Non ho piu’ “Parole per raccontare”: quando il libro di testo sbaglia

La scuola italiana sta andando in malora.

Ma in modo allegro, senza che nessuno se ne accorga. Anzi, nella legittimazione di una beata e scanzonata ignoranza che fa bella mostra di sé sotto forma di informazioni sbagliate nientemeno che nei libri di testo.

E soprattutto in quella categoria di libri di testo che vanno sotto il funesto nome collettivo di "antologie", libroni che vengono sfruttati, durante l’anno scolastico, per il 10% al massimo dei contenuti, e che costano un occhio della testa, pretendendo di aiutare lo studente ad analizzare le informazioni contenute in una qualsivoglia tipologia di testo, sia esso letterario, saggistico, poetico, teatrale, iconografico.

Ricordo che l’ultimo laboratorio serio di analisi del testo per le scuole superiori fu quel monumentale "Il materiale e l’immaginario" di Remo Ceserani e Lidia De Federicis (10 volumi).

Poi si accorsero che quel testo aiutava un  po’ troppo gli studenti a capire, e allora prima lo "facilitarono" (così, giustamente, la gente studia un po’ meno) e poi lo eliminarono proprio dalla distribuzione, perché si doveva far spazio a cumuli di carta con tagli diversi, a privilegiare l’ovvio e il banale, che, si sa, sono cose che interessano docenti e discenti, altro che i contenuti, non sia mai che uno studente impari a riconoscere una metafora da una ipàllage o da una litote, ma che scherziamo sul serio?

Così, l’altro giorno, mi imbatto nella pagina 785 del volume "Parole per raccontare e per immaginare – Educazione linguistica e letteraria", editore Zanichelli, a cura di Beatrice Panebianco e Antonella Varani, che in quarta di copertina recita "Un percorso affidabile ed equilibrato che distribuisce sui due anni di corso i materiali indispensabili per sviluppare le competenze linguistiche e letterarie". Le pagine, in tutto, sono 926, il peso è consistente, il costo al 2008 era di 26 euro ma, allegri, esiste anche l’edizione in volumi separati da 14,50 ciascuno. Sempre con il conio del 2008.

E’ l’analisi della fotografia "Bilbao", del 1936 del fotografo americano Robert Capa.

Si noti l’analisi dell’ovvio di cui sopra: "Questa fotografia raffigura una donna che cammina per strada tenendo per mano una bambina." Ma va’?? Davvero??? Mi sembrava un tramvài quello in primo piano, ma andiamo avanti: "Sono gli anni della seconda guerra mondiale (…)".

La seconda guerra mondiale nel 1936? E da quando? E, soprattutto, a Bilbao, che è in Spagna, ed è noto a chiunque che la Spagna non è mai entrata nel secondo conflitto mondiale perché, si veda il caso, nel 1936 stava soffrendo una tragica guerra civile?

E’ questo quello che si trova nei libri di testo. E’ questo il "peso" che i nostri figli portano a scuola ogni giorno nello zaino.

Non c’è più nulla da fare, non è possibile salvarsi, un libro di testo adottato non può più essere cambiato per cinque anni. Come il governo del paese. E i danni sono almeno paragonabili. Se non superiori.

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