Per un pugno di rape (mani in alto, è una rapina!)

Qui in Abruzzo càpita spesso che la gente abbia un orticello da coltivare per gli usi più comuni e quotidiani e per sopperire ai bisogni familiari di frutta e verdura.

Quando parlo di “bisogni familiari” e di “usi comuni e quotidiani” intendo quantitativi spropositati ed enormi di produzioni di frutta e ortaggi, perché in Abruzzo, si sa, potrebbe sempre scoppiare la terza guerra mondiale, non si sa mai, si potrebbe verificare una catastrofe naturale o una carestia di dimensioni bibliche, per cui d’estate non si coltivano i pomodori solo per trinciarli ad insalata, mangiarli assieme alla mozzarella, fare qualche barattolino di sugo per l’inverno, no, macché, file e file di pomodori che non finiscono più, e tu vài, annaffia, acqua, acqua in quantità, raccogli, raccogli, cassette di pomodori come se piovesse, e dài così che la pummador’ è la pummador’ e magna qua, magna là, tutto come se non ci fosse un domani, perché se non si ragiona almeno in termini di chili di roba ci si sente male.

Un uso nobile che si fa del raccolto delle verdure e della frutta di stagione, tuttavia, è il regalarle a parenti, amici e vicini. Lo si fa, ovviamente, per vantare presso altri la bontà del proprio prodotto (si sa, l’oste decanta il suo vino anche se fa schifo), per provocare invidia (ma vàrda, a Giuànne so’ venuti certi pommadore come meloni!!) e per fare un po’ di public relations. Il vicinato ringrazia sempre con “Oh, ma guarda qui che belle verdure!!” e poi se tutto va bene le butta. Oppure le mangia ma non ti fa sapere niente, neanche se erano buone, perché, si sa, in Abruzzo puoi vivere tranquillamente ma nessuno ti darà mai una soddisfazione che sia una. Devi morire, devi schiattare. Di invidia, di rivalsa, di indifferenza ma t’ha da murì’

E così succede come è successo a mio suocero l’altro giorno. Nei suoi scambi verduristici con gli amici, si è ritrovato tra le mani una cassetta di rapini (io li conosco come “rapini”, sono delle rape verdi, più simili alle cime di rapa pugliesi, ma non stiamo lì a sottilizzare) che ha pensato di regalare a un vicino di casa. Allora gliele ha messe davanti alla porta di casa, sulla pubblica via, visto che il vicino, disgraziatamente per lui, in casa non c’era. Quando il vicino è rientrato la cassetta dei rapini non c’era più. Ah, tragedia, ah, catastrofe! La cassetta delle rape era stata vigliaccamente sottratta ai legittimi proprietari da qualche passante in macchina che si era fermato, l’aveva caricata a bordo e se n’era andato tra l’indifferenza generale. Ma che cazzo se ne fa la gente di una cassetta di rapini? Capisco che a qualcuno possa venir voglia di mangiarsi un contorno un pochettino più sfizioso, ma con una cassetta intera che ci devi fare, te le devi rivendere al mercato a due lire?? Ma no, è una sorta di senso atavico del pericolo. Intanto uno si mette in casa una cassetta di rapini che è meglio di niente, ha rimediato la cena perché, appunto, metti che a qualche disgraziato venga in mente l’idea di fare un colpo di stato e di ripristinare il tesseramento dei viveri, una cassetta di rapini fa sempre comodo. L’idea è quella di avere, avere sempre più cose, possibilmente a costo zero e senza faticare.

Io pensavo che al giorno d’oggi si rubassero le automobili, i cellulari, si facessero le rapine negli appartamenti (a uno dei medici che mi ha operato hanno recentemente scavato un buco nel muro e sono entrati nella sua villa per portare via poche cose di scarso valore), insomma, una visione nobile del ladro e del rapinatore. Ma una cassetta di rape è una cassetta di rape, perdìo, che ti metti a fregarla alla gente? Siamo a livello della follia più pura. E’ una stupidaggine estrema. E’ un furtarello da dilettanti. E’ un dispetto. In breve, è una rapina.

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