Paola Ferrari si sente diffamata da Twitter e annuncia querela

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Screenshot da www.lastampa.it

Sinceramente non so chi sia Paola Ferrari, e, fino ad ora, non ho avuto nessuna opportunità o interesse ad approfondire questo aspetto.

So che è una conduttrice e giornalista televisiva che si occupa di sport. Personalmente mi occupo di sport come mia moglie si occupa di sistemi liberi e open source. Cioè pochissimo.

La notorietà di questa signora è ulteriormente balzata agli onori dlela cronaca per la sua dichiarazione di voler querelare Twitter per diffamazione («Querelerò Twitter per diffamazione, sono già in contatto con i miei avvocati»).

La diffamazione consisterebbe, secondo lei, in “pesanti allusioni fisiche, insulti riferiti all’età e a presunti rifacimenti estetici”. E aggiunge: “in Italia c’è un grande buco legislativo sui social network. La mia battaglia è contro la diffamazione vigliacca e, soprattutto anonima. Nessuno si riunisce pubblicamente per diffamare o insultare qualcun altro o, se lo fa, per lo meno è passibile di denuncia. Ecco, credo allora che la cosa valga anche per Twitter.”

Ora:

a) in Italia non esiste nessun buco legislativo in materia di diffamazione;
b) in Italia la responsabilità penale è personale, e in tema di diffamazione via web, come in questo caso, la responsabilità penale è personale;

ne consegue che:

c) per i reati di diffamazione risponde chi ha diffamato. Eventualmente (ma proprio eventualmente) Twitter pagherebbe in qualità di “editore”, ma fior di sentenze e giurisprudenza consolidata chiariscono che il provider NON E’ responsabile dei contenuti immessi dall’utente. C’è stata, è vero, la sentenza contro Google Video che crea un pericoloso precedente.

Il punto è che i diffamatori sono anonimi? Non è vero che lo sono. Sono pseudonimi, il che è diverso. La polizia postale, anche in presenza di una querela nei confronti di ignoti, può indagare sui “misteriosi” autori dei tweet molesti e individuarli.

Ma querelare Twitter solo perché attaverso di esso si sono ricevute delle offese è come querelare le Poste Italiane perché ci hanno recapitato una lettera anonima piena di insulti, o querelare Libero (Tiscali, Yahoo, Gmail o chi per loro) solo perché hanno veicolato una mail da cui emergono apprezzamenti pesanti.

Un giorno qualcuno finirà per querelare Internet per il solo fatto che esiste.