Marco Dugini – Alle urne con Thomas Hobbes

«Berlusconi è andato avanti come se gli alleati non ci fossero» dichiarò Pier Ferdinando Casini al Corriere della Sera lo scorso 18 Gennaio, per poi così concludere: «Non lo posso biasimare. Ha capito come funziona il sistema proporzionale.. faremo così anche noi».
Proprio queste saranno le caratteristiche principali delle prossime elezioni, vale a dire la competizione tra due grandi coalizioni di riferimento, senza forze terze rilevanti e alternative ai due schieramenti. Sia che si tratti di un polo alle ali estreme che di uno di matrice centrista, con il notevole livello di frazionamento insito tanto nel centro-sinistra come nel centro-destra. Emergerà, per meglio dire, l’esigenza di differenziazione, all’insegna dell’”homo homini lupus” di hobbesiana memoria.

Se questo è il perno principale intorno al quale ruoterà il “nuovo” sistema proporzionale (in realtà tutt’altro che “puro”, ma anzi decisamente mitigato da una logica maggioritaria in uscita nella forma di un considerevole premio di maggioranza), pure vi è un’ulteriore chiave di lettura generale che renderà interessanti e del tutto nuove queste elezioni.
 
Se infatti le passate competizioni incentivavano le forze in campo ad una corsa verso il centro, alla ricerca del consenso dell’elettore moderato – e magari “strappato” alla coalizione avversa – il dato fin qui caratterizzante il nuovo scenario è una scarsa mobilità dell’elettorato tra i due schieramenti. Parallelamente si delineerà l’esigenza trasversale di mobilitare l’ “area di riferimento” tradizionale (cioè tutti quei potenziali elettori che orbitano attorno ad un partito o ad una lista e hanno bisogno di una decisa motivazione), avendo come comune spettro l’astensionismo “di alienazione” e quello “di opinione”.
Sotto questo aspetto si possono capire le recenti mosse dei vari leader in campo: Forza Italia, in forte crisi di consensi, nella persona di Silvio Berlusconi ha cercato con il caso Unipol e con le urla sguaiate contro tutti di (ri)motivare la propria base di riferimento, più che di scalfire i Ds e il loro elettorato, che invece – com’era prevedibile – si è ricompattato, serrando le fila di fronte agli attacchi del nemico. Lo stesso può dirsi degli usuali, quanto vaghi, assi nelle maniche delle due coalizioni: un volgare anti-comunismo da una parte, e un anti-berlusconismo, sicuramente unificante all’interno delle forze di centro-sinistra, ma dalla futura declinazione politico/programmatica assai vaga.
Terza ed ultima caratteristica fondamentale delle prossime elezioni sarà il ritorno vittorioso della supremazia di tematiche economico-materialistiche (potremmo spingerci a definirle sensiste, “di pancia”, per sottolineare ancora una volta la natura hobbesiana di queste elezioni) nella scala dei problemi del cittadino comune. Tematiche “morali”, culturali, “lotte di civiltà”, piuttosto che scelte di politica estera, certamente importanti, saranno quindi su un piano inferiore rispetto a problemi come la disoccupazione, il costo della vita, la criminalità comune e la qualità dei servizi sociali e sanitari che, un recente sondaggio Eurisko-Repubblica, mette al primo posto tra gli aspetti che la maggioranza degli italiani ritiene prioritari.
Ciò non è un caso, dato che la nostra cosiddetta società post-materialistica, secondo la passata vulgata degli studiosi del settore, ha subito un forte declino e una recessione economica, per la prima volta dopo molti anni.
 
Sul fronte delle intenzioni di voto degli italiani, fatta la premessa che, per dirla con McLuhan, “è statisticamente dimostrato che la statistica non è una scienza esatta”, è tuttavia possibile rilevare delle “tendenze”, attraverso un’analisi comparata dei vari sondaggi (più o meno seri e credibili, a seconda delle fonti).
Sui grandi e medi partiti, prevedibilmente, c’è una concordanza di fondo, mentre le piccole formazioni sono in genere sovra o sotto-stimate.
Così come lievemente “gonfiate” dai sondaggi, viste le passate esperienze, sono anche le formazioni più radicali di sinistra, data la maggior propensione alla dichiarazione di voto da parte degli elettori più radicali, rispetto a quelli moderati, evidentemente più timidi ovvero incerti da questo punto di vista.
Nello schieramento della Casa delle libertà Forza Italia è in leggero aumento, ma sempre partendo dalla drastica perdita di consensi che la fa oscillare attorno al 20%. Per quanto riguarda la Lega Nord, che ha una forbice del 4-5%, questa non sembra essere penalizzata più di quanto si pensasse dall’assenza di Umberto Bossi, unico leader carismatico storicamente riconosciuto da tutta la propria base, anche se le clamorose quote toccate un tempo appaiono ormai lontane. Quanto ad Alleanza Nazionale (11-12%) e Udc (5-6%), entrambi, pur registrando un lieve rafforzamento, mancano in buona parte l’obiettivo di intercettare il deluso elettorato in uscita da Forza Italia, per ora maggiormente tentato dall’astensionismo “di opinione”.
E’ infine importante notare come i piccolissimi consensi accordati a partiti comunque all’interno della coalizione di centro-destra – come la nuova democrazia cristiana, questa volta unita assieme al nuovo partito socialista – piuttosto che alla galassia delle liste nostalgiche, neo e nazi-fasciste, potranno, ad ogni buon conto, essere di vitale importanza nell’assegnazione dei seggi in quota CDL, a causa del proporzionale e dei resti.
Questa volta anche percentuali da prefisso telefonico potranno fare la differenza.
 
Passando al centro-sinistra, la cosa che più balza all’occhio è il sostanziale recupero da parte dei Ds dei propri elettori turbati dal caso Unipol. Dai risultati dei Ds (intorno al 23%) e della Margherita, paradossalmente in difficoltà (“Ispo-Corriere della sera” le assegna un 9,5%) dipenderà il futuro avvento del Partito democratico, formazione moderata e post-identitaria con un nome per altro provvisorio, visto che un omonimo partito è già stato registrato in passato.
Di poco sotto la Margherita è Rifondazione comunista, dato che la maggior parte degli ultimi sondaggi concorda nell’assegnarle una percentuale superiore all’8%. E’ probabile che ciò derivi anche da recenti aperture a candidature esterne al partito e provenienti da esperienze di movimenti; tuttavia, come già detto, il Prc è il classico esempio di una formazione sovra-stimata dai sondaggi e successivamente ridimensionata dall’esito delle urne.
Verdi e Pdci, al contrario, pur registrando piccoli avanzamenti elettorali, hanno il comune problema di superare lo scoglio del 2 e del 3%, rispettivamente alla Camera e al Senato (dove dovrebbero andare uniti in una lista ad hoc).
E proprio attorno a quelle cifre i due partiti stanno oscillando.
La Rosa nel pugno (unione di socialisti e radicali) sta inoltre registrando una progressiva flessione dei propri consensi, dopo il positivo exploit, all’insegna del laicismo e dell’anti-clericalismo. Inoltre si trova penalizzata dalla nuova legge, che li costringe a depositare un elevato numero di firme in poco tempo, mentre l’Udeur di Mastella, parallelamente alla crisi dei consensi, sta incentivando gli attacchi ad una sinistra radicale talvolta “zapateriana”, talvolta “degli Hamas all’italiana”. Mastella è così…
Da segnalare, infine, l’incognita
di una, per ora virtuale, “Lista per Prodi”, attestata intorno al 3%, dal carattere prettamente populista e anti-partitocratico, secondo il binomio “società civile” più leader plebiscitario, su ispirazione di Paolo Flores D’Arcais, dei girotondi e dell’ormai decennale dibattito avviato dal gruppo della rivista MicroMega.
In ogni caso Ds e Margherita, che sarebbero i più penalizzati da un’operazione del genere, sembrano decisi ad apporre il proprio niet, nel caso che questa lista non si lasciasse incorporare da quella più grande di Uniti nell’Ulivo, cosa per altro improbabile.
Sotto il cielo è grande la confusione, così come non è sicuro che “l’Unione” riesca a conservare il vantaggio sin qui acquisito sul “Polo delle libertà”.
Più che gli scongiuri, sarà bene attivare la memoria di un paese vittima dei miracoli mancati e delle boutade quotidiane. Fondamentale sarà quindi concentrarsi sui contenuti più che sui contenitori.

da: www.altrenotizie.org

 

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