Per Elisa

Il deputato leghista Flavio Di Muro ha chiesto la parola alla Camera dei Deputati per parlare a titolo personale, proprio mentre si stava per iniziare la discussione sulla ricostruzione dei territori  terremotati del 2016. Non ha parlato delle condizioni delle persone che non hanno più una casa e che vivono in sistemazioni provvisorie e precarie, no, ha chiesto alla sua fidanzata Elisa, dallo scranno di parlamentare, se voleva sposarlo, ostentando un vistoso anello, pegno del suo amore. Elisa, che era presente in tribuna, ha detto “sì” alla richiesta del deputato Di Muro, si sposeranno a Ventimiglia, e va beh, tanti auguri, ma per le dichiarazioni d’amore ci sono tanti luoghi e tante forme, che so, una cenetta romantica, un filmato su WhatsApp, una passeggiata sulla spiaggia. Il Parlamento serve per discutere le leggi, e tutti i parlamentari italiani rispondono al popolo, non solo a coloro che li hanno eletti. Quindi un uso del Parlamento di questo tipo è decisamente fuori luogo e  da censurare, e bene ha fatto il Presidente della Camera Fico a stigmatizzare il comportamento del parlamentare:

“Deputato Di Muro, capisco tutto, però… usare un intervento per questo non mi sembra assolutamente il caso”.

Il filmato dell’intervento (che è stato naturalmente verbalizzato sul resoconto stenografico della seduta) gira su YouTube e ha raggiunto un numero assai ragguardevole di visualizzazioni. Perché se un intervento fatto alla Camera non raggiunge i social poi rischia di non avere un numero sufficiente di follower, e alla fine è questo quello che conta, che la gente ti veda, perché se chiedi alla tua fidanzata di sposarti in privato rischi come minimo che quella ti rimbalzi. Ma, come dice l’onorevole abruzzese Stefania Pezzopane, che è andata a congratularsi con il neonubendo, “L’amore vince su tutto”, e allora applausi (sigh!)

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Il consigliere triestino Fabio Tuiach scappa dall’Italia e si arruola nella Legione Straniera

“Inviterei anche io questa simpatica nonnina, (Liliana Segre) come Salvini, a bere un the. Massima stima, grande ammirazione però mi ha un po’ confuso e da profondamente cattolico mi sono sentito un po’ offeso perché ha detto che Gesù era ebreo”.

«Liliana Segre ha detto che Gesù Cristo era ebreo: da profondamente cattolico mi sono sentito offeso».

Questo l’intervento del consigliere comunale Fabio Tuiach durante la discussione sulla cittadinanza onoraria alla senatrice Segre.

A pochi giorni da questa gaffe Fabio Tuiach ha deciso di scappare dall’Italia,  lasciare la politica e la città di Trieste, per trasferirsi in Francia, rinunciare al suo incarico politico e prendere l’aspettativa dal suo lavoro da portuale e arruolarsi nella Legione Straniera.

«Sono in treno per la Francia, vedo se posso arruolarmi nella Legione straniera e cambiare vita. Per adesso mi prendo un mesetto di pausa dal lavoro e dal Comune, poi deciderò quale vita scegliere»

«Marciare ha degli effetti miracolosi sulla mente e io sono un uomo di sport. Sono sempre stato massacrato per la mia fede, anche i nostri santi partivano per le crociate con la benedizione del Papa».

«Io sono un guerriero e quando le cose si mettono male, vado a marciare. Ora, se passo le selezioni, avrei la possibilità di diventare francese e avere una seconda opportunità nella mia vita a 39 anni. Non so quanto starò via, forse un mese ma forse potrei non tornare più».

Tra le altre gaffe di Tuiach, quella secondo cuii Maometto era un “pedofilo” e il tentativo di far passare una mozione per vietare i gay pride.

fonti: leggo.it e globalist.it

Un ringraziamento all’avvocato Cathy La Torre che ha segnalato la notizia via Twitter.

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Il professor Emanuele Castrucci dell’Università di Siena elogia Hitler su Twitter

«Hitler, anche se non era certamente un santo, in quel momento difendeva l’intera civiltà europea»

“Vi hanno detto che sono stato un mostro per non farvi sapere che ho combattuto contro i veri mostri che oggi vi governano dominando il mondo.”

(Emanuele Castrucci, professore di Filosofia del diritto e filosofia politica, Università di Siena)

 

“Caro @marcocongiu, il Prof. Castrucci scrive a titolo personale e se assume la responsabilità.
L’Università di Siena, come dimostrato in molteplici occasioni, è dichiaratamente anti-fascista e rifugge qualsiasi forma di revisionismo storico nei confronti del nazismo.”

(Francesco Frati, rettore dell’Università di Siena, tweet del 1 dicembre 2019)

Trovo vergognose le esternazioni revisioniste e neonaziste del Prof. Castrucci. Tali affermazioni infangano il nome di USiena, che ho intenzione di difendere. Ho dato mandato agli uffici di attivare i provvedimenti conseguenti alla gravità del caso.

(Francesco Frati, rettore dell’Università di Siena, tweet del 2 dicembre 2019)

 «Posso solo dire che mi sono limitato ad esprimere un giudizio storico personale avvalendomi, al di fuori della mia attività didattica, del principio di libertà di pensiero che, come ben sa, è tutelato costituzionalmente»

(Emanuele Castrucci – Dichiarazione a Corriere.it)

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Un’intervista a Lorenzo Berardi sul radioascolto

Pubblico di seguito l’intervista che ho rilasciato al giornalista Lorenzo Berardi in occasione della preparazione del suo libro sulle radio in italiano di Oltrecortina degli anni ’60, ’70 e ’80. Insomma, un giornalista del suo livello ha scelto di intervistare proprio me sulla mia esperienza di radioascoltatore. Troppa grazia! Riporto l’intervista così come l’ho rilasciata (probabilmente in sede di pubblicazione definitiva subirà alcune necessarie modifiche).

1. In che anno hai cominciato a sintonizzarti regolarmente sulle trasmissioni in italiano dall’estero di radio europee e qual è stato, a tuo avviso, il loro periodo migliore dal punto di vista della qualità dei programmi?

Ho cominciato a smanettare con le prime radio in onde medie dai primi anni ’70, quando da casa mia si potevano ascoltare Radio Montecarlo in italiano e in francese, Radio Monteceneri, Radio Luxemburg (la sera) e, con un po’ di fortuna e propagazione favorevole, Radio Capodistria. Avrò avuto sì e no 10 anni.
Dal punto di vista della scoperta delle trasmissioni in italiano, il mio primo rapporto di ricezione a un’emittente straniera risale al 1981.
Gli anni ’70 furono davvero formidabili per la varietà e qualità di trasmissioni in italiano. Quando cominciai a fare radioascolto attivo come BCL qualcosa stava già cambiando. Ad esempio di lì a poco avrebbe chiuso la redazione italiana della BBC.

2. Tu vivi a Roseto, ma sei nato a Colonia, sede per anni della redazione italiana di Deutschlanfunk. In un’intervista su Radio Magazine nel 2008 raccontavi di passare spesso a trovare i redattori italiani a Colonia. In che anni li visitavi e da quante persone era composta all’epoca la redazione (oltre a Nazario Salvatori ricordi i nomi di altri redattori)?

Per la precisione sono nato a Bergisch-Gladbach, comune a 12 km da Colonia. Ho visitato la Deutschlandfunk più volte negli anni ’80 (prima che la redazione italiana diventasse parte della Deutsche Welle), tra gli altri redattori del programma italiano mi piace ricordare Franco Coppari, Anna Maria Quarta (che allora era sia redattrice che segretaria), e il direttore Ulrich Ritter.

3. Nella medesima intervista, racconti che con i redattori di Deutschlandfunk parlavate anche di Radio Berlino Internazionale: come era seguita RBI dai loro ‘avversari’ nella Germania Ovest, la si ascoltava e se sì cosa se ne pensava? La sua esistenza veniva mai nominata in onda oppure era taciuta agli ascoltatori?

A livello di conversazione informale sì, si parlava di Radio Berlino Internazionale, a cui, evidentemente, la Deutschlandfunk faceva da contrappeso con un servizio di contropropaganda caratterizzato però da ottima qualità e professionalità nella confezione del programma finale. Ma non se ne è mai parlato a livello di “avversari”. Tutto si svolgeva con la massima pacatezza e rispetto. Non penso ci fosse la consuetudine di non nominare mai i fratelli separati dell’Est, probabilmente sarà successo, soprattutto per le notizie comprese nel programma DX speciale per radioascoltatori. Non penso sia mai esistita una sorta di “pregiudiziale” a parlare di RBI.

4. Come radioamatore (spero che la definizione sia ok per te)

La definizione va benissimo, grazie!

4. ascoltavi i programmi e scrivevi anche alla redazione italiana di Radio Berlino Internazionale?

Sì, lo facevo regolarmente, come regolarmente scrivevo a TUTTE le redazioni in lingua italiana.

4. La fine annunciata di quell’emittente il 2 ottobre del ’90 poteva essere evitata tramite una fusione con Deutschlanfunk oppure trovare un punto d’incontro fra ‘La Germania vi parla / Germania Sera’ e ‘La voce della RDT’ era impensabile per motivi ideologici e culturali?

Dubito fortemente che la fine di Radio Berlino Internazionale si sarebbe potuta evitare con una fusione con la Deustchlandfunk. Ormai la sua credibilità e la sua informazione di regime erano talmente inquinate che la reputazione dell’emittente non poteva che uscirne compromessa. Quindi, al di là dei muri ideologici, sono stati i trascorsi culturali a risolvere il problema. Eppure sarebbe stato bello poter contare sul parco frequenze in onde corte della DDR per il rilancio di un programma in italiano. Ma è stata un’utopia che ha visto il plauso di pochi isolati idealisti e il disinteresse delle autorità di governo tedesche.

5. Quali altre emittenti estere che trasmettevano in italiano da oltre la Cortina di ferro ascoltavi?

Le ascoltavo tutte con sufficiente regolarità. Da Radio Mosca, a Varsavia, passando per Budapest, Bucarest e Tirana. Quando si è radioascoltatori lo si è a 360°.

5. E con quali di esse eri in contatto epistolare?

Con tutte. Spedivo regolarmente dei rapporti di ricezione, che erano una modalità un po’ romantica e retro di contattare l’emittente. Erano una specie di “controllo tecnico” sulla qualità del segnale. Naturalmente, col senno di poi, le emittenti neanche allora avevano bisogno di sapere dagli ascoltatori come arrivavano qui in Italia e in quali condizioni di ascolto. Lo sapevano perfettamente che certe frequenze erano molto più vantaggiose di altre. Si trattava di pretesti per iniziare e coltivare un contatto epistolare: questo era fondamentale per questo tipo di emittenti, il contatto dell’uditorio, qualcuno che dicesse loro “vi ho ascoltati”. Era una cartina di tornasole per dire che il programma era arrivato a destinazione. E insieme a lui il messaggio propagandistico. Il rapporto epistolare con le stazioni di oltre cortina, inoltre, era incredibilmente gratificante. Rispondevano sempre con molta cortesia e con materiale praticamente introvabile in Italia. Ho ricevuto di tutto: dalle riviste di regime agli adesivi, dal segnalibro all’oggetto premio. Una volta Radio Polonia mi inviò un vocabolario italiano-polacco e viceversa in due grossi volumi.

6. Da ‘ascoltatore di programmi’ e non di emittenti, quali furono le trasmissioni migliori delle radio che trasmettevano oltre Cortina che hai ascoltato? Potresti citarne qualcuna e i suoi contenuti, se li ricordi?

Le trasmissioni più ascoltate in Italia erano quelle dedicate alla posta degli ascoltatori (solitamente a cadenza settimanale) e quelle specifiche per i radioascoltatori (Budapest aveva un enorme club di radioappassionati, con pubblicazioni tecniche autonome e indipendenti). Mi piace però ricordare un programma italiano di Radio Praga, che andava in onda a cadenza quotidiana, e che si intitolava “Il giornale della siesta”. Non era un programma bellissimo, si occupava di mantenere in contatto gli emigrati del centro Europa con i familiari in Italia attraverso dediche e canzonette nazional-popolari in italiano, tedesco e in lingua ceca e slovacca. Nulla a che vedere con i DJ delle radio private, per intenderci, era un programma molto asettico e molto noioso, ma è stato importante per capire come questo tipo di stazioni radio si ponessero di fronte alla logica delle radio commerciali dell’Occidente.

7. Oltre alle tue visite alla redazione italiana di Deutschlandfunk sei mai andato a incontrare di persona i redattori di altre sezioni italiane delle radio che ascoltavi? Se sì, potresti parlarmi di queste visite?

Mi piace ricordare una mia visita alla Radio Vaticana. Pur essendo un non credente ho sempre ammirato la professionalità di questa emittente, la competenza in tema di musica classica (argomento del quale sono appassionato), il taglio dato al notiziario, la competenza dei redattori, tutte persone molto modeste, schive e disponibili all’ascolto delle opinioni altrui.

8. Le uniche due radio dell’ex blocco socialista che trasmettono in italiano ancora oggi – correggimi se sbaglio – sono Radio Tirana (solo su Internet) e Radio Romania Internazionale: ti capita mai di ascoltarle o ti è capitato di farlo in passato? Cosa ne pensi o pensavi?

Ormai la radio la ascolto soprattutto in FM (quando sono in macchina) e in Internet. Quando posso mi piace ascoltarla anche via satellite. Ho un ricevitore ad onde corte ma il raro segnale delle stazioni tropicali o andine è molto più vicino a me dalla postazione del mio computer che dai transistor della radio. Ogni tanto mi capita di riascoltare Bucarest e Tirana. In particolare di Radio Bucarest conservo il ricordo della caduta del regime di Ceausescu, quando sentii distintamente la voce della locutrice in italiano dire “Cari ascoltatori italiani buon Natale. Finalmente possiamo augurarvi buon Natale!!” Fu un’emozione grandissima.

9, Sei in contatto con qualche altro appassionato di radiofonia italiana che ascoltava le emittenti dall’altro lato della Cortina di ferro e che sarebbe disposto a parlarne? Pensavo a persone come Roberto Pavanello, Fiorenzo Repetto o altri: hai contatti mail o telefonici?

Non conosco Fiorenzo Repetto. Con ogni probabilità fa parte della generazione più recente di radioascoltatori. Sono in contatto con Ezio Toffano (oggi dirigente scolastico, con cui ho condiviso l’esperienza del GAMT -Gruppo d’Ascolto della Marca Trevigiana-) e con Franco Probi, già redattore del bollettino mensile Radio Incontro, e oggi responsabile di Nuova Radio, un’emittente che ha già preso a trasmettere in streaming e che lo farà in onde medie (1458 kHz) tra breve.

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Le parole del professor Giancarlo Talamini Bisi contro le sardine

“Se becco qualcuno di voi, da martedì cambiate aria, nelle mie materie renderò la vostra vita un inferno, vedrete il 6 col binocolo e passerete la prossima estate sui libri. Di idioti in classe non ne voglio”

“Andrò ai flash mob delle Sardine per vedere se becco qualche mio studente… poi piangerà di avere un prof che lo rimanda e gli farà vedere un 6 con il binocolo”.

“Potete anche scrivermi e chiamarmi, ho un sito personale, non temo di metterci la faccia. Venite pure a trovarmi a Torrano di Pontremoli: ho due motoseghe, tre marazzi, un cane, una falce, due accette: credo bastino per darvele sulle vostre teste vuote”

“Sto guardando Piazza Pulita e l’intervista ai 3 sfigati delle Sardine. Sono molto giovani, la menano con l associazionismo e, quel che è peggio, son precari e disoccupati, girano per l Italia a cercare un lavoro. Io, se fossi in loro, piangerei per la loro condizione , mi cercherei un lavoro stabile, non perderei tempo a fare il coglione in giro e credere alle favole.”

(Giancarlo Talamini Bisi)

“A tutela dei diritti degli studenti e della stessa scuola ho attivato gli uffici del Miur per verificare i fatti e procedere con provvedimento immediato alla sospensione

(Lorenzo Fioramonti, Ministro della Pubblica Istruzione)

“I professori leghisti minacciano di bocciatura gli studenti che vogliono manifestare con i discorsi di odio della destra. Un comportamento inaccettabile contro cui ci batteremo fermamente. Nessun docente può impedirci di manifestare, né possiamo accettare che si dichiari fascista. Questi personaggi devono essere cacciati dai luoghi della formazione”

(Giulia Biazzo, Unione degli Studenti)

“Ne approfitto per scusarmi con gli studenti, genitori, colleghi e dirigenti che non era certo nelle mie intenzioni mettere in difficoltà attraverso il mio scritto. Chi ha mi conosciuto sa che non sarei mai e poi mai in grado di compiere azioni del genere”.

(Giancarlo Talamini Bisi)

Il docente, successivamente a queste dichiarazioni è stato colto da malore, soccorso dal 118 e trasportato all’ospedale delle Apuane Noa di Massa dove i medici mantengono totale riserbo sugloi accertamenti clinici.

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Ilaria Cucchi querela Matteo Salvini per diffamazione

“Ora basta. Lo devo a Stefano, a mio padre ma soprattutto a mia madre. Questo signore deve smetterla di fare spettacolo sulla nostra pelle”

Queste le parole di Ilaria Cucchi che hanno preceduto l’annuncio della deposizione di una querela per diffamazione contro Matteo Salvini.

La Cucchi, rappresentata e difesa dal legale e compagno Fabio Anselmo, ha stigmatizzato il commento di Salvini alla sentenza del processo che ha visto condannati a 12 anni due carabinieri per omicidio preterintenzionale del giovane geometra romano, secondo cui la droga fa male sempre, evidenziando come Stefano sia morto per le percosse ricevute e non per droga (con sentenza stabilita da un Tribunale dello stato).

Salvini era già stato querelato per diffamazione da Carola Rackete. Ha dichiarato:

«Dopo Carola Rackete, mi querela la signora Cucchi? Nessun problema, sono tranquillissimo dopo le minacce di morte dei Casamonica e i proiettili in busta, non è certo una querela a mettermi paura», dichiara ancora il leader della Lega. «Spero che il Parlamento approvi subito la legge “droga zero” proposta dalla Lega, per togliere per sempre ogni tipo di droga dalle strade delle nostre città. Ripeto, dopo le minacce di morte dei mafiosi non sono Ilaria Cucchi o Carola Rackete a farmi paura».

Replica la Cucchi in querela:

Salvini «insiste ancora a collegare la morte violenta di Stefano Cucchi alla droga, auspicando provvedimenti che affrontino questo problema che – nel suo ragionamento – è causa delle morti come quella di Stefano Cucchi, dovuta invece alla condotta illecita e violenta di due appartenenti all’Arma dei Carabinieri. Ma soprattutto, aggiunge un’infamante offesa alla sottoscritta, paragonando la sua intenzione di sporgere querela alle minacce di morte rivoltegli da gruppi criminali».

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La pagina “6000 sardine” oscurata e poi ripristinata su Facebook

Questa notte, la pagina “6000 sardine”, presente su Facebook è stata oscurata per alcune ore (beato chi ha avuto il tempo di controllare e ricontrollare in orario notturno la presenza o l’assenza della pagina dal web), probabilmente per un tentavio di sabotaggio da parte delle forze e degli utenti sovranisti o, comunque, contrari al movimento, che avrebbero segnalato in massa la pagina a Facebook per contenuti non ben meglio identificati.

Successivamente è stato tutto un gridare allo scandalo e all’attentato alla democrazia, alla libertà di espressione, di pensiero, di manifestazione, al tradimento, all’ingiustizia di Facebook, tanto che in una pagina di riserva, intitolata “6000 sardine 2” (originale!) i gestori hanno scritto:

“La pagina 6000 sardine è stata oscurata. In mancanza di post offensivi, violenti o lesivi dei diritti della persona, è stata comunque bersaglio di un gran numero di segnalazioni. Questo ha automaticamente generato l’oscuramento della pagina. Siamo fiduciosi che possa tornare on-line nelle prossime ore, ma non abbiamo certezza dei tempi. Si vede che un mare silenzioso fa molto più rumore di quanto si possa pensare”

Non è che il mare silenzioso e pescoso faccia rumore. E non è nemmeno un problema di democrazia. Il punto è che Facebook ha le sue regole, che si è dato da sé, e che il movimento sardinesco ha accettato al momento in cui ha aperto una pagina (ci sarà pure un responsabile). Questo regolamento sottosta alle leggi dello stato italiano (ma nemmeno sempre, ad esempio, non è detto che in caso di un post diffamatorio nei confronti di una persona quel post venga automaticamente rimosso o l’utente che lo ha scritto debba venire per forza censurato anche a seguito di una o più segnalazioni) ma quello che vale più di tutto è che se sei su Facebook stai al loro gioco, anche se il gioco è sporco e non ti piace, come nel caso in cui una pagina viene oscurata o sei tu che per un qualsiasi contenuto vieni oscurato senza particolari spiegazioni (è accaduto a persone che conosco di essere oscurate per aver usato la parola “negro”, o per aver usato della satira nei confronti del Movimento 5 Stelle). Probabilmente, nel caso delle 6000 sardine il blocco è stato precauzionale, i contenuti fatti fagocitare dagli imperfetti ma implacabili algoritmi di Facebook, poi, visto che non c’era nulla di offensivo o di particolarmente malizioso, hanno ripristinato il tutto. Potevano tranquillamente non farlo, o farlo per qualche ora, qualche giorno, un mese o due. E non è una questione di democrazia: se vuoi dire quello che vuoi senza essere censurato da nessuno ti fai il tuo sito web, o il tuo social network, o il tuo blog, o il tuo forum, e lì scrivi quello che ti pare. Se scegli Twitter o Facebook o Instagram sei in casa d’altri, e se in casa d’altri qualcuno ti dice di non fumare perché non è consentito, tu non fumi, anche se in quel momento non stai facendo necessariamente qualcosa di male. Se vuoi fumare vai fuori, o a casa tua. Semplicemente. E’ ingiusto? E’ antidemocratico? E’ così. E la colpa non è certo di Facebook.

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Paolo Attivissimo criticato da una madre di un alunno della scuola media di Morbio Inferiore (Ticino)

«È una vergogna. La scuola media non dovrebbe spingere per il 5G. Invece mio figlio, in classe, è stato “indottrinato” da Paolo Attivissimo, esperto di nuove tecnologie invitato in aula».

(Madre di un allievo frequentante la scuola media di Morbio Inferiore)

 «Fa piacere che alcuni genitori siano insorti. La scuola non è luogo per fare propaganda».

«Intanto va ricordato che il 98% delle nuove antenne sono bloccate dalle opposizioni. Gli svizzeri hanno capito di essere sottoposti a esperimenti forzati»

(Eva Camilleri – Gruppo ‘Stop 5G’)

«Paolo Attivissimo viene nella nostra scuola da una decina d’anni. I suoi interventi sono legati all’ambito dell’educazione alla cittadinanza, all’uso consapevole delle nuove tecnologie, a come porsi di fronte alle fake news».

«Ma Attivissimo non è stato chiamato da noi per parlare del 5G. Ne avrà parlato per un minuto al massimo. E solo perché il 5G fa parte del mondo contemporaneo in cui viviamo. Lungi da noi usare la scuola per fare qualsiasi tipo di promozione. E sicuramente non era nemmeno l’intenzione del signor Attivissimo. È incredibile come una vicenda del genere possa essere strumentalizzata. Si tratta di una polemica inutile. Sono senza parole».

(Gabriele Magnone, direttore della scuola media)

 «Si parlava di manipolazione di notizie. Sul web circolano tante informazioni distorte sul 5G. È un esempio classico. Ci sono addirittura video in cui si sostiene che il 5G ci ucciderà tutti. Ho semplicemente invitato i ragazzi a riflettere prima di credere a tutto quello che la rete propina loro. Mi sembra doveroso».

(Paolo Attivissimo)

Fonte: tio.ch

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La scorta a Liliana Segre

Sarebbe troppo facile dire che l’assegnazione di due carabinieri di scorta a Liliana Segre per le continue minacce ricevute sui social network e tramite canali più tradizionali (ma non per questo meno pericolosi) rappresenta la sconfitta totale dello stato e ne dimostra sia il fallimento che l’incapacità a reagire se non con la limitazione della libertà di una cittadina italiana di 89 anni, che ha sofferto sulla propria pelle l’orrore di Auschwitz, sopravvivendo alla catastrofe umana dell’olocausto e che ha avuto il solo merito di proporre la costituzione di una commissione che contrasti l’odio (sia esso in rete o espresso in altra forma).

Sarebbe troppo facile stigmatizzare la contemporanea negazione della cittadinanza onoraria a Liliana Segre da parte della città di Pescara per mano dei consiglieri comunali della Lega perché “mancano i presupposti per dare la cittadinanza onoraria perché manca un legame con il nostro territorio: a questo punto dovremmo conferirla anche ai tanti rappresentanti delle istituzioni che ricevono pubbliche offese e minacce” come se lotta all’antisemitismo, al razzismo, all’intolleranza, all’odio, l’affermazione dei valori democratici, la solidarietà con una donna che ha patito l’indicibile non possano essere patrimonio di una città che ha ricevuto la medaglia d’oro al merito civile con la motivazione «Centro strategico sulla linea verso il Nord della Penisola e per il collegamento con la Capitale, durante l’ultimo conflitto mondiale fu teatro di continui e devastanti bombardamenti da parte dell’aviazione alleata e dovette subire le razzie e la distruzione di fabbricati, strade, ponti e uffici pubblici da parte dell’esercito germanico in ritirata.»

Sarebbe troppo facile dire che vogliamo bene a Liliana Segre per quello che rappresenta e che comprendiamo perefttamente il suo stupore, la sua amarezza, la sua delusione davanti al voto di astensione delle destre al Senato della Repubblica su un provvedimento che avrebbe dovuto raggiungere come minimo l’unanimità.

Sarebbe troppo facile. Però è tutto vero.

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Un giorno da pecora elettrica

Quando si bruciano i libri è segnale di forte o di censura, come è tristemente accaduto nel secolo scorso, o di falsa e spocchiosa saggezza, come accadde per i volumi della biblioteca di Don Chisciotte, messi al rogo dopo un processo sommario per tentare di salvare la mente già malata del povero Chisciano.

Poi ci sono le librerie messe a fuoco. E quando si mette a fuoco una libreria indipendente non è più questione di censura, ma di criminalità organizzata. I libri e le librerie come punto di incontro, come agglomerato umano prima ancora che urbano, fanno paura a chi spaccia. Il sapere porta via clienti alla destrutturazione cerebrale programmata e allora le fiamme, che vengono da sempre viste come purificatrici di una infezione intellettuale che non c’è, fanno il loro dovere, mettendo a rischio la vita di persone innocenti (quelle che abitano nel condominio) e facendo piazza pulita di ogni idea o ideologia possibilmente messa a testo e stampata.

E lo stato? Eh, lo stato non c’era. La libreria “Pecora Elettrica” aveva subìto un precedente attentato, era perfettamente prevedibile che la malavita organizzata avrebbe di nuovo, prima o poi, bussato alla porta e richiesto il conto. Ma non si è fatto nulla per prevenire, anzi, a Centocelle gli sciagurati incendiari hanno avuto vita facile e via libera perché tanto dei libri non importa un fico secco a nessuno. Ma che si aspetta, che ci scappi il morto? Mentre ci facciamo queste domande scontate, dalla risposta che dovrebbe essere anch’essa scontata (ma che non arriva mai da chi dovrebbe arrivare), la cultura, la voglia di incontrarsi per prendere un caffè, dare un’occhiata all’ultima novità uscita, vanno a farsi benedire. Non sono solo carta, sono valori. E’ memoria, è tempo. E’ quello che possiamo trasmettere ai nostri figli. E’ quello che non passa mentre tutto va.

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Il sondaggio “Personalità del 2019” a Radio Romania Internazionale

Carissimi amici, Radio Romania Internazionale continua il tradizionale sondaggio rivolto ai suoi ascoltatori e utenti Internet, ma anche ai suoi amici sulle reti sociali, invitandovi a valutare quali delle personalità del presente hanno segnato di più, in senso positivo, l’andamento dell’umanità nell’anno che sta per concludersi. In base alle vostre opzioni, la nostra emittente nominerà “La personalità del 2019”.

Chi potrebbe essere e soprattutto perché? Sarà un politico, un leader di opinione importante, un imprenditore, un grande atleta, un celebre artista, uno scienziato o, semplicemente, una persona sconosciuta al grande pubblico, che però vanta una storia esemplare? Come al solito, la risposta appartiene a voi.

Aspettiamo le vostre proposte, accompagnate dalle motivazioni, direttamente sul sito www.rri.ro, inviando un commento all’articolo, via e-mail, all’indirizzo ital@rri.ro, su Facebook, Twitter e LinkedIn, sempre come commento, su WhatsApp al numero +40744312650, via fax al numero +40 21 3190562, o per posta, all’indirizzo Via Generale Berthelot 60-64, CAP 010165, casella postale 111, Bucarest, Romania.

Vi ricordiamo che, in base alle vostre scelte, la Personalità del 2018 a RRI è stata designata la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Nel 2017, il titolo è andato alla grande tennista romena Simona Halep, ex numero 1 mondiale, mentre nel 2016 al presidente americano, Donald Trump.

La personalità del 2019 a RRI sarà annunciata nei nostri programmi e sulle reti sociali il 1 gennaio 2020.


Redazione Italiana
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Mai avuto un conto corrente presso la BNL!

Mi è appena arrivata questa mail di spam apparentemente inviata dal gruppo BNL in cui mi si comunica che i miei fondi potrebbero non essere più disponibili a partire dal 6/11 (domani) per i trasferimenti via bonifico bancario (e ci mancherebbe anche altro!), nonché l’impossibilità dal 10/11 di accedere on line all’Home Banking se non fornisco delle non meglio identificate “informazioni” attraverso una pagina web che, chiaramente, non corrisponde a quella indicata nel link (trucco vecchio come il cucco, ma ci si casca sempre, quindi attenzione!). Voi mi chiederete come faccio a vedere che questa è una mail di spam. Semplice: non ho mai avuto un conto corrente presso la BNL e non dispongo di nessunissimo Token On line. Però magari qualcuni dei miei lettori si ritrova in circostanze diverse e potrebbe aver bisogno di un messaggio di STOP. Ecco, ora ve l’ho dato (poi ditene male…)

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Quelli che Burioni lo chiamano “Bubu”

L’uso dei nomignoli e dei soprannomi può essere anche divertente, per l’amor del cielo. Chiamare la propria fidanzata “Ciccina” (Ciccina??), il proprio gatto “Fufi”, Paolo Attivissimo “Topone” (Topone??) può essere un atteggiamento di affetto e di confidenza che, anche se non compreso o gradito dalla maggior parte delle persone che lo percepiscono, rivela indubbiamente una intimità rara.

A volte, però, mettere un soprannome può essere una condanna a morte. Dove io abito c’è l’usanza di mettere nomignoli a tutti: e il nomignolo che ti affibbia il popolo te lo mantieni per tutta la vita. Un conto è se ti tocca un appellativo neutro (tipo “lu marchiciane”, cioè colui che viene dalle Marche), altro conto è se ti chiamano Peppe “lu zuzzone” (magari padrone dell’omonimo ristorante le cui condizioni igieniche sono già incorporate nel soprannome prescelto), perché zuzzone sei, zuzzone sei chiamato e zuzzone resti per tutto il resto dei tuoi giorni.

Ho scoperto ieri che Roberto Burioni in rete lo chiamano “Bubu”. Per carità, “Bubu” è un personaggio simpatico, l’amico di Yoghi, l’orso del parco di Yellowstone che va in giro a fregare i cestini da picnic ai visitatori, sempre inseguito dal Ranger Smith, devo poi riconoscere che l’appellativo appare particolarmente azzeccato perché rappresenta il raddoppiamento delle prime due sillabe del cognome dello scienziato. Come potrebbero dirlo i bambini, che quando imparano a parlare duplicano un elemento linguistico ad libitum. Forse, inoltre, in alcune foto c’è una certa somiglianza fisica tra la persona e il personaggio. Non c’è che dire, “Bubu” gli sta proprio bene ed è simpatico. Però è da carogne. Perché l’appellativo viene usato solo dagli avversari ideologici di Burioni. I novax, coloro che lavorano in ambiti e in aziende omeopatiche, i sostenitori della letalità dei vaccini, quelli dell’efficacia di acqua e zucchero. Se vado su Google a cercare la stringa “Bubu Roberto Burioni” trovo circa 1600 risultati. Ecco, a titolo di esempio, solamente i primi quattro:

Cioè, da un atteggiamento simpatico e scanzonato si è arrivati all’uso del soprannome come “sfottò”. Come in questo caso, successivo alla critica di Burioni a Dario Chiriacò, un medico omeopata, a proposito della quale una utente Facebook ha scritto:

Usare un nomignolo a mo’ di sfottò, dicevo, significa non porsi mai e non volersi mai porre sullo stesso livello dell’avversario, ma trattarlo come qualcuno (se non come qualcosa) di diverso da noi e, proprio per questo, da trattare come un oggetto di pura ilarità (senza contare che anche e persino “Bubu” è nome proprio di persona -o di personaggio- e che richiederebbe la lettera maiuscola, che la mittente del messaggio ha pericolosamente padellato).

In breve, solidarietà al dottor Burioni anche per queste noie che, ne sono convinto, saprà sopportare con senso dell’umorismo e leggerezza. Si sa che chi non ha esaurito gli argomenti, o non ne ha mai avuti, passa immediatamente dal piano del confronto delle idee a quello dell’attacco personale. Come dice il motto del blog, “prima ti deridono”. Ed è solo il primo passo verso azioni più gravi, ma che porta, poi, inevitabilmente alla vittoria.

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