Martedì

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Oggi, martedì, è giorno di mestizia e di lutto per l’intero istituto.

Il povero signor Costantino Di Pietro, dirimpettaio della nostra pregiata istituzione scolastica, non è più. Ogni mattina si faceva una passeggiatina igienica col suo immancabile bastone poco prima dell’entrata della prima ora degli alunni. Il Corbelli è distrutto dal dolore. Gli rivolgeva quotidianamente sei o sette sonore pernacchie, e ora non sa più chi pigliare per le terga. Sono dispiaceri che potrebbero distruggere anche un uomo grande.

Il manifesto funebre della premiata ditta di pompe funebri locale “Làgrime et sànguine” parla chiaro: “Si è spenta prematuramente per in incidente stradale l’esistenza terrena del caro COSTANTINO DI PIETRO, di anni 102. Una prece.”

Qualche alunno premuroso e sensibile ha segnato il suo ricordo del “de cuius” con un pennarello indelebile: “Custanti’, statte alla casa!!”

Anche il nostro squisito bidello Aristide è in gramaglie. Gli si è chiuso lo stomaco dal dispiacere e oggi per colazione non è andato oltre un paio di bruschette salsiccia, stracchino e funghetti trifolati. Dice che aiutano a smuovere i succhi gastrici.

La De Poppibus sta cercando di far entrare i suoi alunni in classe. Li spinge uno a uno con le sue prospicenze e sembra un cane da pastore abruzzese. Si sofferma particolarmente su una figura femminile esile e minuta che di entrare in classe proprio non ne ha voglia:

“Entra subito e siediti al tuo posto, se no, veroddìo, te dingh’ tanti schiaffatoni che ti faccio saltare il ciclo mestruale di tre mesi e mezzo!”

“Ver… veramente io sarei la professoressa Bimbetti. Mi hanno nominata oggi e devo prendere il mio gruppo per fare lezione!”

“Sì, certo! E io sono il Mahatma Gandhi, guarda qui, ho anche il physique du role, mentre tu hai ancora il latte alla bocca. Via, fila dentro!!” replica seccata la De Poppibus la quale, messi in azione i suoi respingenti, catapulta la Bimbetti nell’aula della prima Z e chiude violentemente la porta dietro di sé.

La De Estremitatis è molto più serena, da qualche giorno a questa parte. Ha dismesso i suoi sandalini aperti e ora indossa un paio di scarpe da ginnastica dorate, molto carine. Dovrà smettere di ammirarsi i piedi, ma in compenso sta molto meglio. Pare che abbia avuto, finalmente, un colloquio chiarificatore col marito e che tutto vada per il verso giusto. Sono giunti a un accordo civile e ragionevole: il fedifrago giacerà con la zoccola due notti a settimana, e con lei il resto del tempo. Questo per non turbare l’equilibrio familiare e per permettere al coniuge di concedersi qualche soddisfazione personale. Ovviamente il tutto verrà concordato, di concerto tra le parti, tra lei, il marito e il bagascione.

La professoressa De Sindacatiis anche quest’anno si candiderà per la parte docente alle elezioni del Consiglio d’Istituto. Propone vaccini obbligatori per tutti, scansione personalizzata del green pass, perquisizioni personali anche intime per fermare il traffico di stupefacenti interno, messa alla gogna del Dirigente Scolastico, organizzazione di insegnamenti alternativi estivi obbligatori e non retribuiti, campi-scuola per docenti da indottrinare alla volontà del Partito, stile DDR, cessione di un quinto sullo stipendio per i docenti fragili da far confluire nel fondo d’istituto perché, bambole, non c’è una lira. Tutte iniziative lodevolissime a favore dei lavoratori. Però intanto sta iniziando una lezione in DaD.

“Prondoooo?? Mi sendooooooo???… Voi mi sendite ragazzi? No, perché io non mi sendo, mannaggia sanda!! No, ragazzi, le canne mentre facciamo lezziòne spegnetele per favore che se no sporcate tutto quanto di cenere… Somarelli, hai fatt’ lu còmpit’?… Gnende, Somarelli è assende! Di Biaggio, mi sendo?? Mi sendo Di Biaggio?? Due a Di Biaggio! Figoni, chi c’è lì con te? E cosa me ne stracatafotte ammé se si hai il fidanzato? Due anghe atté! Ragazzi, oggi non me le fate girare per favore… Salutini, tu mi devi portare il certificato di vaccinazziòne da quattro ggiorni, se non ce l’hai mostrami il green pass. Ma cosa mi viene a significare che non hai nemmeno quello? Il green pass è obbligatorio! Ma che c’entra che stiamo in DaD, i virus si trasmettono pure per via informatica, che non lo sapevi o sei nato l’altroieri? Due pure a te…”

E mentre lascio la De Sindacatiis che schiaffa le sue sagrosante insufficienze, scorgo all’uscita la salvifica figura di mia madre, che mi aspetta con le braccia aperte.