Privacy is not a crime!

Qualcuno mi ha chiesto (bontà sua) cosa io ne pensi delle intercettazioni selvagge rispetto al tema della privacy.

A parte il fatto che ho già scritto qualcosa in proposito, posso condensare il tutto in una breve sentenza: avete voluto l’“intercettatemi pure”, avete voluto il “siamo tutti puttane”, avete gridato “io non ho niente da nascondere!” adesso non vi lamentate!

“Ma tu hai un blog, metti tutta la tua vita in pubblico e poi vieni a ragionare della privacy…”

Sì, io ho un blog ma tutta la mia vita in pubblico non ce la metto. Quanto alla privacy, è molto semplice: la privacy è tutto quello che IO decido che gli altri possano fare (o non fare) con i miei dati e con le mie informazioni. Punto, non c’è altro.

Sembra semplice eppure lo è:

– se io metto sul blog il mio indirizzo e-mail, è perché mi fa piacere che la gente mi scriva sulle tematiche e sugli articoli che tratto nel blog. E quello è il motivo per cui lo pubblico. Se, invece, lo usa per mandarmi della pubblicità, lì sì, mi inalbero. Perché questo non rientra più nei limiti di quello che IO avevo stabilito fosse il confine del mio formire quel dato personale;

– se io scrivo sul blog che ho l’influenza, questo dato deve rimanere circoscritto alla sfera della lettura di pura fruizione (leggasi “cazzeggio”) e nessuna clinica privata è autorizzata, attraverso il mio blog, a raccogliere informazioni sulla mia salute;

– se io metto su Facebook il mio numero di telefono, è perché voglio che Facebook e le persone autorizzate a vederlo possano usufrirne per offrirmi dei servizi o comunicare con me a voce, se credono. Se, invece, in virtù di quella pubblicazione mi telefona l’agenzia dei cuori solitari Cupido per propormi una iscrizione quelli non sono più i MIEI scopi iniziali.

“Eh, va beh, ma tu così ti esponi…”

Anche voi siete esposti, bèi miei naccherini, o pensate che non conferire su Facebook il vostro numero di telefono, ma dare dati riguardo alla vostra religione e al vostro orientamento politico vi preservi ugualmente in saecula saeculorum amen? “Oh, no, il numero di telefono è una cosa così personale…” E il credo religioso e politico no?? Non volete rotture di scatole? Non andate su Internet! Se ci siete (e ci siete) accettate di rischiare, ma poi non venite a fare quelli che cascano giù dal pero se Obama vi incastra mentre parlate con l’amante (paura, eh???).

La privacy è qualcosa di molto articolato. Se voi il numero di telefono invece che darlo a Facebook lo deste al supermercato perché avete completato la raccolta dei punti per l’ottenimento di una zuppiera in purissimo dado da brodo, e poi il supermercato lo cedesse a un altro supermercato, che lo cede a un’agenzia di pompe funebri avete il brodino caldo gratis, la spesa con lo sconto e il funerale con l’offerta speciale, ma intanto il vostro numero di telefono va in giro, e voi ve la prendete con me perché ho dato il mio numero di telefono a Facebook!

Dovreste incazzarvi quando qualcuno fa qualcosa a vostra insaputa coi vostri dati. E anche quando vi dicono che Letta non può essere stato intercettato perché aveva il cellulare crittografato. Perché non li dànno a noi i cellulari crittografati? Noi intercettati e Letta no perché aveva il telefonino strafigo? Va mica bene! Spendiamo centinaia di euro per un telefono che nella migliore delle ipotesi tra sei mesi sarà vetusto e ci pigliano anche per il culo facendoci ascoltare dagli americani.

“Firmi qui qui e qui, è per la privacy e poi ve lo tirano in quel posto perché per pagarvi il macchinone a rate dovete dare la liberatoria alle banche per l’appoggio del RID (“Ha un conto corrente lei?? Allora è tutto a posto, non ci saranno problemi…”). Vi piace avere almeno un paio di carte di credito nel portafoglio? Anche a me, ma si dà il caso che chi ha emesso la mia carta di credito sappia tutto di quello che compro, di quanto spendo, di dove lo compro. Se compro dei libri on line chi emette la mia carta potrà sapere che ho speso X presso il venditore Y, e non i titoli che ho ordinato. Ma quelli li conosce il venditore Y, appunto, e allora sono già due soggetti che hanno in mano i miei dati.

“Firmi qui qui e qui, è per la privacy” e poi lo prendete di nuovo in quel posto perché si dà il caso che se non firmate poi non avete quella prestazione sanitaria. Ma perché il centro che mi fa le radiografie ha bisogno di sapere se sono coniugato o se ho dei segni particolari di riconoscimento? E poi io dovrei firmare “per la privacy” mentre quelli mi chiedono se per caso ho un neo in fronte o con chi sono sposato?

Ecco, volevate il mio pensiero e ve l’ho detto. Ora firmate qui, qui e qui. E’ per la privacy.

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