O porto di Livorno traditore

Reading Time: 3 minutes

 2,494 total views,  6 views today

O porto di Livorno traditore
portasti in alto mare il bene mio
e me lo ritornasti senza amore
o porto di Livorno traditore.

Quando si pensa ai lavoratori portuali, ci si immagina, di solito, gente grezza e poco attenta nei modi, solitamente rudi e sbrigativi, dal linguaggio greve e scurrile, tant’è che si dice “parli come uno scaricatore di porto”.

A Trieste i portuali stanno lottando per i loro diritti e per i diritti di tutti, affinché nessuno debba più pagare per accedere a un diritto primario quale quello del lavoro. Ho ascoltato, soprattutto alla radio, interventi di alcuni lavoratori di Trieste che erano compostissimi, espressi in un italiano corretto, ma, soprattutto, con calma. Molta, molta calma.

Sono persone la cui azione di lotta è stata dichiarata illegittima (e come potrebbe essere diversamente?), che sono consapevoli di quello che rischiano (anche penalmente), che mettono sul tavolo da gioco il loro stipendio, la loro fame e quella delle loro famiglie, e la propria dignità. Non si accontentano di rivendicare un diritto per sé, lo vogliono per tutti. Anche per me. E con una compostezza, una determinazione e una dignità che non hanno eguali. Ma, soprattutto, lo hanno fatto da soli, senza mettere in mezzo i sindacati. L’unico sindacato che li rappresenta sono loro.

Ho pensato perfino di fare la donazione dell’equivalente di un giorno del mio stipendio a questi che considero solo dei galantuomini, perché una delle loro famiglie potesse comprarsi un po’ da mangiare: niente da fare, non accettano denaro. Perché la rivendicazione dei diritti di tutti è gratuita. E c’è solo di che rimanere a bocca aperta.

A Livorno, nella mia Livorno, invece, sono in leggera controtendenza. Ma leggera. La CGIL ci ha messo lo zampino (e te pareva!) e ha dichiarato “Qui pochi no-vax, non siamo Trieste”. Come se i diritti di tutti si misurassero principalmente dalla presenza di pochi e fossero vincolati da un criterio di mera cittadinanza o territorialità. Ci sarebbe solo mancato che dicessero “Qui un ce n’è Còviddi!” ed eravamo a posto. E siccome di “Còviddi” un ce n’è, allora si può anche andare allegramente in tasca ai diritti del lavoro e di chi li paga con i propri soldi. Bella gara!

I sindacati hanno tuonato: “Il problema vero è la mancanza di lavoro”. Come se il fatto che esista una mancanza di diritti nella sanità pubblica fosse un problema falso. Stiamo parlando dei fondamenti della nostra Costituzione e questi si mettono a fare le distinzioni tra diritti di serie A e di serie B. “È un dato di fatto: su un totale di 2mila lavoratori la maggioranza è vaccinata, quindi il problema qui non si pone”, Beh, certo, si capisce, le minoranze sono merda secca, le dài un calcio deciso e quella si disfa nell’aere!

Perché se andiamo a vedere fino in fondo, il problema vero è l’ignoranza, che, grazie al cielo, a Livorno abbiamo a ballini (“A Livorno un ci s’avrà nulla, ma siamo tanto ‘gnoranti!”, dice un vecchio adagio della città).

E allora sì che il porto di Livorno è “traditore”. Perché cancella la sua storia e la sua cultura. Così come cancellò, svariati anni fa, la sua meravigliosa biblioteca, dove da bimbetto andavo a studiare, fare colazione al bar, bere una spuma e a fare “brucia”. Si cancella la memoria e tutto riparte da zero. Formattare la storia, le tradizioni e le ideologie non è mai cosa buona. Men che meno mettersi dalla parte dei potenti.

O porto di Livorno traditore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.