Ordine del giorno Trizzino: i virologi gridano “al bavaglio!”

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Giorgio Trizzino è un deputato del Gruppo Misto. Ha proposto un ordine del giorno contenuto nel decreto green pass bis (ordine del giorno regolarmente accolto dall’esecutivo) in cui esplica l’opportunità di vincolare la partecipazione di medici e scienziati a dibattiti e programmi televisivi a un’autorizzazione preventiva rilasciata dall’autorità sanitaria presso la quale operano.

Mi sembra assolutamente una proposta di buon senso e l’appoggio penamente. Non si vede perché un poliziotto o un militare, per rilasciare un’intervista alla stampa debbano sottostare a questi obblighi da parte dei corpi di appartenenza e un medico no. Se rilasciano dichiarazioni al servizio pubblico vengono pagati (perché non credo che lo facciano gratis e per gli occhi belli color del mare) coi soldi pubblici, ed è giusto che paghino in prima persona in caso di dichiarazioni false, tendenziose o inutilmente allarmistiche. Anche perché ne va di mezzo l’onore e il prestigio dell’azienda sanitaria o dell’Universita in cui insegnano, operano e lavorano.

Se io devo fare una collaborazione con una qualsiasi Università DEVO chiedere il permesso al mio dirigente scolastico. E se non me la dà, io quella collaborazione non la posso fare e fine della storia.

Permettete che nell’intervento di un medico esperto in una TV pubblica ci sia molto di più di una semplice collaborazione occasionale (un virologo come Burioni ha partecipato regolarmente a tutte le puntate di un tal show della domenica su Rai Tre)? Si tratta di dare informazioni alla gente, non certo di convincerla a vaccinarsi, perché quella è una scelta personale.

Naturalmente si è scatenato cielo, terra e mare e si è gridato subito al bavaglio, alla censura e alla privazione del diritto costituzionale di parola.

Matteo Bassetti ha dichiarato:

«Io sono professore universitario e come tale parlo quanto voglio e nessuno mi mette il bavaglio, perché altrimenti siamo di fronte al fascismo. Io ho i titoli per parlare del virus e del vaccino, impedirmi di parlare sarebbe gravissimo»

Bene, lui è professore universitario con tanto di titoli e rivendica il diritto di parlare quanto vuole. Ma allora si faccia un sito web, un profilo social, un canale YouTube, quello che vuole, dove può dire privatamente quello che crede (nessuno glielo vieta). Ma finché usa il nome dell’Università per andare alla TV pubblica, io, utente, voglio essere preservato nel mio diritto all’informazione. Se tutti i professori universitari potessero dire quello che vogliono avrebbero ragione quei docenti che, da storici, scrivono su Facebook che l’olocausto è una baggianata. E invece sono stati giustamente radiati dagli Atenei di appartenenza. Non basta essere delle autorità, bisogna anche essere autorevoli. Fascismo? E meno male che se n’è accorto. Ma non si è reso conto, al contempo, che il neofascismo deriva proprio da quella sinistra marchettara e di maniera che si è alleata con la Lega e con Berlusconi per andare al governo e gestire la cosa politica del Paese.

Più defilato Massimo Galli:

«Siamo al grottesco, impedire ai medici di esprimersi è come dire che un avvocato non può discutere di argomenti giuridici in tv»

Nesssuno impedisce ai medici di esprimersi, evidentemente. Si dice solo che la partecipazione a programmi televisivi debba essere regolamentata nell’esclusivo interesse dell’opinione pubblica e di chi ti dà i quattrini per il tuo lavoro. Non si puà obbedire a Dio e a Mammona!

Oltre le righe Andrea Crisanti:

«Penso sia una buffonata e che l’idea gli sia venuta dopo una visita in Corea del Nord. Posso pure capire che si è esagerato, ma è un problema di rapporto tra domanda e offerta: c’è una domanda gigantesca da parte delle persone di informarsi, che i media intercettano, e l’offerta viene da chi ha da dire qualcosa»

Domanda e offerta? Ma che si sta parlando, di un sacco di patate, di un etto di prosciutto cotto o di una tonnellata di frutta all’ingrosso? Non è una legge di mercato, cazzo, è un dovere istituzionale. Siamo in piena pandemia, con la gente che muore per strada e non vogliamo informare la gente? Ma DOBBIAMO farlo. Ed è logico che il servizio pubblico si rivolga a persone di provata esperienza e qualifica che rappresentano istituzioni sanitarie e universitarie. E’ il minimo. Quello della gente di acquisire informazioni è un bisogno primario, come l’acqua, e deve essere soddisfatto gratuitamente e dato a TUTTI.

L’evocazione dei fascismi e del totalitarismo da Corea del Nord rappresentano la reazione più scomposta e inopportuna da parte di Lorsignori. Perché mentre loro gridano al tradimento, sul vicequestore Schilirò pende un provvedimento disciplinare per aver legittimamente espresso un’opinione su green pass. E guardate che non sono cose belle.