Parole da odiare: “Rinfresca!”

Tra le espressioni della lingua italiana che debbono essere indicate al ludibrïo de’ più e messe alla pubblica gogna linguistica, v’è senz’altro l’odiosissimo "Rinfresca!", con tutta la sua plètora di derivati, tra cui il participio presente "rinfrescante".

La mi’ nonna Angiolina, a volte mi faceva un orrendo torbone che ella era adusa nomàre "Acqua di Malva".
Trattavasi di un’orrenda bollitura con un po’ di zucchero, rarissimamente miele, che mi riempiva lo stomaco e lo gonfiava vieppiù, mentre la cara vecchietta mi diceva "Bévila, bévila, rinfresca!"

Non ho mai capito, e non lo capisco nemmen oggi che cazzo voglia dire "Rinfresca!"

Probabilmente con tale espressione si allude a blande anzioni di tipo anti-infiammatorio del prodotto, generalmente sempre sotto forma di brodaglia e possibilimente insapore e di pochissima consistenza nutrizionale.

Sono "rinfrescanti" infatti le creme di zucchine, le minestre d’ortica e malva (quelle però son bòne, le fa la mi’ mamma, non so che diàmine ci metta dentro, ma me ne diluvio una bigoncia…), le passate di qualsivoglia inutile verdura (però non si considera "rinfrescante" il cavolo nero, con cui si fa una zuppa eccellente, mentre ancor più eccellente appare la mitica Ribollita), e le tisane di qualsivoglia fatta. La tisana di finocchio? Rinfresca. Quella di melissa e passiflora? Rinfresca. Il the di cardamomo e peli di cammello? Rinfresca.

Una secchiata d’acqua gelata, quella sì che rinfresca!!
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