Jimmy Wales scrive di nuovo e torna a bussare a denari

Ciao Valerio,

  • Ciao Jimmy, che ti serve stavolta?

Sono preoccupato.

  • Dé, cazzi tua!

Milioni di persone nel mondo leggono Wikipedia, ma solo l’1% di questi lettori dona.

  • Toh, guarda, ero qui che ci pensavo!

Abbiamo tantissimo lavoro da fare per proteggere il futuro di Wikipedia, ma questa è l’ultima occasione che ho per il 2019 di coinvolgerti. Te lo chiedo dal profondo del cuore: rinnova la tua donazione di 2 € a Wikipedia.

  • Ecco, ma per esempio, giusto per sapere, ci sono mai venuto io nella tua casella di posta elettronica a chiederti soldi? E allora te lo chiedo dal più profondo del cuore anch’io: levati di ‘ulo. E al più presto.

Siamo la fondazione non-profit che sostiene uno dei 10 siti più visitati al mondo.

  • Sì, io invece gestisco un blog che ha fra le 1000 e le 1500 visite al giorno. Guarda un po’ se è la stessa la differenza sì o no.

Non generiamo profitti vendendo al miglior offerente i dati dei nostri utenti.

  • E vorrei anche vedere!!

E non vendiamo spazi pubblicitari perché non vogliamo mettere a rischio l’integrità e la neutralità dei nostri contenuti.

  • Wikipedia non è neutrale. E’ faziosa e di parte. Se Wikipedia si può permettere un bannerone sulle sue pagine per chiedere contribuzioni ai suoi utenti può anche vendere quello stesso spazio a soggetti di sua fiducia (ce ne sarà qualcuno!!). Sono scelte etiche e di mercato. Ma non è che siccome hai fatto la scelta di non ospitare pubblicità sulle tue pagine puoi venire a rompere i coglioni alla gente ogni 3 x 2.

Ma non proviamo invidia per quei siti i cui ricavi dipendono da queste tattiche.

  • Più che altro sono quei siti i cui ricavi dipendono da queste tattiche che non provano invidia per voi.

Il nostro modello non-profit è sicuramente un ostacolo al profitto, ma è anche un privilegio. Ogni giorno possiamo andare a lavoro

  • Si dice “Andare AL lavoro”. Stai attentino a chi ti traduce le mail di spam la prossima volta.

con la consapevolezza che stiamo contribuendo a costruire un mondo migliore, più connesso e collaborativo, e che lo stiamo facendo insieme a migliaia di collaboratori volontari, milioni di piccoli donatori

  • Ecco quello che mi fa incazzare di te. “Milioni di piccoli donatori”. MA quanti saranno questi “milioni”?? Due? Tre?? A 2 euro ciascuno sono 4-6 milioncini di euro puliti puliti. E non dire che non ci state larghi.

e una parte ancora più piccola di persone che scelgono di donare di più.
Se tutti coloro che usano Wikipedia donassero, potremmo continuare a farla crescere nei prossimi anni.

  • Sì, e se la mi’ nonna ciaveva le ròte era un carretto.

Abbiamo deciso di rimanere una non-profit indipendente per conservare quel privilegio. Non vendiamo spazi pubblicitari o servizi ai nostri lettori. Sebbene le nostre dimensioni richiedano la manutenzione dei server e un lavoro di programmazione di altissimo livello, ci sosteniamo unicamente grazie al supporto dei nostri donatori, che in media donano 13 €. Quest’anno dedicherai solo un minuto per permetterci di continuare il nostro lavoro?

  • No. Il minuto lo dedico a fare unsubscribe dai vostri sistemi. Toh, o guarda un po’ qui:

Ragazzini corrono sui muri neri di città / sanno tutto dell’amore che si prende e non si dà.

L’altro giorno, una cara lettrice di questo blog, che per convenienza chiameremo Panciàtici Elvira vedova Cioli, mi chiedeva che cosa io pensassi del caso di quella infermiera di Prato di 35 anni rimasta incinta di un bambino di 13 anni a cui impartiva ripetizioni di inglese.

A parte il fatto che non mi piace troppo parlare di questi argomenti di “pruderie” nazional-popolare, ma cosa volete che ne pensi? Tutto il male possibile. Perché non è un caso che la normativa italiana preveda che gli atti sessuali, anche consensuali, con i minori di 14 anni, siano da considerarsi violenza sessuale a tutti gli effetti. Nell’opinione pubblica e nella morale (ma guarda che combinazione, proprio io che vi parlo di morale, siamo arrivati alla frutta) un individuo di 13 anni è un bambino, anche se ha sviluppato, come un uomo, l’apparato urogenitale e riproduttivo. E se un bambino viene affidato alla tua custodia da genitori che si fidano di te, è per prestazioni di natura decisamente diversa da quelle sessuali, e comunque il tuo compito è quello di insegnargli l’inglese, perché la mentalità di un bimbo di quell’età (chè a quell’età si è bimbi, non lo si dimentichi…) arriva sì a concepire l’idea di un rapporto sessuale completo (e concepisce anche qualcos’altro, magari), ma non ha sviluppata la concezione delle conseguenze. In breve, sa (o può sapere) che cosa è una trombatina, ma non sa che cosa sia (o cosa possa essere) la paternità. Infatti quando la signora, con una delicatezza degna di un elefante in un negozio di cristallerie, gli ha rivelato che il bambino che aveva partorito era suo, cioè del bambino che aveva repetizionato, il bambino (quello repetizionato) ha avuto paura ed è scappato dai genitori che l’hanno subito denunciata. Perché i bambini hanno paura, è nella loro indole, la paura fa parte proprio delle caratteristiche principali dell’essere infanti. Poi c’è il risultato del DNA. Poi ci sono le varie dinamiche della famiglia dell’infermiera/professoressa che non voglio nemmeno prendere in esame. Poi ci sono i mass media, i giornali, i social, c’è la gente che crocefigge ora questo ora quello, ma nessuno che dica che un atto del genere è violenza sessuale (non voglio usare parole come “stupro” o “pedofilia”, anche se mi prudono letteralmente le mani), è violenza psicologica, è un atto deplorevole, che nessuna difesa possa stare in piedi davanti ad atti del genere, ed è evidente che il ragazzino allora tredicenne non è nemmeno la vittima più da tutelare, visto che c’è, comunque, un bambino nato da sette mesi che deve essere, se possibile, maggiormente tutelato. Ma poi, dico, hai 35 anni (o 31, come riporta certa stampa, o quanti cazzo ne hai), si può sapere cosa ti salta in testa? Cosa vuoi dimostrare? Di essere una perfetta maestra e di avere il potere su un ragazzino indifeso?? Eppure la donna ha dichiarato: «La maternità non è un errore, ma un dono». E ancora: “Quando diventi mamma, non sei mai davvero sola. Una madre deve sempre pensare due volte: una per sé e una per i suoi figli”.

Donne che amano male. Mamme che amano troppo.

Un grido e un pianto acuto già spenti in un minuto segnalano tragedie di bambini. Bambino, armato e disarmato in una foto senza felicità sfogliato e impaginato in questa vita sola che non ti guarirà. 

Tifoso del Cagliari è colto da infarto sugli spalti. Gli ultrà della Fiorentina gli gridano “Devi morire”

Non mi sono mai occupato di calcio sul mio blog. Potrebbe essere questa l’occasione per cominciare. Un tifoso del Cagliari, durante l’incontro con la Fiorentina, è stato còlto da infarto mentre si trovava con la madre e la sorella sugli spalti a tifare la sua squadra. A un certo punto, com’è e come non è, gli ultrà della Fiorentina hanno cominciato a urlargli contro “devi morire!”, proprio nella partita che era stata interrotta attorno al 15′ del primo tempo per ricordare Astori, il capitano della loro squadra, morto prematuramente lo scorso anno. Poi risulta che alla fine il tifoso cagliaritano che doveva morire è morto sul serio e questa è la fase più triste di una storiaccia che si svolge nella quotidianità di un contesto di tifo sconsiderato e a-sportivo, dove la gara di 22 omini in mutande che corrono dietro a un pallone cercando di infilarlo nella porta avversaria diventa ben più importante di una vita umana che si spegne, e in cui l’appartenenza di campanile la fa da padrona su qualsiasi sentimento di pietà umana e/o cristiana (per chi ci crede). Schifo, ohibò…

Burioni, la Bibbia, le patate, il diavolo e i novax

Una ragazza riporta su Twitter un testo tratto da Wikipedia, bontà sua. Il Wikipediano di turno, ci tiene a precisare che la Bibbia non parla delle patate. Naturalmente ai tempi in cui sono stati composti i testi biblici (e si parla di un lasso di tempo di circa 1600 anni) le patate non erano ancora conosciute nel nostro mondo (lo saranno solo dopo il 1492, con la scoperta dell’America) e fin qui ci arriva anche un bambino. Quindi la Bibbia non può parlare delle patate perché Isaia, Mosé, Matteo, Marco, Luca, Giovanni e San Paolo semplicemente non ne hanno mai assaggiata una. La riflessione di Wikipedia, tuttavia, va oltre. Le patate venivano considerate opera del demonio, e il fatto che la Bibbia non le citasse, non significava, nossignori, che non fossero un frutto conosciuto, ma che Dio non voleva che venissero consumate, per cui venivano ricondotte a opere di stregoneria e di diavoleria. A questo punto risponde e rintuzza Roberto Burioni. Dice che sì, la gente non mangiava patate perché, crescendo sottoterra, erano frutto che venivano considerati opera del diavolo e aggiunge che i novax hanno radici antiche. Ecco, io sllora mi chiedo come mai ogni volta che vorrei dare ragione a Burioni finisco sempre ed inevitabilmente per dargli torto. Ora, ditemi voi (anzi, me lo dovrebbe dire lui) che cosa c’entrano i novax con le patate, la Bibbia e il diavolo. Qual è il minimo comunde denominatore che sottende a questo sottile e fragile ragionamento? Forse che i novax vedono il diavolo nei vaccini, come un tempo si vedeva il diavolo nelle patate e, quindi, se ne astengono? Ma non è che è anche un po’ Burioni che vede il diavolo nei novax e, per traslato in chiunque abbia una posizione non dico contraria (non si può essere contrari ai vaccini), ma quanto meno critica e chi rivendichi una libertà di scelta (pagando ovviamente tutte le conseguenze del caso) in tema di vaccinazioni obbligatorie e non?? Chi è il vero diavolo secondo Burioni, quello che nei secoli più bui ti impediva di mangiare le patate, o quello che nel XXI secolo sceglie sulla propria pelle e sulla pelle dei propri figli di non essere vaccinato perché è convinto che sia bene così? Ecco, secondo Burioni la nuova opera del demonio è compiuta. Satanassi e Belzebù si nascondono dentro le anime dannate degli untori che non vaccinano la loro prole, ignorando, o non sapendo proprio per nulla che il morbillo è la peste del domani. Ma come abbiamo fatto noi, che abbiamo intorno ai 50 anni a sopravvivere? Quando ti prendeva il morbillo non c’era nulla da fare, ti mettevi a letto e aspettavi che ti passasse. Io l’ho avuto da piccolo, nessuno, a cominciare dai medici che mi hanno curato in quel periodo (grazie al dottor Boch!), ha mai pensato che io stessi per andarmene all’altro mondo o che mettessi a repentaglio la salute e la vita dei miei genitori che mi stavano vicini o di qualsiasi altro bambino con cui andassi a giocare, anche perché i miei genitori e gli altri bambini, si veda il caso, il morbillo lo hanno avuto a loro volta. E ti facevi i tuoi bravi anticorpi e poi guarivi. Oggi no. Oggi di morbillo si muore. E allora la gente ha paura. Quella paura irrazionale e ingiustificata che viene dalla non informazione, dal non conoscere le cose, dal non avere un minimo di buon senso, dall’essere fedeli di una chiesa i cui sacerdoti tuonano anàtemi contro chi non si adegua. Dàgli all’untore e viandare, come si suol dire. E forse qualcuno si accorgerà, come è successo per le patate, che anche i vaccini sono una cosa buona, che si può scegliere se usarli o no e che la posta in gioco non è la scienza ma la conoscenza, nonché la consapevolezza che una volta acquisita la conoscenza necessaria per scegliere non può più buttartelo nel culo nessuno, nemmeno il diavolo. E nemmeno Burioni.

Figure di merda

E’ morto Giovanni Sergi, responsabile del GARS – Gruppo Ascolto Radio dello Stretto

Solo a titolo di doverosa informazione agli amici radioappassionati che seguono il blog, comunico che lo scorso lunedì 4 marzo è morto Giovanni Sergi, già responsabile unico del Gruppo Radio Ascolto dello Stretto di Messina.

Fonti: Dario Villani, italradio.org

Spaccio, infezioni e puttane

Abbiamo un governo pieno di idiosincrasie. Non vogliono l’utero in affitto ma in compenso incitano al noleggio della figa con le nuove e ventilate norme sulla prostituzione che vorrebbero riaprire le case chiuse. Se la prendono con gli immigrati perché dicono che “portano malattie”, che non sono vaccinati, sono infetti, dàgli all’untore; poi però reclamano il diritto di andare a scuola per i figli dei novax non vaccinati che mettono a repentaglio la vita di un loro compagno immunodepresso. Vogliono eliminare totalmente la non punibilità per la detenzione di una modica quantità di sostanza stupefacente e rendere qualsiasi detenzione, anche a fini di uso personale, illegale e punibile con la galera, mentre dall’altro lato invocano l’immunità e la grazia “ope legis” per chi è stato violato del proprio domicilio, da un individuo magari disarmato, che è raggiunto da una “sacrosanta” e “bene assestata” fucilata.

Siamo così. E’ difficile spiegare certe giornate amare, ma poi ci passa. Perché quelle idiosincrasie ce le abbiamo tutti. Il governo non fa altro che fotografare una situazione incancrenita e dura a morire che ritrae la nostra sete di vendetta e, soprattutto, la volontà di non capire la portata delle nostre azioni e dei nostri pensieri intolleranti. Abbiamo l’anima gialloverde. E non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello di lavarne via la sozzura.

Quell’errore sull’Innominato su studenti.it

Si legge sulla scheda del personaggio dell’Innominato (Promessi Sposi) pubblicata da studenti.it:

L`Innominato è una delle figure più complesse di tutto il romanzo.Pur essendo una persona realmente esistita, riceve da Manzoni una ulteriore elaborazione artistica che ne fanno un personaggio dotato di vita autonoma e di interiorità coerente.”

Una ulteriore elaborazione artistica che NE FANNO? Un soggetto singolare e un verbo plurale?? Fate attenzione a questi errori, perché poi i nostri figli vanno lì, copiano, incollano e presentano il tutto ai loro insegnanti che, se tutto va bene, schiaffano loro un due grosso come una popogna. Se no, se la bevono tutti beati e beoti. Viva il web!!

Primarie del PD: vince Montalbano. Catarella presidente

Un paio di voi, lettori adorati, mi hanno scritto nei giorni scorsi, nell’immediata vigilia di domenica (che era anche il mio compleanno, oltretutto), per chiedermi se sarei andato a votare alle primarie del Partito Democratico. No, dico, per chi mi avete preso? Io a votare alle primarie del PD?? Che uno dice “Ma no, dài, si fa un po’ così per fare” (non si fanno le primarie così per fare, le primarie servono per indicare un nuovo segretario), “c’è un sacco di gente che partecipa” (ecco, bravi, avete raccolto 1800000 voti, che moltiplicati per due euro a voto fanno tre milioncini e seicentomila spiccioli di guadagno pulito pulito), “l’opposizione è importante” (è proprio perché penso che l’opposizione a questo governo sia una cosa estremamente seria che non vado a votare alle primarie del PD), “non bisogna essere disfattisti” (ah, perché, il PD è costruttivo?), “ma bisogna comunque votare il meno peggio” (sono stufo di votare il meno peggio, di scegliere il minore dei mali disponibile, voglio, se possibile, scegliere il bene, e per scegliere il bene ho bisogno di qualcuno che mi rappresenti, se nessuno mi rappresenta non vedo perché dover scegliere il meno brutto fra tutti), “ma è un’occasione per l’esercizio della democrazia” (una bella democrazia quella in cui qualcuno riesce a votare anche undici volte buggerando i pur intransigenti regolamenti interni! Una democrazia in cui non c’è trasparenza, o c’è solo incapacità di garantire il risultato finale è una democrazia da piattaforma Rousseau), “ma allora che si deve fare?” E questa è la domanda più intelligente di tutte: che si deve fare? Non si deve (sotto)stare alle imposizioni di questo partito che pretende di aver casualmente eletto Zingaretti alla segreteria, dopo aver fatto una pantomima fenomenale, come se la gente credesse davvero che era tutto casuale, che niente era stato scritto e prescritto prima, che nessuno si era preventivamente messo d’accordo, che il PD avrebbe accettato il responso delle urne qualunque esso fosse (tanto era sempre quello, c’è poco da fare), che il milione e ottocentomila persone che si sono recate a votare abbiano veramente esercitato un diritto spontaneo, un atto liberale, un voto di assoluta e pura volontà personale e specifica. Dice: “ma se non ti stava bene Zingaretti potevi comunque andare a votare e scegliere uno degli altri due.” Vero. Ma perché, c’era forse qualche differenza fra i tre candidati alle primarie? Qualcuno ha proposto qualcosa (ad esempio, di realizzare la TAV) e qualcun altro ha proposto l’esatto contario (ad esempio, non realizzarla)? Come si è posto il Partito Democratico rispetto alla stagione del renzismo, che tanti lutti addusse? Si sono forse pentiti di qualcosa? Hanno forse detto che bisogna usare tonnellate di spirito critico sull’operato di quei disgraziatissimi governi, fare “mea culpa” se tutto il PD ha preso una sonora batosta al referendum costituzionale sulla soppressione del Senato della Repubblica così come lo conosciamo ancora oggi. Macché. Con l’ottimismo della volontà si sono messi un vestito nuovo e pulito e hanno sfilato ordinatamente davanti ai gazebo per esercitare un diritto che diritto non era. E ha vinto, guarda caso, Zingaretti. Che è un po’ come dire che ha vinto Montalbano. Probabilmente Catarella verrà eletto presidente e Livia sarà messa al posto di Maria Elena Boschi. Mimì Augello sarà ministro ombra per i rapporti con l’altro sesso. Potevamo aspettarci qualcosa di diverso dal PD? Sì, potevamo. Anzi, dovevamo. Ma nessuno ha mosso un dito. E’ il Partito Democratico, bellezze.

Errore del Ministero nella simulazione della seconda prova di latino: Livia Drusilla era la moglie di Augusto, non sua nuora

Seiano,  “ottenuti vari incarichi militari e civili grazie al favore di cui godeva presso Tiberio (il Caesar del testo), acquisì grandissima influenza nella vita del tempo, arrivando ad aspirare al matrimonio (forse davvero celebrato), con Livia Drusilla, nuora dell’imperatore, vedova del primo marito”

Livia Drusilla era la moglie di Augusto e madre di Tiberio, non sua nuora.

Quando ti arriva una mail da Jimmy Wales (forse)

Poi succede che ti arriva una e-mail. Mittente apparente jimmy@wikipedia.org. E già il mittente è inquietante. Più inquietante è il subject: “Valerio – Ne ho abbastanza“. “E vai“, ti dici “Jimmy Wales, il guru di Wikipedia in persona, si è arrabbiato di tutti gli interventi che faccio contro di loro e adesso promette vendetta.” Non potrei permettermi un contenzioso con Wikipedia, figuriamoci una causa legale, per cui apro la mail con un po’ di titubanza. Cazzo vuole Jimmy Wales da me? Semplice: soldi. La mail inviata apparentemente dall’indirizzo di Jimmy era in realtà intestata (indirizzo e-mail del mittente) alla casella di posta elettronica donate@wikipedia.org afferente alle donazioni. Siccome nel 2018 ho disgraziatamente effettuato per errore una donazione a Wikipedia (per vedere dove andassero a finire materialmente i nostri soldi), allora ecco di nuovo Jimmy Wales o chi per lui, in una mail scritta in perfetto italiano, a bussar quattrini e a chiedermi di effettuare una nuova donazione per il 2019.

Scrive:
“La compravendita dei dati degli utenti, come se la nostra privacy fosse una merce qualsiasi, i siti a pagamento che bloccano l’accesso a chi non può permetterselo, la pubblicità che ci bombarda ogni volta che apriamo un browser: ne ho abbastanza!”

Ecco uno che si lamenta della gestione della privacy degli utenti e poi usa i dati in suo possesso per andare a chiedere donazioni. Non è che sia molto coerente, a dire il vero. Ho fatto una donazione a Wikipedia, questo è vero (anche se per mia sbadataggine e contro la mia volontà), se deciderò di farne un’altra lo farò senza che nessuno mi scriva usando il trucchetto dell’e-mail scambiata e farlocca per farmi credere, inizialmente, che sia proprio Jimmy Wales in persona (e anche con un subject assai incazzoso, per giunta) a scrivermi, perché se immediatamente vedo un indirizzo del tipo donate@qualcosa.qualcosaltro  poi sono portato a pensare che si tratti di una scocciatura, che il mittente faccia solo spamming (come effettivamente è) e che Wikipedia mi chieda di aprire il portafoglio (come effettivametente è). Quindi sono portato a cestinare automaticamente la mail. Invece così mi prendo un bell’accidente e quanto meno la mail la apro. Fine psicologia wikipediana, non c’è che dire.

La pubblicità. Jimmy Wales ha ragione a dire che la pubblicità ci bombarda ogni volta che abbiamo un browser, ma la pubblicità, per molti siti, è l’unica fonte di sostentamento. Questo blog vive anche grazie alla pubblicità. Wales aggiunge: “Siamo una non-profit. Solo l’1% dei nostri lettori dona” ed ecco quello che mi fa più incazzare, una lagna costante e una lamentela sempiterna. Questo blog ha in media 1000 visualizzazioni al giorno. Non sono tante. Non sono poche. Sono 1000 visualizzazioni. Per 365 giorni all’anni fa 365000 visitatori. Mettiamone pure 300.000 per prudenza. Se io avessi l’1% dei miei visitatori che mi facesse una donazione di un euro (il prezzo di un caffè, come dico nella pagina di valeriodistefano.com) ricaverei 3000 euro. Che basterebbero e avanzerebbero per liberarsi dalle pubblicità di Google Adsense su valeriodistefano.com e su classicistranieri.com per almeno 9 anni. Per cui, hai l’1% dei tuoi lettori che ti fa una donazione? Ringrazia il tuo Dio, perché con i numeri che ha Wikipedia questo significa poter contare su tanti, ma tanti, ma tanti soldi. Che bisogno hai di venire a rompere i coglioni a me, povero blogger, che se voglio raccattare qualche centesimo (perché di centesimi si tratta) al giorno sono costretto a servirmi dei bannerini pubblicitari pregando che qualcuno ci clicchi sopra, perché se non ci clicca nessuno io non ricavo niente di niente??

Jimmy Wales ne ha abbastanza? E sapesse quanto ne abbiamo abbastanza noi del modello wikipediano. Di un’enciclopedia che usa i SeroBOT per censurare i contributi degli utenti, di tutte le volte in cui scrivono “qual è” con l’apostrofo, di quando la lobby si impunta e fa pressione sul Parlamento Europeo che fa una norma ad hoc per la Link Tax, quando pubblicizzano il Manifesto della Razza da Wikisource, quando scrivono che Vittorio Emanuele II era “superdotato” come se fosse un dato enciclopedico, quando dedicano parole e parole in una voce su Wanna Marchi, ma lo scrittore catalano Rafael Cansinos-Assens non ha nessuna voce e così via.

Via, via, cestinare. E alla svelta.

Mala tempora per i libri per bambini

I commenti intolleranti a “Fahrenheit” di RadioTre

Questo post doveva essere più rapido e fulmineo nell’essere pubblicato. Poi ho visto che sabato mattina dell’argomento aveva parlato anche Massimo Gramellini sul suo Caffè del Corriere, e allora ho deciso di prendermela comoda. Allora. A “Fahrenheit”, rubrica culturale pressoché quotidiana su RadioTre, trasmissioncina un po’ da radical-chic di sinistra di quelli con la puzzetta sotto il naso, con giochini, rubriche, ma soprattutto recensioni di libri, si è parlato di Primo Levi. E Primo Levi è sicuramente un gigante della letteratura del ‘900 italiano. Siccome la trasmissione è aperta ai commenti degli ascoltatori, gli ascoltatori hanno commentato con frasi tipo “Basta con gli ebrei”, “Non fate politica” e altre delizioserie simili. Solo che la conduttrice Loredana Lipperini e la redazione di “Fahrenheit” che cosa hanno deciso di fare? Di leggere in diretta i commenti degli ascoltatori, anche quelli più ostici ed ostili, per mostrare, dicono loro, una realtà tangibile e non occultare quello che è l’umore del paese reale che ascolta RadioTre (solitamente personcine garbate e disposte al dialogo). In breve, in piccolo quello che successe nell’86 con Radio Parolaccia a Radio Radicale, dove si sospesero le trasmissioni e venne dato ad ogni ascoltatore un minuto di tempo per dire quello che voleva in estrema libertà, e le cassette delle segreterie telefoniche venivano poi messe in onda senza nessun filtro dall’emittente in odore di chiusura.

Loredana Lipperini, la conduttrice, ha spiegato su Facebook il perché di questa scelta redazionale, ma inspiegabilmente il post è stato rimosso, o sono state cambiate le impostazioni sulla privacy, anzi, addirittura non mi risulta più un account a nome della conduttrice,

quindi sull’articolo di Repubblica che per prima ha dato la notizia è possibile leggere solo alcuni estratti: “Perché questa è la realtà, scrive. Ed è indispensabile conoscerla… per combatterla”.

E’ vero, questa è la realtà. C’è gente intollerante che invade i canali del servizio pubblico per fare dell’antisemitismo spicciolo, e questo è di una tristezza esasperante. Come di una tristezza esasperante è sapere che Loredana Lipperini fu tra i primi firmatari della richiesta di scarcerazione di Cesare Battisti promossa da Carmilla On Line (guardate gli elenchi qui) e non mi risulta che abbia mai chiesto scusa, come invece hanno fatto altri intellettuali firmatari come Vauro e come Roberto Saviano, pensando (magari troppo tardi) che le vittime dei reati di Cesare Battisti eranoancora lì a chiedere di ottenere giustizia. E allora di che stiamo parlando?? Di un mondo che è incivile e odiosamente pervicace nel rivendicare la propria intolleranza solo al di là del microfono? Chi è il più pulito nel gioco dell’informazione del grande fratello in cui l’ascoltatore si fa protagonista e la conduttrice ha anche lei un gesto discutibile da farsi perdonare? E’ come il pregiudicato che dà del delinquente al ladro. “Quante persone ci saranno nel mondo che fuggono dagli altri perché non vedono loro stesse!” (Lazarillo de Tormes, cap. 1)

Aggiornamento delle ore 12,50: Registro che il profilo Facebook di Loredana Lipperini è di nuovo regolarmente raggiungibile (probabilmente si è trattato di un problema momentaneo) e ripubblico il suo intervento di giovedì scorso.

Formigoni è in carcere

Bene, Formigoni è in carcere. Si è concluso uno dei processi a suo carico (quello sul caso Maugeri) e la Cassazione lo ha condannato a oltre cinque anni di reclusione. La legge salva-corrotti (che comunque non era operativa al momento della commissione dei reati di cui Formigoni è colpevole) non consente la concessione di misure alternative al carcere per chi è condannato per i reati per cui Formigoni è stato condannato definitivamente. Quindi Formigoni va in carcere. Spetterà ancora ai suoi legali far valere le sue ragioni nelle sedi di merito più opportune, io questo non lo critico minimamente.

Quello che invece sì, critico, è il generale buonismo, quasi l’imbarazzo che ha permeato la notizia. Era quasi come se Formigoni non potesse mai andare in carcere, come se non dovesse essere mai condannato, come se fosse invincibile. Quando gli arrivò l’avviso di garanzia ruggiva come un leone alla conferenza stampa. “Vincerò anche questa, sarò assolto”. E
“Se sarò rinviato a giudizio 
vincerò a 12 a zero: sarà la dodicesima assoluzione nei miei confronti”. E all’attacco dei giornalisti:Gazzettieri della Procura, esecutori di ordini, portatori di documenti” . Adesso di quel leone resta solo un ruggito spento e il sipario è calato sulle sue imprese di Governatore della Lombardia, quando poteva permettersi di attaccare giornali e giornalisti, gazzette e gazzettieri, Procure e procuratori. E ci sono stati alcuni di questi giornalisti che hanno sottolineato come da parte di chi gioisse per la condanna al carcere del Celeste ci sia stata una sorta di accanimento terapeutico. Come se fosse una reazione ingiustificata dalla ritrovata debolezza del soggetto detenibile e presto detenuto. Un po’ come se si volesse dire che sì, va beh, Formigoni va in carcere, però adesso non è il caso di infierire troppo, su, via, è solo un povero diavolo che non ha di che difendersi e che è completamente nudo davanti al pubblico ludibrio dell’opinione pubblica. Gad Lerner, su Twitter, ha detto che bisognerebbe provare a trascorrere una sola notte in carcere per poter giudicare. Lui che nelle sue trasmissioni ha sempre smontato, come un castello costruito coi Lego, le tesi difensive dello stesso Formigoni. In breve, Formigoni è sì, condannato, ma è comunque un povero Cristo. Ma perché? Perché ci si deve scandalizzare e gridare all’untore ad ogni sventolare di  avvisi di garanzia, quando un indagato ha diritto a tutte le prerogative della difesa e i fatti contestati non sono minimamente dimostrati in un processo di merito, e non si può dire, una volta che è intervenuta direttamente la Cassazione, e dopo che anche per la Costituzione un imputato si può definire “colpevole”, che quel soggetto è sicuramente almeno almeno un bricconcello? Perché il carcere è come la morte, che concella tutto e lascia nuda soltanto la parte umana di tutti noi? Perché l’oblio? Perché non essere soddisfatti che sia stata fatta giustizia?? Non c’è risposta. Resta il commento di Berlusconi che ha esternato:
 “Per Formigoni dico solo che umanamente mi dispiace: non so cosa abbia fatto, non so nulla di cui è stato accusato, ma Dico solo che ha governato molto bene la Lombardia ed ed e stato il miglior governatore in assoluto…”. Sipario.

Open pubblica in chiaro i dati personali dei genitori di Renzi. E David Puente chiede scusa.

Stavolta invece è successo che per dare informazione dell’arresto dei genitori di Matteo Renzi, il giornale online Open, diretto da Enrico Mentana, ha pubblicato una immagine del provvedimento di ordine di arresto emesso dal GIP di Firenze nei confronti dei due coniugi. Lo ha fatto lasciando ben visibili gli indirizzi dei tre arrestati, più altri dati personali. Sul web si è scatenata una bufera e dopo un’ora l’immagine era già stata corretta e sbianchettata. Successivamente a questa correzione sono uscite le scuse del direttore e quelle del redattore David Puente (sì, sempre lui!) che non si sa cosa c’entri con l’accaduto, visto che ha dichiarato espressamente di non aver pubblicato personalmente quei dati. Ma chiude il suo messaggio di “mea culpa nulla culpa” con la chiosa “Cose che non dovrebbero mai e poi mai accadere“. Già, però accadono. E sono, più precisamente, accadute proprio a casa sua, nella nicchia che David Puente si è costruito alla protezione dell’ala consolatriche di Enrico Mentana. Guarda caso. Intendiamoci, la residenza di un individuo, qualunque individuo anche non indagato, è un dato pubblico e conoscibile da chiunque, e come tale va trattato. Un altro atto pubblico, una volta che viene notificato agli indagati e ai loro difensori, è l’atto di disposizione degli arresti domiciliari nei confronti di Tiziano Renzi e della moglie. Quindi non si tratta di stabilire se quel dato è pubblico o no (è evidente che lo è), ma se sia opportuno o no (e sicuramente non lo è) ripubblicarlo per farlo conoscere a un pubblico più ampio di quello che ne è già a conoscenza. E la risposta è una sola: è opportuno nella misura in cui quella pubblicazione aggiunge informazioni alla notizia principale. Ovvero se dice qualcosa in più rispetto all’originale. Se lo integra, se lo rafforza, se lo amplia. Ma a cosa mi serve sapere dove abitano i Renzi, rispetto al fatto che nei loro confronti sono stati disposti gli arresti domiciliari? A niente. Un atto inutile non è un atto inutile e basta. E’ anche un atto dannoso perché non apporta nulla di buono o di costruttivo all’intenzione iniziale, che è e dovrebbe essere quella di informare su un provvedimento della magistratura inquirente. Ecco perché pubblicare l’indirizzo degli arrestati in chiaro è stata una azione quanto meno discutibile e di dubbia perspicacia professionale. Così come è stata spiazzante la mossa di David Puente. Se si fosse trattato di una mossa scacchistica sarebbe stata annotata almeno con due punti interrogativi. Che c’entra chiedere scusa per una colpa che non è sua? In un mondo normale le responsabilità sono personali. Quindi in primo luogo la responsabilità è di chi ha pubblicato quella fotografia per intero, senza modificarla in alcun modo. Poi c’è la responsabilità del direttore responsabile, che infatti ha chiesto scusa. Poi basta. A meno che, moralmente, non ci si senta colpevoli di un fatto per il solo appartenere alla squadra e all’ambiente in cui quel fatto è stato commesso. Un po’ come succede nel calcio: se vince vince tutta la squadra, se perde perde tutta la squadra, siamo tutti responsabili nella buona e nella cattiva sorte, come nei matrimoni. E allora, alla luce di questa visione delle cose molto diffusa ma ciò nondimeno perversa, il senso di colpa, che qui è grande e profondo come la Fossa delle Marianne, salta fuori e uno decide di fare outing e di battersi il petto in chiesa pentendosi dei suoi peccati e delle sue piramidali nequizie. Ma nessuno dice che un giornale di informazione che si spaccia come libero, che vanta tra i suoi collaboratori giovinotti rampanti, giornalisti promettenti e debunker di stato, stavolta ha tragicamente toppato. Tutt’al più è stato un “errore”. Ecco, sì, l’accanimento sulla pelle di persone deboli perché indagate e con la libertà ristretta ai confini della loro abitazione lo chiamano “errore”. Cambiano il nome alle cose. Chiedono scusa, vanno in giro per qualche tempo col ciclicio “ruttando austeri ‘ci vuol pazienza, siempre adelante ma con juicio'” (come dice il Poeta), fanno penitenza e poi si autoassolvono, che vuoi fare? Ormai è successo, ci dispiace, siamo costernati, ma andiamo avanti. E’ il giornalismo, bellezze. C’è sempre spazio per le scuse, ma pietà l’è morta.

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