Primarie del PD: vince Montalbano. Catarella presidente

Un paio di voi, lettori adorati, mi hanno scritto nei giorni scorsi, nell’immediata vigilia di domenica (che era anche il mio compleanno, oltretutto), per chiedermi se sarei andato a votare alle primarie del Partito Democratico. No, dico, per chi mi avete preso? Io a votare alle primarie del PD?? Che uno dice “Ma no, dài, si fa un po’ così per fare” (non si fanno le primarie così per fare, le primarie servono per indicare un nuovo segretario), “c’è un sacco di gente che partecipa” (ecco, bravi, avete raccolto 1800000 voti, che moltiplicati per due euro a voto fanno tre milioncini e seicentomila spiccioli di guadagno pulito pulito), “l’opposizione è importante” (è proprio perché penso che l’opposizione a questo governo sia una cosa estremamente seria che non vado a votare alle primarie del PD), “non bisogna essere disfattisti” (ah, perché, il PD è costruttivo?), “ma bisogna comunque votare il meno peggio” (sono stufo di votare il meno peggio, di scegliere il minore dei mali disponibile, voglio, se possibile, scegliere il bene, e per scegliere il bene ho bisogno di qualcuno che mi rappresenti, se nessuno mi rappresenta non vedo perché dover scegliere il meno brutto fra tutti), “ma è un’occasione per l’esercizio della democrazia” (una bella democrazia quella in cui qualcuno riesce a votare anche undici volte buggerando i pur intransigenti regolamenti interni! Una democrazia in cui non c’è trasparenza, o c’è solo incapacità di garantire il risultato finale è una democrazia da piattaforma Rousseau), “ma allora che si deve fare?” E questa è la domanda più intelligente di tutte: che si deve fare? Non si deve (sotto)stare alle imposizioni di questo partito che pretende di aver casualmente eletto Zingaretti alla segreteria, dopo aver fatto una pantomima fenomenale, come se la gente credesse davvero che era tutto casuale, che niente era stato scritto e prescritto prima, che nessuno si era preventivamente messo d’accordo, che il PD avrebbe accettato il responso delle urne qualunque esso fosse (tanto era sempre quello, c’è poco da fare), che il milione e ottocentomila persone che si sono recate a votare abbiano veramente esercitato un diritto spontaneo, un atto liberale, un voto di assoluta e pura volontà personale e specifica. Dice: “ma se non ti stava bene Zingaretti potevi comunque andare a votare e scegliere uno degli altri due.” Vero. Ma perché, c’era forse qualche differenza fra i tre candidati alle primarie? Qualcuno ha proposto qualcosa (ad esempio, di realizzare la TAV) e qualcun altro ha proposto l’esatto contario (ad esempio, non realizzarla)? Come si è posto il Partito Democratico rispetto alla stagione del renzismo, che tanti lutti addusse? Si sono forse pentiti di qualcosa? Hanno forse detto che bisogna usare tonnellate di spirito critico sull’operato di quei disgraziatissimi governi, fare “mea culpa” se tutto il PD ha preso una sonora batosta al referendum costituzionale sulla soppressione del Senato della Repubblica così come lo conosciamo ancora oggi. Macché. Con l’ottimismo della volontà si sono messi un vestito nuovo e pulito e hanno sfilato ordinatamente davanti ai gazebo per esercitare un diritto che diritto non era. E ha vinto, guarda caso, Zingaretti. Che è un po’ come dire che ha vinto Montalbano. Probabilmente Catarella verrà eletto presidente e Livia sarà messa al posto di Maria Elena Boschi. Mimì Augello sarà ministro ombra per i rapporti con l’altro sesso. Potevamo aspettarci qualcosa di diverso dal PD? Sì, potevamo. Anzi, dovevamo. Ma nessuno ha mosso un dito. E’ il Partito Democratico, bellezze.

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