Mario è libero. Noi ancora no.

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“Mario” era “Mario”. Un nome di comodo. Mario si chiamava Federico, in realtà.

A “Mario”, e al suo desiderio di morire, ho dedicato un post un po’ tra il serio e il faceto, giorni or sono:

Cinquemila euro per morire

“Mario” se n’è andato. Si è compiuto quello che voleva. Ha scelto, e adesso è un uomo libero, beato lui. E a noi sventura per vivere ancora sotto le insidie di uno Stato tiranno e menefreghista (“vuoi il veleno?? Te lo paghi!”).

Perché la morte, come la vita, nei termini e nei limiti stabiliti dalla legge, è un diritto inalienabile dell’individuo.

Né più, né meno.