Presunti assassini in Erba

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Li hanno presi, e loro, alla fine, hanno confessato. Sarebbero stati loro. A compiere una orribile strage maturata nel rancore, nel disgusto, nella più totale e bieca rabbia, cieca anche davanti allo sgozzamento di un bambino. Per una volta, non è stato l’extracomunitario su cui, naturalmente, si erano concentrati i primi sospetti degli inquirenti e i primi e sempiterni pregiudizi dei cittadini.

A Erba. Cittadina della Brianza, tutta supermercati e banche, dove ha sede, tra l’altro, la redazione di Radio Maria. In breve, una cittadina di persone che hanno tanti dindini in banca e una bella vita fatta di gipponi con le cassette di Raoul Casadei bene in vista, tra cui si nascondono un netturbino e una baby sitter che covano l’humus marcio e nauseabondo della vendetta più sanguinaria, l’eliminazione dell’altro, del diverso.

E il punto è che per una volta gli assassini non sono i “foresti”, quelli che “vengono da fuori a rubarci il lavoro e a dettare le regole a casa nostra”, no. Gli assassini sono loro, i rappresentanti di quel Nord inutilmente padano e leghista, che ha dimostrato di non essere esattamente migliore degli altri.

Sarà per questo che il Parroco, durante l’omelia della cerimonia religiosa funebre per una delle vittime ha invocato il silenzio sulla tranquilla cittadina di Erba: la vergogna richiede solo di tacere.