Mazzetta – Quelli che distrussero gli Stati Uniti

Mentre l’Amministrazione spinge il piede sull’acceleratore della guerra all’estero, in casa si appresta a portare a termine una devastazione non meno severa. Il nuovo bilancio presentato da Bush è stato definito con termini che spaziano da "fiction" a "osceno" fino a "oltraggioso" da numerosi commentatori, anche di fede repubblicana. Prevede altri – enormi – tagli sociali, sconti fiscali per i ricchi e un ulteriore innalzamento del budget militare, al quale gli USA destinano già una cifra superiore a quella di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme.Le dichiarazioni di Bush nel discorso sullo stato dell’Unione sono state bollate come ipocrite, in particolare quelle che sembravano far intravedere una svolta "ecologica".
I provvedimenti immediatamente precedenti e successivi sono stati di segno esattamente contrario, visto che l’amministrazione ha demolito una legge che chiedeva la riduzione dei consumi per gli autoveicoli e si è battuta alla morte per trivellare le riserve naturali, mentre annuncia la costruzione di nuove centrali nucleari da vendere anche ai paesi "amici", per i quali non sono previste le accuse di voler concorrere alla proliferazione nucleare.

Sulla stessa linea la censura ai rapporti sullo stato dell’ambiente che, quando non sono censurati, vengono taroccati da uomini arrivati direttamente dagli uffici delle compagnie petrolifere. L’uscita allo scoperto di molte chiese evangeliche, spaventate dal degrado della biosfera, è stata sedata con un po’ di buone parole.

Al momento il deficit statunitense ha infranto ogni record, sia nel totale, giunto a cifre spaventose, che nel deficit del commercio estero, come in quello della spesa corrente. Debito che continua ad aumentare, mentre Bush afferma che lo ridurrà del 50% in cinque anni; l’unico problema è che tale affermazione è stata fatta oltre due anni fa e che il deficit crescerà anche il prossimo anno. La situazione economica preoccupa anche i sostenitori di Bush, che a proposito dell’Iraq continuano ad essere convinti di dover combattere il Male ma che, quando si arriva ai conti domestici, fanno molta più fatica a dimostrarsi comprensivi, e cominciano a dirsi scandalizzati anche per i costi della guerra. In particolare ha destato molta preoccupazione la sparizione di molti rapporti sui conti economici, tra i quali quello molto importante che riguarda la quantità totale di dollari in possesso delle banche non-americane ( M3 money aggregate), che non sono stati pubblicati quest’anno, in linea con l’arroganza dell’Amministrazione nel rifiutare la possibilità stessa di essere sottoposta a critiche e controlli. Questo mentre avanzano le inchieste sui casi Abramoff e Plame e si avvicinano pericolosamente all’Amministrazione, che intanto si è premunita conseguendo una maggioranza conservatrice per la Corte Suprema.

Quello che preoccupa i commentatori americani, oltre all’incredibile livello del debito, è però la sistematica demolizione delle istituzioni e delle leggi statunitensi; mentre infatti i poteri si accentrano sempre di più in poche mani fedeli, le funzioni di controllo vengono eliminate o svuotate di significato. Colpa delle manovre della cricca repubblicana, ma colpa anche di un personale politico sempre meno interessato alla cosa pubblica, tanto da costringere il senatore Rockefeller a denunciare la paralisi delle commissioni parlamentari, ormai disertate sistematicamente da gente che ha affari più importanti ai quali dedicarsi.
L’azzeramento dei tanto famosi checks and balances americani è ormai evidente a tutti i commentatori americani, che contestano a Bush l’arroganza di un monarca, esibita nascondendosi dietro i poteri concessi al presidente in guerra; poteri dei quali si denuncia comunque l’abuso. Bush e la sua Amministrazione non rispondono alle contestazioni e trattano chiunque sollevi critiche da "traditore" della patria in guerra.

Sono appena giunte le conclusioni sul disastro di New Orleans e si è scoperto che le responsabilità sono ai massimi livelli: e mentre è scaduto il programma che, con grandissimi sprechi, ha ospitato i profughi in albergo, si scopre che per loro non è ancora pronta alcuna soluzione, mentre la città rimane ancora in gran parte priva di gas, luce ed acqua; una situazione familiare agli iracheni. Si scopre anche che la Casa Bianca fu avvertita del disastro "previsto" (nemmeno prevedibile) e pure del crollo degli argini in tempo reale; come si scopre che non agì millantando di aver ricevuto "informazioni che mettevano in dubbio gli allarmi e che sostenevano che gli argini avrebbero retto". Informazioni che però non è stata in grado di produrre ed identificare; informazioni che la Casa Bianca scoprì errate solo quando l’acqua trasformò la zona del Superdome in un’isola. Bush non commenta, nell’occasione un suo portavoce ha fatto sapere che "il presidente è impegnato a pensare al presente e al futuro e non guarda indietro al passato". Ma il capo della Casa Bianca dovrebbe anche chiarire chi diffuse durante l’alluvione e i giorni successivi i racconti da incubo su stupri, rivolte e saccheggi, poi rivelatisi totalmente infondati. Il sospetto che tante storie siano state passate ai media per evitare l’esposizione del totale fallimento da parte della Casa Bianca, sono più che fondati e sulla bocca di molti commentatori.

Una situazione deleteria, che permette all’Amministrazione l’impunità, approfittando della soppressione dei rendiconti e della libertà assoluta di spiare e incarcerare chiunque senza alcun freno istituzionale senza dover essere sottoposta ai famosi checks and balances al fondamento della costituzione americana.
Con queste premesse Bush continua a regalare vantaggi ai ricchi e alle corporation; tanto che autorevoli giornali si rivolgono al presidente affermando che "siamo in guerra contro l’Iraq, non contro i poveri". Bush ha bloccato al Senato una legge che chiedeva una sovrattassa sugli utili petroliferi (60 miliardi di dollari), mentre allo stesso tempo ne difende una sugli sgravi fiscali per le estrazioni nel Golfo del Messico con la quale le compagnie risparmierebbero sette miliardi di dollari non pagando le royalty al governo. Dello stesso segno le decisioni su Medicare e Medicaid, i programmi volti a tutelare la salute degli americani, che costringeranno i pazienti USA a spendere molto di più per le medicine. Decisione rafforzata dal nuovo impegno delle dogane statunitensi nello stroncare gli acquisti di medicinali dal vicino Canada, dove grazie alla contrattazione centralizzata del governo i medicinali costano – minimo – il 30% in meno. I sequestri di medicinali spediti ai pazienti americani si sono improvvisamente impennati, come le quotazioni delle aziende farmaceutiche beneficate dal Medicare.

Mentre Bush ha chiesto cifre imponenti per prevenire fantomatici attacchi biologici e l’influenza aviaria, ha tagliato anche piccoli, ma preziosi, contributi di spesa; ad esempio quello per i defibrillatori nelle aree rurali, i contributi alla prevenzione delle malattie, i contributi per la salute dell’infanzia e l’assistenza alle gestanti, che pure da anni erano congelati; Bush è molto attento ai problemi della salute, e infatti ha bloccato ancora una volta la legge sull’amianto, mentre allo stesso tempo ha abbassato i requisiti di sicurezza sul lavoro e ambientali degli impianti industriali; tutti provvedimenti che tagliano i costi alle aziende e li ribaltano sulle vittime dei loro azzardi.

Tutto si consuma mentre gli USA continuano ad importare il 57% in più di quanto esportino e il debito con l’estero continua a crescere. L’anno scorso, per la prima volta dal 1933 il tasso di risparmio delle famiglie è sceso sotto zero. Niente paura, Dick Cheney ha annunciato che un dipartimento del Tesoro appena istituito ha certificato che i tagli fiscali aumenteranno le entrate del bilancio federale; questo è il sistema di Bush & Cheney, che prima decidono quale sia la realtà che desiderano, e poi cercano un analista che costruisca le prove adatte da esibire in pubblico; ne più ne meno come fecero per le informazioni sull’Iraq.

La vera spia del male nei conti americani è però la stessa crescita americana, che smentisce anche le teorie keynesiane che vorrebbero la guerra ed il debito come fattori di stimolo alla crescita economica; la crescita c’è, ma è assolutamente modesta se confrontata alle cifre in questione. Questo dimostra al di là di ogni dubbio che gran parte delle cifre stanziate spariscono nelle mani di pochi che ottengono enormi guadagni, sui quali pagano oltretutto tasse modestissime e che, comunque, non giungono a lavoratori e famiglie; che infatti non consumano e stringono sempre di più la cinghia

Al nuovo capo della Federal reserve non resta che abbozzare e cominciare ad aumentare lentamente il costo del denaro, mentre già circolano analisi per le quali l’unico modo di far guadagnare competitività alle aziende americane sarebbe quello di svalutare il dollaro di circa il 30%; sarebbe una misura degna dell’Italia democristiana, che dimostrerebbe meglio di tante parole il capolavoro di quelli che ormai la stampa americana definisce come i "distruttori"

Un pessimo quadro, che richiama alla mente le parole antiche e profetiche di Abraham Lincoln, mai come ora valide per Gli Stati Uniti:
"Saggi uomini di governo…sono queste grandi verità auto-evidenti, e quando nel lontano futuro qualche uomo, qualche fazione, qualche interesse, dovesse instaurare la dottrina per la quale solo gli uomini ricchi, o solo gli uomini bianchi, avranno diritto alla vita, alla libertà e a perseguire la felicità; i vostri posteri dovranno rivolgersi ancora alla Dichiarazione d’Indipendenza e raccogliere il coraggio di rinnovare la battaglia che i loro padri cominciarono."
E che le generazioni successive hanno, con tutta evidenza, dimenticato.


da: www.altrenotizie.org
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