Paolo Attivissimo e il bavaglio alla rete

Paolo Attivissimo è una brava persona. Sono stato in contatto con lui, anni fa, certo, lui non lo ricorderà neanche, ma pazienza, avere uno scambio di mail con una “vedette” di Internet è come avere una foto con il proprio cantante preferito, insomma, son soddisfazioni.

Ma con l’articolo “Bavaglio italiano al Web dal 6 luglio?”, pubblicato su Zeus News proprio oggi, e riguardante il pensiero dell’articolista-acrobata del Web sulla questione Copyright-AGCOM  Attivissimo l’ha proprio buttata fuori. Cannata. Ciccata. O quel che volete.

Per carità, gli vogliamo bene lo stesso, ma proprio perché gli vogliamo bene non possiamo fare a meno di manifestagli tutto il nostro dissenso (sì, parlo al plurale majestatis, e allora?)

Attivissimo sottotitola: “Muore il Web italiano. Esagerati.” e il senso del suo articolo è proprio questo. Probabilmente pensa che si stia facendo troppo allarmismo o si dia troppa importanza alla faccenda AGCOM. O che, dietro questi allarmismi di una stampa non certo informatissima (ne convengo!) ci siano interpretazioni politiche.

Scrive:
“La vicenda deriva subito sulla politica, con grida di complotto ordito da Berlusconi e Mediaset per sabotare Internet, vista come “minaccia al loro business”
Perché, non è vero, forse?Chissà chi è che può avere interesse a far sì che un organismo amministrativo nominato dai politici si sostituisca alla magistratura per dire cose è lecito pubblicare e cosa no, e magari far vedere i sorci verdi a un blogger che ha avuto l’unico torto di inserire un filmato della Medusa su YouTube ed usarlo in modalità “embedded”

Ma, si sa, noi italiani siamo sempre quelli che gridano “Al fuoco!”
Attivissimo prosegue:
“Parliamoci chiaro: questo dell’Agcom, come ogni altro tentativo di imbavagliare la Rete, è destinato a fallire per motivi assolutamente fisiologici.”

Non conosciamo quali siano questi motivi fisiologici che porteranno al clamoroso fallimento della regolamentazione, probabilmente una diarrea fulminante di tutti i nostri parlamentari, perché il testo è stato difeso anche da Fini, e va beh, c’era di che aspettarselo, e proprio per questo non c’è da aspettarsi nulla di buono.
Attivissimo ha un ottimismo della volontà che lascia sbigottiti. Sembra uno di quegli amici che quando ha qualche guaio ti dà una pacca sulla spalla e ti dice “Ma va’ là, figurati, che vuoi che accada! Ragiona, cosa potrà mai succedere?” e tu che te ne vai poco convinto, con un sorriso di circostanza e il dubbio addosso.

Il dubbio deriva da un imperativo anagrafico. Attivissimo è residente in Svizzera. Sì, è vero, ogni tanto viene in Italia, fa delle conferenze, ha contatti strettissimi con il Bel Paese ove il sì suona, ma, soprattutto, vive in una nazione in cui a nessuna persona sana di mente verrebbe mai in testa di sostituire al potere giudiziario quello amministrativo. E a nessuno in Svizzera girerebbe la ciribiricoccola di chiudere un procedimento per violazione del copyright in 2 + 5 = 7 giorni senza un normale e sacrosanto procedimento giudiziario con accusa e difesa sullo stesso piano e un giudice terzo che ascolta, valuta e decide.
L’Italia è il paese delle anomalie, e lo è a tal punto che l’anomalia diventa la normalità.  E fa bene Paolo a scrivere “Sapete bene che quando si tira in ballo la politica italiana mi vengono i conati di repulsione” ma sapesse a noi!
E quindi, come si dice dalle mie parti, è meglio aver paura che buscarne. Anche se, sempre come dice lui: Verrà dimostrata invece una sola cosa: che i governi non hanno la più pallida idea di come funzioni Internet e sono mentalmente fermi all’Ottocento. Ne pagheranno le conseguenze.”
La premessa è vera. I governi, specialmente quello italiano, non hanno la più pallida idea di come funzioni internet e siamo ancora a un clima da pre-rivoluzione industriale, ma la conclusione è palesemente errata. Non ne pagheranno le conseguenze loro, ne pagheremo (e a caro prezzo!) le conseguenze noi utenti.

Tra i modi propositi da Attivissimo per far fallire in modo elegante e civile quest’ennesimo giro di giostra” c’è quello di sommergere l’Agcom di segnalazioni di presunte violazioni. Noi siamo in tanti; loro sono in pochi. Basta qualche decina di migliaia di segnalazioni per mandare in tilt il sistema.”
E’ una ipotesi suggestiva, non c’è che dire, ma le segnalazioni all’AGCOM devono essere fatte (secondo il testo) dai detentori dei diritti, non dal cittadino qualunque, e sempre dopo un sommario e inutilmente democratico interpello previo.
I reati in tema di copyright, in Italia, sono perseguibili d’ufficio, non su querela di parte. Nel mondo della magistratura funziona così.
Per l’AGCOM no.
Decine di migliaia di segnalazioni non farebbero altro che arricchire le poste italiane che fanno pagare una raccomandata semplice più di tre euro (perché Attivissimo non crederà mica che l’AGCOM si accontenti di una e-mail?) e creare un maggior quantitativo di carta per gli stracciaroli.

Finisce Attivissimo:
“La resistenza civile ai tentativi di imporre leggi idiote non passa solo dai canali politici e dalla scheda elettorale: passa dal filo dell’ADSL che abbiamo in casa. “
Certo, ed è quello che stiamo facendo.
Solo che in Italia c’è ancora chi l’ADSL in casa non ce l’ha, mentre Attivissimo continua a guardare le caprette che gli fanno ciao…

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