Mia Martini, padre davvero e padre per finta

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Padre, davvero sarebbe bello
vedere il tuo pianto di coccodrillo!
E certo tuo padre ti diede di meno,
solo due calci dietro la schiena
e con mia madre dormivi nel fieno
anche in aprile e di me era piena!
Padre, davvero sarebbe grande
sentire il parere della tua amante!

Siamo troppo impegnati negli anniversari in questo periodo, noi italiani. Troppo romantici, troppo piagnucolosi, troppo attaccati ai miti. Per questo ci ritroviamo a ricordare i quarant’anni dalla morte del Che Guevara ("aprendimos a quererte", e giù magliette, pugni chiusi e lacrime nazionalpopolari) e nessuno si ricorda che sono 12 anni che Mia Martini ha staccato la spina e dalla vita è passata dall’altra parte senza passare per il mito.
La sua prima canzone era del 1971, si intitolava "Padre davvero" e la compose lei. Testo e musica.
Dall’anno successivo, piccoli uomini, minuetti, storie di donne abbandonate dai bastardi, e lei ridotta ingiustamente a fare da interprete a squallide storie di sottomissione.
Mentre la sua prima canzone fu il cazzotto nello stomaco ai benpensanti e a suo padre. Davvero.
Lei lo fece, lo fece così. Almeno lei (nell’universo).