“Prioritario?” Preferisco vivere

Ci sono delle parole e dei modi di dire che, come tutti noi, del resto proprio non riesco a sopportare.

Una delle peggiori espressioni che siano state coniate ultimamente è “prioritario”.

Inteso sia nella sua funzione meramente aggettivale sia in quella di sostantivo “Priorità”.

Tutto sta diventando “prioritario”, la normalità non esiste più.

Una volta si scrivevano e si spedivano delle lettere in via “ordinaria”. L’affrancatura costava di meno, accettavi il rischio che si perdessero ma normalmente giungevano in tempi ragionevoli al destinatario. “Ragionevoli” voleva dire “ordinari”. Insomma, come sempre.

Voleva dire che una comunicazione poteva anche avere un carattere di normale ed ordinaria amministrazione.

Poi tutto è diventato “prioritario”. Hanno abolito la posta ordinaria. Tutto è fretta, tutto è primario. Nulla è secondario. E’ come viaggiare su una autostrada sempre e perennemente in corsia di sorpasso. E nella corsia di marcia non c’è nessuno? Nessuno viaggia a 90 all’ora. Dobbiamo tutti sfracellarci perché è “prioritario”.

La regola è l’anormalità. E se non sei bravo a guardare quello che è “prioritario”, probabilmente sei tagliato fuori. Togliamo pure il “probabilmente”.

Disponibile la lettura computerizzata di questo post (voce femminile):

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