Natale al Supermercato

Gìngo Bèèè, Gìngo Bèèèèèè, Gingo trallallààààaaa, è Natale, auguri, auguri, per Natale si mangia come dei lotri, cazzo quanto si mangia per Natale sembra che uno debba rinchiudersi in casa per una settimana col rischio di un attacco termonucleare da parte della Corea del Nord di Kim Jong-Il, e allora che si fa di prima mattina, si va al supermecato, ma sì, al supermercato che va beh che è vigilia, ma stasera c’è cena di magro ed è ancora abbastanza prestino, non ci sarà mica la ressa, la folla, quella è per gli acquisti dell’ultimo momento, giusto proprio se qualcuno se n’è scordato di comprare lo spumante o una cipolla, o il sèdano per il brodo, invece arrivi e il parcheggio è pieno, pieno come un uovo, signora che fa, va via? Macché, resta lì la signora, io pagherei a sapere che cavolo ci fa la gente nella macchina parcheggiata se poi non va via né arriva, lo fanno apposta, è un modo come un altro per logorarti i nervi, si sentono guappetti, e poi il carrello, il carrello che ci devi mettere una moneta da due euro e se non ce l’hai devi andare a raccomandarti ai vucumprà he circolano lì intorno che loro la due eruro ce l’hanno, sì, però te la rivendono per cinque e rischi di andare in rovina prima ancora di entrare al supermercato, supermercato grande, supermercato da assaltare, supermercato da svuotare, da devastare, come se non ci fosse abbastanza cibo per tutti, cazzo è atàvica questa mania di cercare di non rimanere senza niente, prima lei, no, prima io, e già si vedono le prime confezioni di cappelletti in offerta speciale mezze rotte con il contenuto tragicamente sparso sul pavimento, tanto non lo mangia più nessuno e la gente muore di fame, muore di fame perché al supermercato c’è chi rompe i cappelletti per vedere come sono fatti dentro e poi li lascia lì, che sono gli stessi che nel corso dell’anno mettono nel carrello il burro poi si accorgono che non gli serve e allora lo appoggiano sullo scaffale delle calze da donna o lo abbandonano in mezzo al cesto delle arance, delle clementine o delle noci, si sposti signora con quel carrello in mezzo, cazzo, ma tutti in mezzo dovete stare, e allora gimkana col carrello, banco del pesce, fiumana di gente, ci sono le mazzancolle che costano 50 euro al chilo, no, dico, cinquanta euro al chilo le mazzancolle dell’Adriatico, con cinquanta euro voglio un chilo di mazzancolle che mi suonino alla porta e che mi chiedano dov’è il pentolone dell’acqua bollente per scottarsi e ci si buttino da sole prima di vinire condite con olio, pepe, limone e prezzemolo, numero, numero al banco del pesce stanno servento il 59 e ti tocca il 36, tutti a guardare il pesce che costa caro asserpentato e nutre pochissimo ma che minchia mi sta a significare il cenone di magro del ventiquattro se uno spende più della carne a proposito della carne si fa il brodo coi cappelletti per Santo Stefano e allora vado a prendere un po’ di cosette per il brodùme, biancostato, spicchio di petto con ossetto di cartilagine, ci metto dentro anche una gallina in offerta speciale così viene un po’ più sostanzioso, ammazza quanto si mangia, non si fa altro che mangiare, grassi, siamo grassi, come se il resto dell’anno ci fosse soltanto miseria qualche granaglia e erbe amare da mangiare, lo scaffale del prosecco praticamente svuotato da orde di rapinatori di Foss Marai e Le Casere, chissà che sbronze, salmone, il salmone non te lo vuoi comprare, che è buono e viene dalla Scozia, no, dalla Norvegia, no, dall’Irlanda, no dalla Danimarca da dove viene questo cacchio di salmone, quattro fette di primissima scelta tre euro e quarantanove dev’essere venuto a piedi, anche lui, per costare quella cifra blu, oddio la fila dal pescivendolo, ti è saltato il numero trentasei perché tutti hanno avuto la tua stessa idea e allora che vi vadano di traverso le mazzancolle a 50 euro, una volta per il cenone della Vigilia si mangiava pasta e lenticchie, cassa, fila alla cassa, cassiera lenta, bancomat, bancomat che non funziona, "Ci sono le linee intasate", "Questa carta di credito è esaurita" (anche noi siamo esauriti, signorina, si sbrighi…), quante buste vuole, mah, me ne dia tre, quindici centesimi di buste che poi butti nella rumenta e si biodegradano in cent’anni, fra cent’anni sarò a fare la terra per i ceci e magari le buste saranno ancora in giro a degradare l’ambiente allora vaffanculo Gìngo Bèèèè!
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2 pensieri riguardo “Natale al Supermercato

  1. maria

    Tutto ciò che hai scritto (e sono riuscita a rimanere concentrata solo fino a metà: poi mi è venuto un leggero senso di nausea seguito da una crisi di panico) è il motivo per il quale mi chiedo come sia possibile associare tutti gli anni le parole ‘felice’ e ‘natale’..

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