Non prescrivete la vitamina D, che se no pigliate la scossa!

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La mi zia Jolanda, buonanima, un giorno mi chiese di andare al Mercatino Americano di Piazza XX settembre a Livorno per comprarle una confezione gigante di vitamina D. Non so perché, ma era convinta che le medicine che venivano dall’America e che si vendevano sottobanco tra articoli militari, scarponi, tute mimetiche, vibratori e preservativi, facessero molto meglio di quelle comprate alla farmacia sotto casa.

Io obbedii prontamente. Allora lei mi regalò cinquantamila lire, con autoritratto del Tiziano (credo), e mi disse:”Pigliala anche te la vitamina D, fa bòno all’ossa!

La mi’ nonna Angiolina, sua madre, invece, nemmeno quello diceva. Tanto la vitamina D la portava il sole, d’estate.

D’inverno, invece, si andava dal dottore. Che ne prescriveva un flaconcino. Rimedi della nonna, appunto.

Oggi, invece, pare proprio che farsi prescrivere la vitamina D sia sbagliato e che gli integratori non facciano poi così tanto bene. No. La prenderemo col pensiero, per osmosi, per termoinduzione, la vitamina D!

Lo rivela uno studio dell’AIFA che sottolinea come ci sia una facilità estrema nel prescrivere questa diavoleria e che i suoi altri effetti benefici non trovino un riscontro positivo. Del resto la vitamina D non è mica come il vaccino anticovid, che è notoriamente efficace al 100% e ben tollerato da tutti e da chiunque.

E poi bisogna prenderne poca, anzi, pochissima. La mia suddetta zia Jolanda la sbrigava con un secco “Dé, si ripiscerà! E quel che non ammazza ingrassa.

Cosa abbiamo ottenuto con questa iniziativa? Ce lo spiega Nicola Magrini, direttore generale dell’AIFA stessa:

“ha avuto un effetto molto positivo, con il risparmio di diverse decine di milioni l’anno”

Ah, ecco qual era il conquibus! Ora l’ho capito anch’io, che sono vecchio,  tardo e dalla dura cervice.

Comunque, per chi non lo sapesse, la vitamina D è un farmaco di libera vendita e la potete trovare anche su Amazon. O come sarà?