Presunta diffamazione a danno di valeriodistefano.com

Succede che hai un blog. E succede anche che sul tuo blog esprimi le tue opinioni.

Succede, perfino, come è successo il 18 febbraio 2011, che scrivi un articolo intitolato “Benigni a Sanremo 2011: per stupire mezz’ora basta un libro di storia” in cui vai contro la corrente dell’opinione pubblica italiana e, invece di osannare Benigni per il suo intervento a Sanremo con l’esegesi del testo dell’Inno Nazionale, esprimere riserve, dubbi e un’opinione radicalmente opposta.

Lo fai perché non sei d’accordo. Perché qualcosa non ti torna, perché non ti riconosci né in quello che dice la massa plaudente e festante né, tanto meno, in quello che dice un comico in TV. E’ un diritto non essere d’accordo e non allinearsi al pensiero comune. Ed è un diritto scriverlo.  Su un blog, su un giornale, su un diario di pensieri. Pubblicamente o in privato, non importa.

E succede anche che qualcuno scriva un commento, come spesso accade nei blog, nei forum, su Wikipedia, su Facebook, su Twitter e su tutto ciò che è Web 2.0, firmandosi col nome vero o con un nome di fantasia (non importa!), e che questo commento reciti testualmente “Sei solo un povero pirla ignorante! mi fai veramente tenerezza. RIDICOLO”

Il testo del commento

Insomma. Io sono un “povero pirla ignorante”, farei “veramente tenerezza”, e sarei personalmente (oppure lo sarebbe il mio pensiero), passibile dell’aggettivo “RIDICOLO”, lì, in maiuscolo.

Il tutto senza entrare minimamente nel merito di quello che ho scritto. Nessuna critica, nessun “contraddittorio”, niente di niente. Solo un giudizio gratuito e quattro parole messe lì a denigrare.

A questo punto succede che dici “Basta!”

Allora fai quello che non hai mai fatto e che pensavi di non dover mai fare nella tua vita, e che, successivamente, si ripeterà più volte nei confronti di altri: sporgi una querela contro ignoti.

La querela è stata trasmessa per competenza alla Procura della Repubblica di Nonvelodico, dove il pubblico ministero citava direttamente a giudizio una persona.

Non ne faccio il nome. Nonostante un decreto di citazione diretta a giudizio diventi un atto pubblico al momento in cui viene notificato all’indagato (che in quel preciso momento diventa imputato -senza che questo, naturalmente, comporti nessun tipo di condanna preventiva o di riconoscimento di responsabilità, sia chiaro) e al suo difensore non mi sembra rilevante, per un rispetto alla persona imputata, per rispetto al diritto di difesa e per rispetto alla irrilevanza pubblica della notizia (a chi importa chi mi ha offeso? Forse ai miei lettori importa più conoscere le modalità e i fatti, piuttosto che i nomi e i cognomi).

L’ipotesi di reato contestata (che è e rimane e rimarrà per sempre una pura ipotesi) è quella previsto dal comma 3 dell’articolo 595 del Codice Penale. Chi vuole può andarselo a vedere, non è compito mio spiegarvi cosa dice.

Ho rimesso la querela e la cosa, per quello che mi riguarda, finisce qui.

Resta l’amarezza, quella certo, di essere stati attaccati per un’opinione. Cioè per un diritto. Quel diritto alla critica che appartiene a chiunque.

Nonostante tutto, non ho mai cancellato quel commento. Ma, questo sì, ho presentato altre querele per diffamazione per casi analoghi.

Perché anche i blogger come me che scrivono “cazzate” sono gente perbene.

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