Paolo Attivissimo e i “maestrini” d’italiano

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Un utente, durante una discussione su un tema marginale nel blog di Paolo Attivissimo, corregge un altro utente sull’uso dell’italiano. Dice che “molto pochi” è un’espressione scorretta nella nostra lingua, trattandosi evidentemente di un ossimoro.

Fa capolino il padrone di casa che lo prega di evitare “di fare il correttore di bozze”, perché si tratta di una conversazione, non di un compito in classe.

L’utente gli fa eco chiamandolo “Sig. Attivissimo” (mostrando quindi, oltre che una fondata dimostrazione dei suoi argomenti, anche un doveroso e ossequioso rispetto formale nei confronti di chi lo ospita, il che non guasta) e chiarendo che si tratta di un errore molto diffuso, non certo di un errore di ortografia o di diteggiatura.

Mal gliene incolse, perché l’autore del blog incalza e, insistendo a dargli del tu, gli intima di non mettersi “a fare il maestrino di italiano”.

I fatti sono questi.

Cioè, LUI dice agli ALTRI di non fare i maestrini? LUI che corregge l’inglese in punta di bacchetta (diploma di liceo linguistico) all’agenzia ANSA e consiglia di non usare la propria lingua madre se non la si conosce?

LUI che due anni fa ha accompagnato alla porta, escludendola, una utente SOLO per le sue opinioni sulla lingua inglese, accusandola di “pisciare sul tappeto in salotto”?

Ma se a me un utente venisse a correggere uno svarione grammaticale o di ortografia come minimo io lo ringrazierei, per aver contribuito a rendere più corretto il mio contributo. Invece lui corregge l’ANSA e l’ANSA giustamente gli risponde picche. Anzi, non gli risponde proprio. Il fatto, poi, di trovarsi nel bel mezzo di una conversazione non ha nessun pregio: è piacevole, anche in una conversazione informale sentire utilizzare un italiano corretto. Soprattutto in una conversazione scritta, destinata alla lettura è perfino auspicabile che si scriva con un minimo di decenza. E invece taccia i suoi ospiti di “maestrini”. E infila Françoise Sagan tra gli scrittori di lingua inglese (è noto che la romanziera in questione scrivesse in francese).

Si sa, i “maestrini” sono persone scomode, specie quando dicono la verità. A meno che il “maestrino” non lo faccia lui.