Paolo Attivissimo, le banche e i file PDF

Reading Time: 3 minutes

 74 total views,  1 views today

Guardate che queste, come diceva l’immenso Oliver Hardy, “sono cose che potrebbero far piangere anche un uomo grande”.

Il povero Paolo Attivissimo è stato coinvolto in una intollerabile provocazione nonché ingiustizia di burocrazia informatica e adesso mette, giustamente, a conoscenza dell’accaduto tutti i suoi fans e adepti. Perché vigilino in saecula saeculorum e stanghino a dovere chiunque si rivolga a loro con le stesse modalità operative.

Pensate che un istituto di credito a cui il Nostro si era rivolto (e di cui NON fa il nome) ha avuto l’ardire e la sfacciataggine di chiedergli un modulo sottoscritto in formato PDF. Cioè, cose che non si sono mai viste prima d’ora nella storia disgraziata dello sventurato genere umano. Lui fornisce quanto richiesto con la diligenza e l’attenzione che da sempre lo contraddistinguono. Fornisce fronte e retro del documento in DUE files PDF separati. Solo che la banca ha da ridire (hhhsssss!!! Come osa??) perché, a suo parere e secondo le regole che si è data, questa documentazione deve essere fornita in fronte-retro sì, ma in UN solo file PDF.

E’ ovvio che una richiesta del genere non poteva che mandare su tutte le furie il Superlativo, il quale ha dedicato all’argomento ben cinque tweet, se no l’argomento non sarebbe stato sufficientemente elucubrato, a perenne monito delle generazioni future, come se le sue parole fossero scolpite sul granito. Un lascito per l’eternità.

Cosa può fare a questo punto il Nostro? “Spiegare al funzionario che la garanzia di autenticità non funziona nemmeno lontanamente così e che non sono l’ultimo arrivato in informatica”. Già, perché glielo spiegherebbe LUI come stanno le cose al suo interlocutore, perché evidentemente non le sa. Del resto non è colpa sua se mettono dei totali incapaci al servizio del pubblico. E già che c’è gli spiegherebbe anche che LUI non è esattamente l’ultimo venuto in fatto di informatica, anche se ha un blog e un account Twitter che corrispondono alla denominazione “Disinformatico” (e se lui si autodichiara tale, non vedo perché non credergli).

Glielo spiegherebbe, ma non lo fa. E perché non lo fa? Ce lo dice lo stesso Superlativo: “Non ha senso cercare di educare l’inetto in un momento del genere (è una procedura delicata e personale, ci sono altri coinvolti). Se questo è il suo livello di comprensione dell’informatica, non sarà certo un mio spiegone a fargli vedere la luce.”

E certo, perché una persona che svolge il proprio lavoro, per il solo fatto di chiedere un documento digitalizzato in un certo modo, è automaticamente un inetto. Attenzione, NON è una persona che applica le direttive dell’istituto di credito in cui lavora. E’ un inetto, punto e basta. Perché lo dice lui. E ora si capisce anche perché non ha fatto il nome della banca. Perché se l'”inetto” si fosse riconosciuto o potesse essere identificabile attraverso le sue informazioni, Attivissimo avrebbe rischiato una bella querela per diffamazione (e non sarebbe la prima).

Insomma, Attivissimo scende dalla cattedra, rinuncia alla sua funzione di docente (per la quale mi risulta non possegga nessun titolo o abilitazione specifica, conseguita mediante regolare concorso) e accetta di accontentare l'”inetto” inviadogli in maniera compassionevole il file compilato secondo gli standard richiesti. Il file va bene.

Tutto finito?? Ma no, neanche per sogno. Qualcuno si è azzardato impunemente a dare al Nostro dei consigli informatici per risolvere il suo problema. Sapete com’è, la gente ha il maledetto vizio di commentare, è una cosa bruttissima, ma purtroppo esiste la libertà di pensiero e di opinione, nonché la possibilità di esprimerla dovunque uno creda. E, come se non bastasse, purtroppo c’è sempre qualcuno che ne sa più di noi. Dannazione. Ma Paolo Attivissimo ha una soluzione per tutto: “Aggiornamento: ho silenziato tutti quelli che si sono sentiti in dovere di farmi lezioni d’informatica.”

Bravo, per Dio, così si fa! Che la gente non si permetta mai più, e che questo rimanga a monito dei posteri.

C’è poco da fare, comunque la si giri aveva sempre ragione Oliver Hardy.