Marco Travaglio, il diritto all’oblio, il patteggiamento e quel cazzo di Internet

Non sono d’accordo, stavolta, con tutto quello che afferma Travaglio nel suo intervento. Oh, sarò padrone…
Ma, tanto per cambiare, ve lo faccio ascoltare integralmente così com’è.
Non ci sono dubbi su quale sia lo scopo ultimo della Lussana, anzi, il primo: rendere inaccessibili le informazioni sui personaggi pubblici della politica, in modo da farci dimenticare che abbiamo un Ministro dell’Interno che ha dato un morso alla caviglia di un poliziotto ed è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale.
La disquisizione di Travaglio, però, è debole sul diritto all’oblio di quanti hanno scelto il patteggiamento per pene lievi, e hanno goduto o potranno godere dell’estinzione del reato dopo cinque anni, se non sono stati inquisiti per reiterazione del reato stesso o per reati diversi.
Penso che chi abbia messo sotto una vecchietta che attraversava sulle strisce pedonali, causandole delle lesioni che ne provocano la morte, possa avere il diritto a essere dimenticato, a patteggiare la pena perché se no le richieste di risarcimento danni lo butterebbero sul lastrico, e magari vuole togliersi il cruccio di dover affrontare un procedimento penale e uscirne con il minimo della pena.
Perché quella che arriva dopo il patteggiamento è una sentenza di condanna sì, ma non di colpevolezza.
Strano a dirsi e a credersi, ma è così.
Il giudice sente le parti, che sono concordi nel chiedere una sentenza di condanna e chiedono anche la pena che dovrà essere eventualmente applicata. In genere si tratta di una pena lieve, o, comunque, più mite della media, perché già il rito del patteggiamento prevede lo sconto di un terzo.
Il giudice guarda le carte. Se non ci sono elementi di responsabilità, respinge la richiesta di patteggiamento e assolve. Se ne ravvisa qualcuna, la accoglie e condanna.
Ma non dichiara colpevole l’imputato.
Perché per essere dichiarato colpevole occorre ben altro che la semplice dichiarazione che lo sei (esiste il reato di autocalunnia), occorre un pubblico dibattimento in cui si formi la prova provata, in cui si discutono gli elementi portati dall’accusa, in cui si viene sentiti da un giudice terzo.
E nel patteggiamento tutto questo non c’è. I patteggiamenti in Italia si concludono con udienze che vanno dai cinque minuti alla mezz’ora nei casi più complessi.

L’esempio dell’omicidio colposo potrebbe sembrare pretestuoso, perché la colpa è un’imprudenza, un’imperizia, non la volontà di ammazzare la vecchiettina sulle strisce.
Ma ci sono condanne per patteggiamento che riguardano poveri disgraziati extracomunitari che si sono visti sequestrati i CD e i DVD tarocchi con la cui vendita sbarcavano il lunario, e che hanno patteggiato condanne estremamente esigue a tre, quattro, sei mesi, di cui non si sa più nulla perché, vedi tu, sono morti in qualche container e nessuno si ricorda più di loro. Oppure sono tornati nel loro paese di origine. Oppure hanno regolarizzato la loro posizione in Italia e si sono trovato un lavoro sotto- e malpagato, ma almeno regolare, ed esce fuori che il cittadino senegalese Mwambu Mwanganga è stato condannato perché l’hanno pizzicato a offrire CD tarocchi ai clienti del negozio del mio barbiere e viene licenziato in tronco.

C’è lo studentello universitario che viene pizzicato a usare software copiato illegalmente, magari per fare la tesi, e sono condanne che vanno da 3 mesi a 3 anni, e cosa deve fare, patteggia, non può rischiare che la Microsoft gli si presenti come parte lesa in un eventuale procedimento. E non vogliamo dargli il diritto all’oblio?

Travaglio stavolta l’ha un po’ buttata di fuori.


Buongiorno a tutti, tenetevi forte perché devo darvi un paio di notizie piuttosto interessanti, la prima non è granché bella, la seconda è molto meglio.
Partiamo dalla brutta, è sempre meglio levarsi il dente, ma è brutta nel senso che è una minaccia, non nel senso che sia già operativo ciò che vi sto raccontando. C’è una proposta di legge che vaga alla Camera dei Deputati, credo sia appena approvata alla Commissione Giustizia della Camera, intitolata “nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio su Internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale” è stata presentata da una Onorevole leghista Carolina Lussana, moglie di un deputato forzista che, guarda caso, è riconoscibile in queste definizioni, persone già sottoposte a indagini in processi penali, lui si chiama Galati, sta in Calabria, lei invece è una padana dura e pura o forse lo era, adesso è diventata dura e pura ma un po’ diversa da come eravamo abituati a conoscere i leghisti, quelli che nel 1992 urlavano via i ladri, via gli inquisiti etc., poi molti di loro furono inquisiti, non la Lussana peraltro, la quale però si preoccupa per quelli che invece lo sono, inquisiti è quelli che sono stati condannati e nel suo partito ce ne sono parecchi, è un partito che ha come segretario un pregiudicato per istigazione a delinquere, finanziamento illecito come Bossi o addirittura per resistenza a pubblico ufficiale come Maroni o addirittura per incendio come Borghezio, per non parlare di molti altri.

Ascolta l’intervento integrale di Marco Travaglio direttamente dal nostro lettore di MP3

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