Nuova querela per diffamazione per valeriodistefano.com: tarallucci e vino

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Dunque, andiamo a vedere che cosa è successo.

Il 3 maggio scorso sono stato convocato presso gli uffici della Polizia Postale di Teramo dove mi è stato chiesto, dopo essere stato puntualmente ed opportunamente identificato:

a) se il blog rispondente all’indirizzo www.valeriodistefano.com fosse di mia proprietà o pertinenza;
b) se fossi io l’autore unico dell’articolo “Quell’intervista che non c’era a Samantha Cristoforetti“, pubblicato su questo blog nel febbraio 2018.

Alla mia risposta affermativa a tutti e due i quesiti sono stato informato che da quel momento diventavo indagato per diffamazione.

Tuttavia non ci sono, al momento, e a quasi due mesi da quel breve incontro, né avvisi di garanzia, né avvisi di conclusione delle indagini preliminari a mio carico. Né sono stato informato dalla magistratura o dalla Polizia Postale stessa su quale sia il capo di cosiddetta “imputazione” (anche se “imputato” non lo sono ancora, evidentemente) contenente gli illeciti che avrei commesso, o le frasi, i periodi, le espressioni e quant’altro di diffamatorio si ravvisi nel titolo o nel testo dell’articolo, in modo che io possa difendermi da accuse più precise e circostanziate.

Mi è stato detto ben poco: solo che la querela è stata inizialmente sporta contro ignoti, ma non so per quale meccanismo logico-deduttivo ci sia finito anche il mio blog. Conosco invece l’identità del querelante, che non vi rivelo per delicatezza e per rispetto del segreto istruttorio. Non conosco, però, che cosa voglia da me: i miei soldi? La mia testa su un piatto d’argento come quella di Giovanni Battista? Una condanna alla giustizia divina? Vedremo. Di certo c’è che finora nessun magistrato ha disposto il sequestro dell’articolo in questione, che resta regolarmente in linea a beneficio di quanti vogliano leggerlo, prenderne visione, conoscenza, atto.

Manterrò questo post in prima pagina sul blog per un certo periodo di tempo. Il blog non ha mai cessato le pubblicazioni. Dovete solo fare la fatica di andare a controllare un po’ più sotto. Quando ci saranno delle novità ve lo parò sapere con degli adeguati aggiornamenti.

Ringrazio di cuore l’avvocato Laura Avolio che mi segue in questo cammino, e voi che sopportate pazientemente le mie paturnie.

Aggiornamento del 4/11/2019: A seguito di una istanza presentata dall’Ufficio dei miei legali di Roma e Teramo, ai sensi dell’articolo 335 del codice di procedura penale, nel Registro informatizzato delle notizie di reato della Procura della Repubblica di Roma, aggiornatoal 29/10/2019, “non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione”.

AGGIORNAMENTO DEL 18/07/2021: Le acque tornano sempre alle loro sorgenti, ed è il momento di tirare fuori dalla naftalina questo post e fargli prendere un po’ d’aria. Finora, in attesa degli eventi, era rimasto in “bozza”. Ora può tornare in stato di evidenziazione.

Posso dirvi che l’indagine non è MAI passata da “ignoti” a “noti” e che io non sono MAI stato indagato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, competente per territorio. Inoltre il fascicolo non è più reperibile sul tavolo delle pendenze presso il Pubblico Ministero ed è fortissimamente probabile che sia stato archiviato. Naturalmente ci attiveremo per conoscere anche gli estremi e le motivazioni dell’archiviazione (che non mi è stata notificata).

Termina così una vicenda durata in tutto più di tre anni (dalla data dei fatti), e per la quale non sono stato minimamente preoccupato. Io non ho mai diffamato nessuno. E questo è quanto.

Al querelante, che ha solo esercitato un suo proprio ed insindacabile diritto, inalienabile e indiscutibile, ho solo una frase da rivolgere: “Addio e grazie per tutto il pesce!”