Perché a riportare alla luce polemiche e “niet” nei confronti del Vaticano era stato proprio Aleksei II con un ampio discorso alla presenza delle massime gerarchie della chiesa ortodossa segnando un nuovo raffreddamento di posizioni tra la Chiesa russa e l’Oltretevere, proprio quando si erano registrati timidi segnali di distensione.

Il capo ortodosso, in particolare, era tornato ad accusare la Chiesa cattolico-romana di muoversi sulla strada della propaganda religiosa anche attraverso una precisa azione di proselitismo di massa. I religiosi russi, quindi, hanno mostrato di sentirsi direttamente attaccati ed hanno serrato le loro fila. Tutto questo mentre un giornale di Mosca – “Argumenty nedeli” – ha riaperto la polemica con il Vaticano scrivendo che le parole che il Papa pronunciò a suo tempo nei confronti dell’Islam non erano “casuali” dal momento che Benedetto XVI: “E’ stato sempre il leader dell’ala più conservatrice del Vaticano” e che ha sempre caratterizzato le sue azioni “all’insegna del proselitismo”.

Ma nonostante attacchi e polemiche le porte del dialogo restano socchiuse. “Perché – come afferma l’arcivescovo Tadeush Kondrusevich capo della chiesa cattolica in Russia – per far fronte alle sfide da parte del secolarismo, cristiani-cattolici ed ortodossi sono tenuti ad essere uniti. Soprattutto nel momento in cui nel mondo si registrano le offensive del secolarismo aggressivo, del relativismo morale e del liberalismo”. Chiaro, in questo contesto, il senso delle dichiarazioni del rappresentante del Vaticano che si trova, appunto, nella prima linea del “dialogo” tra l’ortodossia e la chiesa romana. Posizione difficile, però, tenendo conto che c’è nei vertici dell’ortodossia russa una vera forma di orgoglio unito ad un bisogno inespresso di appartenenza ad un mondo dell’Est che non si riconosce nell’Occidente. Ma al Patriarcato di Mosca si sa anche che il Vaticano non è più minacciato dal comunismo, ma dal laicismo, dall’economicismo, dal secolarismo, dal liberismo e dal permissivismo che caratterizzano, appunto, la globalizzazione, la quale è anche americanizzazione del mondo. Eppure sono ancora molti i religiosi russi che guardano al Vaticano come ad una “potenza imperialista”.

Gli ortodossi, inoltre, sanno di rappresentare nello stesso tempo una forza enorme: vero e proprio bastione. Il più importante in termini di popolazione: sono, infatti, circa 123 milioni i russi di origine ortodossa, dei quali almeno 107 milioni conservano un riferimento alla religione o alla situazione culturale ortodossa. Se a questi ultimi si sommano gli ortodossi di Ucraina, Bielorussia, Moldavia e le componenti ortodosse dei paesi baltici l’insieme degli ortodossi di questi paesi rappresentano il 74.5% degli ortodossi dell’Europa e il 72% del totale degli ortodossi nel mondo (includendo in questa percentuale anche gli ortodossi delle Repubbliche dell’Asia centrale). E ancora: se si eccettua una piccola comunità di estoni (Chiesa apostolica ortodossa di Estonia) sotto la giurisdizione del patriarcato di Costantinopoli e una parte degli ortodossi di Bessarabia (provincia della Moldavia) sotto la giurisdizione del patriarcato di Romania, tutti gli ortodossi di questa area sono parte della Chiesa ortodossa russa, ovvero del Patriarcato di Mosca. II territorio canonico del Patriarcato, cioè la giurisdizione territoriale della Chiesa ortodossa russa, comprende, infatti, tutti gli Stati che erano parte prima dell’Impero russo, poi – più recentemente – dell’Unione Sovietica, con la sola eccezione della Georgia, sede di un proprio Patriarcato ortodosso.

Intanto in tutta la Russia – nonostante questa massiccia presenza ortodossa – crescono le sette. E si affollano nuove problematiche pastorali come quelle relative ai processi di secolarizzazione connessi alla modernizzazione consumista e, soprattutto, alla propaganda aggressiva delle sette pentecostali di matrice nordamericana che si sono infiltrate massicciamente dal Baltico al Pacifico. E c’è chi a Mosca teme che questa “primavera delle sette” potrebbe portare all’inverno della Chiesa ortodossa. Perchè dietro alle sette, nate dalla convergenza tra «nuova destra» e «neo-conservatorismo» (ma anche in nome dell’anti-comunismo), si
celano sempre più spesso – questa la tesi diffusa dal Patriarcato di Mosca – una serie di manovre per imporre a livello delle coscienze collettive l’ultra-liberalismo e la disuguaglianza.
Per il momento comunque è il “vade retro” nei confronti di Benedetto XVI che domina le polemiche russe. Putin, sino a questo momento, non si è pronunciato, pur se fa di tutto per far sapere alla diplomazia dell’Oltretevere di non aver posto alcun veto al dialogo. La parola definitiva tornerà così ad Aleksei II che per ora, è fermo sul suo indirizzo di pensiero e sul suo credo. Vince il suo “niet”.
Quanto a Putin – battezzato ortodosso, ma educato nella chiesa laica del Kgb – bisognerà vedere se farà dei passi in avanti sulla via della comprensione. Nel momento in cui Ratzinger assumeva l’incarico papale gli mando un messaggio di auguri dove esprimeva la volontà di “portare avanti un dialogo politico costruttivo” con il Vaticano. E così – dalla Bari del San Nicola protettore degli ortodossi – l’ateo Putin potrebbe dare il via ad un nuovo processo. Una sorta di transizione da una Russia ortodossa ostile al Vaticano ad una Russia disposta a ripercorrere secolari vicende senza accanimenti polemici. Ma tra Putin e il Papa, per ora, c’è di mezzo il Patriarca.

da: www.altrenotizie.org

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