Mike Bongiorno – Fenomenologia di un fenomeno

Non poteva che morire l’8 settembre il partigiano Mike Bongiorno, icona incancellabile dell’italiano medio, gentiluomo, attaccato alla vita, gaffeur, viveur, modello di riferimento saggistico e filosofico (Umberto Eco gli dedicò la famosa "Fenomenologia").

C’era il "Rischiatutto", quand’ero piccino, e si aspettava il giovedì per riunirsi nel salotto, con la televisione in bianco e nero, quella che aveva i pulsanti che per cambiare dovevi pigiare fino in fondo se no non agganciava il canale, e si doveva accendere lo stabilizzatore di tensione, si aspettavano quei due o tre minuti che scaldasse e sparisse il "puntino" dall’apparecchio.

Alla mi’ nonna piaceva la Longari, il mi’ nonno rideva quando parlava Fabbricatore.

Ma il Rischiatutto lo vinse Massimo Inardi.

Mike Bongiorno era l’America sbarcata in Italia con Coca Cola, sigarette, stecche di cioccolato, stelle e strisce, e poi era l’Italia di tutti i giorni, quella della gente che andava al cinema a guardare Lascia o Raddoppia, quella dell’azienda RAI, e poi quella che tragicamente si sarebbe fatta strada attraverso i canali Mediaset.

Lui Mediaset l’aveva lasciata qualche tempo fa. Giusto quello occorrente per andarsene senza berlusconiani rimpianti.
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