Neofascisti di Padania

Bravi ragazzi.
Tutti di buona famiglia.
Visi puliti o, al limite, ancora brufolosi di gioventù.
Insomma, dei delinquenti neanche tanto potenziali.

Il ricco Nord-Est si è espresso nella violenza in nome di una ideologia bislacca e strampalata: guerra al diverso a tutti i costi alla luce di bandiere e di appartenenze di estrema destra. Non sono le ronde leghiste, questi sono ancora peggiori.

Non sono violenze che nascono dal nulla, questi tre bravi ragazzi della Verona bene avevano già  minacciato un ragazzo che indossava una maglietta del Lecce (eh, diàmine, come si permette, a Verona, poi…), preso a sprangate due ragazzi di un centro sociale. Stesso trattamento per un ragazzino che non sapeva andare troppo bene sullo skateboard e per un altro giovane che si era seduto sulla scalinata di Piazza delle Erbe (la piazza del mercato) a farsi i fatti suoi. Intollerabile.

Come intollerabile è sentirsi rifiutare una sigaretta.

E allora "vài che lo amasso", chè poi ci pensa Gianfranco Fini (Presidente della Camera, miga bàe) a dire che l’episodio non ha alcun "riferimento ideologico", ed è perfino meno grave dei fatti di violenza dei centri sociali torinesi contro la Fiera del Libro.

Come se non ci fosse scappato il morto.

Come se fossero davvero dei bravi ragazzi.

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